In viaggio verso la “Santuzza”, ieri sera i palermitani hanno avuto la loro “Acchianata”. Nella notte tra il 3 e il 4 settembre Palermo ha infatti rinnovato uno dei suoi riti più identitari: l’“Acchianata delle Rosalie”, la salita a Monte Pellegrino nella serata che ricorda la morte di Santa Rosalia, avvenuta nel 1170. Un cammino che è insieme atto di fede, festa popolare e occasione di incontro culturale.
Quest’anno, la terza edizione, ha trovato il favore del meteo: un clima fresco, lontano dall’afa del Festino di luglio, ha accompagnato migliaia di devoti lungo la Scala Vecchia, dal Largo Antonio Sellerio fino al santuario che custodisce le reliquie della Patrona. Il via alle ore 20:00. Con la presentazione di Monia Arizzi e Licia Raimondi – direttrice di BE Sicily Mag, il sindaco Roberto Lagalla e il vicesindaco Giampiero Cannella hanno inaugurato la nuova installazione della statua di Santa Rosalia, progettata da Fabrizio Lupo con i ragazzi della casa circondariale Ucciardone.
Alle 20.30 il popolo dell’Acchianata ha iniziato la salita, scandita da quattro stazioni simboliche: Giglio, Ginestre, Rose e Stelle. In ognuna, oltre 150 artisti – tra cantanti, attori, musicisti, fotografi e scultori – hanno offerto performance come preghiere laiche alla Santuzza, intrecciando arte e spiritualità.

La dimensione comunitaria è stata rafforzata anche dalla presenza del Palermo Football Club che hanno consegnato le maglie speciali dedicate all’evento alle due conduttrici. A parlare a nome dei compagni di squadra, Jacopo Segre, centrocampista e vice-capitano del Palermo. “A nome mio, della squadra e della società, siamo felici e orgogliosi di essere qui in questa serata speciale per dare il via all’Acchianata”, ha detto Segre. “Quando sono arrivato il primo anno a Palermo, avevamo una maglia con Santa Rosalia. Ci fu un’occasione in cui a Cagliari la mettemmo e riuscii ad andare anche in gol. Furono delle emozioni bellissime. Sotto il tunnel dello stadio poi è rappresentata proprio la Patrona, che ci accompagna ogni partita e ci dà la giusta carica”.
Per Segre Santa Rosalia “non è solo un simbolo religioso, è una figura che tiene legata una città intera. È motivo di orgoglio e di grande amore. Se posso definirmi devoto? Sì, assolutamente, questo è il mio quarto anno qui quindi tutto questo è nel mio cuore”, ha concluso Segre.
Nell’omelia della messa che ha celebrato ieri mattina a Palermo, l’arcivescovo Corrado Lorefice ha ricordato il “coraggio di Rosalia, di seguire la propria vocazione” e ha citato anche la guerra in corso a Gaza. “La missione di Rosalia a Palermo è aiutarci a custodire il desiderio di Dio perché la nostra vita personale, familiare, civile, ecclesiale, politica sia mossa dall’amore”.
“Senza amore non si riconosce la dignità inviolabile della persona umana – continua l’arcivescovo di Palermo -, e specialmente i piccoli e i fragili sono predati e scartati. Senza amore avanzano egoismo e odio. Regna la perniciosa peste del profitto, che devasta e sfrutta la Terra e le sue risorse, incurante delle future generazioni. La Casa comune, il mondo, si trasforma in campo di battaglia, la guerra l’unica via da percorrere, la pace una chimera per illusi.“





















