Negli ultimi anni in Italia si sta vivendo una vera e propria rivoluzione gastronomica. Se la tradizione italiana rimane intoccabile, sempre più spesso sulle tavole degli italiani compaiono piatti che fino a pochi anni fa sembravano esotici. Dal sushi al poke, dai tacos messicani ai noodles cinesi: l’ethnic food non è più un fenomeno di nicchia, ma un’abitudine consolidata. Secondo i dati Nomisma-Demetra, il settore ha registrato nel 2024 un incremento del +5,1% a valore, mentre a livello globale si prevede una crescita annua del 12% fino al 2027. Numeri che parlano chiaro: l’Italia ha ormai un debole per i sapori dal mondo.
L’Italia scopre nuovi sapori
Il cibo etnico ha conquistato stabilmente la scena italiana. Non si tratta soltanto di un’esperienza occasionale, ma di una componente strutturale delle abitudini alimentari. Sempre più famiglie acquistano prodotti etnici al supermercato per replicare a casa piatti visti nei ristoranti, mentre cresce l’offerta di locali che propongono cucine internazionali. Con oltre 50.000 ristoranti e take-away etnici sparsi sul territorio, il fenomeno è diventato parte integrante del panorama gastronomico.
Le città e le regioni più cosmopolite
La diffusione non è uniforme. Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna guidano la classifica delle regioni più aperte alle cucine del mondo. Milano è l’epicentro di questa rivoluzione: qui si concentra il 36% dei ristoranti cinesi recensiti su TheFork, alimentati da una comunità locale di oltre 33.000 residenti. Roma, da sempre crocevia di culture, propone un ventaglio che spazia dal libanese al peruviano. Bologna, forte della popolazione universitaria, è diventata un laboratorio di fusion e street food internazionale.
I piatti che fanno tendenza
L’esplosione del poke
Il caso più eclatante è il poke, piatto hawaiano che ha conquistato l’Italia con rapidità sorprendente. Tra il 2021 e il 2022 il mercato è cresciuto del 117%, passando da 151 a 328 milioni di euro. Oggi conta oltre 800 locali attivi e punta a sfiorare i 700 milioni entro il 2026. Una crescita che lo ha portato persino a entrare nel paniere Istat.
La cucina orientale al top
Cina, Giappone e India restano i punti di riferimento della cucina etnica. I cibi cinesi hanno registrato un +27,8% a valore, il riso basmati +24%, mentre la categoria “cucina orientale” è cresciuta complessivamente del 32,7%. Nel 2025 i ristoranti marocchini hanno segnato un +58,3% di prenotazioni, seguiti dai cinesi (+31,8%), giapponesi (+20,8%) e indiani (+19,7%).
Il boom messicano
Accanto a questi colossi, sorprende l’ascesa della cucina messicana. Nei supermercati ha superato il +20% di crescita, mentre nei discount ha toccato +31,1%. Chips e tortillas hanno conquistato scaffali e aperitivi degli italiani, con un +23,4% nelle vendite.

Giovani e cibo etnico: una storia d’amore
La Generazione Z è la grande protagonista di questa trasformazione. Il 73% dei giovani under 35 dichiara di amare la cucina etnica, contro il 37% degli over 65 che preferiscono restare fedeli alle abitudini tradizionali. Tra i piatti preferiti spiccano sushi, ramen, tacos e tapas spagnole, mentre la cucina francese resta in fondo alle classifiche. Per i più giovani, il cibo etnico non è una novità, ma parte integrante della quotidianità.

L’impatto del food delivery e dello street food
La pandemia ha accelerato un cambiamento già in corso: il food delivery. Se prima rappresentava appena il 5% del fatturato della ristorazione, nel 2022 è arrivato al 19%. I ravioli cinesi, ad esempio, hanno registrato un +20% di ordini nel 2024, soprattutto in città medio-piccole come Venezia, Cesena o Bolzano. Parallelamente, lo street food etnico conquista sempre più spazio: dalla cucina giapponese di Kokoroya a Torino ai bao cinesi di Xinge Go Go a Firenze, nuove insegne riscrivono la mappa del gusto urbano.
Fusion: il futuro della cucina italiana?
Accanto alla tradizione e all’etnico puro, avanza la frontiera fusion. Le previsioni per il 2026 parlano di una “Big Fusion”: sushi burritos, tacos al tikka masala, guacamole al pistacchio. Piatti che raccontano viaggi e identità mischiando culture diverse, capaci di incuriosire e sorprendere. La sfida sarà mantenere l’autenticità dei sapori senza scadere nell’imitazione superficiale.
Perché l’etnico conquista l’Italia
Secondo Nomisma-Demetra, i driver del successo sono tre. Il primo è la curiosità: l’82% degli italiani ama sperimentare nuovi sapori. Il secondo è economico: spesso un pasto etnico è un’alternativa accessibile rispetto ad altre proposte ristorative. Infine, l’integrazione culturale: le comunità straniere residenti in Italia hanno reso più naturale l’avvicinamento a questi piatti.

Uno sguardo al futuro
Il futuro del cibo etnico in Italia passa da due parole chiave: diversificazione e sostenibilità. Cucine come quella coreana, vietnamita e thailandese stanno guadagnando terreno. Al tempo stesso, cresce l’attenzione dei consumatori – soprattutto della Gen Z – per prodotti sostenibili, origine controllata e benessere animale. Una tendenza che promette di ridisegnare ulteriormente il mercato, portando il cibo etnico a diventare non solo una scelta di gusto, ma anche di valori.













