Scrittore, giornalista, saggista, drammaturgo, poeta e anche politico: Leonardo Sciascia è stato uno degli intellettuali più eclettici della storia italiana e siciliana. Moriva il 20 novembre del 1989, lasciando un enorme vuoto nel mondo della scrittura e del pensiero dell’Isola. Tra poesie, saggi, racconti e romanzi, l’intellettuale siciliano ha donato una serie di opere e di riflessioni che sembrano tutt’ora attuali nonostante i tanti anni passati dalla sua scomparsa.
Leonardo Sciascia: le opere e la vita
Nato nel 1921 a Racalmuto, in provincia di Agrigento, ha dedicato gran parte della sua vita a esplorare temi come giustizia, potere e corruzione, spesso ambientando le sue opere in Sicilia. La sua carriera è iniziata con la pubblicazione della raccolta di favole satiriche contro i totalitarismi Favole della dittatura nel 1950. Tra le sue opere più celebri si trovano il romanzo Il giorno della civetta del 1961, un romando di denuncia il fenomeno mafioso, e altri come A ciascuno il suo e Todo modo, che analizzano i dilemmi morali e sociali italiani. Sciascia ha anche scritto saggi e opere teatrali che evidenziano le ingiustizie e le contraddizioni della società.
Nel corso degli anni ha vissuto a Palermo e Caltanissetta, diventando figura di rilievo nel dibattito pubblico e politico: è infatti stato consigliere comunale a Palermo dal 1975 al 1977 e deputato nazionale dal 1979 al 1983 con il Partito Radicale.
Il legame con Racalmuto
Sciascia è nato e cresciuto a Racalmuto, piccola cittadina in provincia di Agrigento. Proprio lì è presente la Fondazione Sciascia, nata pochi anni dopo la sua morte, che si occupa di divulgare le opere e i pensieri dell’intellettuale. Lo scrittore ha sempre avuto un legame profondo con la sua terra, non abbandonandola e anzi, riflettendo sempre di più sul suo futuro e in generale sul futuro dell’Isola.

“Il più grande peccato della Sicilia è quello di non credere nelle idee: qui, che le idee muovono il mondo, non si è mai creduto” disse Sciascia in un’intervista rilasciata per la televisione, facendo notare uno dei suoi tratti del pensiero: l’analisi basata sul pessimismo e le contraddizioni dell’essere umano. Un concetto fondamentale del suo pensiero è quello della “sicilitudine,” termine da lui coniato, che esprime la mentalità e la condizione esistenziale peculiare dei siciliani, fatta di solitudine e contraddizioni profonde. Per lui la Sicilia andava vista come una metafora dei problemi atavici non solo dell’isola stessa ma dell’intera Italia.


















