Caro Etna, quanto ti conosciamo? Grazie al mondo scientifico la comprensione dei vulcani ha fatto col tempo passi da giganti, ma lo sguardo è sempre rivolto al futuro. In prima fila, questa volta, ci sono i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che hanno redatto un nuovo studio che rivela come poter migliorare la previsione delle eruzioni. A pubblicarlo la rivista americana Scienze Advance. Be Sicily Mag ha incontrato il primo autore della ricerca, Marco Firetto Carlino, direttamente nella sede dell’INGV di Catania, per saperne di più.
Il nuovo studio sulla previsione delle eruzioni dei vulcani
“La ricerca dal titolo Earthquake frequency – magnitude distribution at Mount Etna sheds light on magma ascent in the volcano’s plumbing system è stata pubblicata su una prestigiosa rivista americana, Scienze Advance, e mette in risalto come le previsioni delle eruzioni vulcaniche potrebbero essere migliorate grazie all’analisi della relazione tra la quantità di terremoti di bassa e di alta magnitudo”, ha spiegato Marco Firetto Carlino, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dal 2019.
Si è ancora a una fase di partenza, ma le basi sono ottimistiche. “Questa relazione – ha specificato l’esperto – viene studiata attraverso un parametro sismologico, il cosiddetto b-value. Poichè il b-value dipende dalle condizioni di stress della crosta terrestre, che a loro volta sono influenzate dalla risalita dei magmi, studiare le variazioni di questo parametro, può consentire di investigare i movimenti del magma dalla crosta profonda fino alla superficie”.

I prossimi sviluppi con l’IA
“La ricerca al momento – continua il ricercatore catanese – si basa sul catalogo sismico che produciamo noi ricercatori e dove vengono localizzati giornalmente i terremoti che avvengono sul vulcano. Attualmente la localizzazione dei terremoti viene fatta manualmente ogni giorno, ma in futuro ci potrebbe venire in aiuto l’intelligenza artificiale, attraverso la quale si potrebbero localizzare in automatico anche i terremoti più piccoli, rendendo la stima del b-value più accurata e quasi in tempo reale”.
Il lavoro dell’INGV
Dalla sala operativa dell’INGV Marco Firetto Carlino spiega inoltre come i vulcani attivi siciliani in aree densamente popolate vengano monitorati attraverso osservazioni geologiche e dati geofisici e geochimici che forniscono informazioni sui movimenti del magma nella parte intermedia e superficiale della crosta terrestre.
“All’interno della sala operativa avviene la sorveglianza h24 non solo dell’Etna ma anche di Vulcano e Stromboli. In particolar modo, l’Etna è un vulcano basaltico, caratterizzato dall’alternanza di eruzione esplosive ed effusive (colate laviche) che possono dare problemi agli abitanti”, ha raccontato.

“Vivere su un vulcano – ha concluso – di certo comporta dei rischi e riconoscere segnali precursori di eruzioni imminenti è di fondamentale importanza. Con questa ultima ricerca, potrebbe in futuro essere possibile integrare l’analisi del b-value con gli altri dati di monitoraggio per comprendere più a fondo lo stato del vulcano”.




















