Via Maqueda, una delle strade storiche del centro di Palermo, è la protagonista di un articolo del New York Times. Il quotidiano statunitense traccia un’analisi del fenomeno di aumento incontrollato dell’offerta di ristoranti e locali che sta coinvolgendo – oltre il capoluogo siculo – le principali città italiane.
Da arteria stradale a zona turistica più trafficata di Palermo
A metà tra il Teatro Massimo e la Stazione Centrale di Palermo e percorsa giornalmente da centinaia di turisti, pendolari, universitari e residenti, la storica Via Maqueda è stata protagonista della vita della città.
L’articolo pone subito l’accento sulla gran numero di locali e ristoranti – 31 per l’esattezza – che offrono ai turisti molta varietà di scelta: dalle tipiche arancine ai golosi cannoli alla ricotta, per finire agli spritz da sorseggiare comodamente seduti osservando la gente passeggiare.
Foodification e criticità
Tuttavia, pur celebrando questa vivacità culinaria, l’articolo non manca di evidenziare il fenomeno della “foodification”, che ha ridisegnato le vie della città rendendola sempre più appetibile ai turisti, a volte a scapito della quotidianità dei residenti e delle attività commerciali rivolte ad una clientela locale. Oltre Palermo, vengono citate anche Roma, Bologna e Firenze.

“A Palermo, dove il turismo rappresenta quasi il 10 per cento dell’economia, il numero di ristoranti del centro città è raddoppiato negli ultimi 10 anni” scrive il giornale, riportando i dati della FIPE – Federazione Imprese, Ristorazione e Turismo. L’aumento del turismo ha, infatti, trasformato i centri storici delle città italiane rendendoli in alcuni casi più vivaci e multiculturali; in altri casi ha invece dato il via ad un fenomeno di svuotamento interno.
Mentre il turismo e di conseguenza il cibo sono fondamentale per l’identità e l’economia dell’Italia, alcuni funzionari e residenti temono che tutto ciò possa minare l’autenticità stessa del luogo, trasformando parti dell’Italia in una versione caricaturale e anacronistica di se stessa.
La stretta del sindaco Lagalla
Proprio per porre un freno al proliferare di ristoranti e bar “acchiappa turisti”, lo scorso aprile a Palermo la giunta ha approvato una delibera per l’applicazione in via sperimentale per 18 mesi della cosiddetta legge Franceschini, posta a tutela di percorsi e siti di particolare pregio storico e architettonico. I divieti riguardano l’area del centro storico dei quattro mandamenti, a eccezione di via Roma, via Sant’Agostino, via Bandiera e la parte di via Maqueda che va dai Quattro Canti alla stazione centrale.
Turismo indispensabile per la crescita
Nonostante questo vincolo, i funzionari di Palermo sostengono che l’amministrazione locale continuerà, a ogni modo, a promuovere il turismo, cercando anche di attirare conferenze aziendali e fornendo internet ad alta velocità per i nomadi digitali, spostando in tal modo l’attenzione non solo sul cibo, ma anche su innovazione e tecnologia.





















