Zaira Conigliaro
Zaira Conigliaro
Studia Scienze della comunicazione all'indirizzo Cultura Visuale, ha un debole per l’arte, la moda e il cinema. Da marzo 2024 scrive con passione per Be Sicily Mag, sognando una carriera nel giornalismo. Determinata e creativa, cerca costantemente di migliorare le sue abilità, trasmettendo emozioni attraverso le sue parole.

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Renato D’Amico si racconta dopo Sanremo Giovani 2025: “La Sicilia è il suono che porto dentro”

La storia di Renato D’Amico: dalle prime canzoni in Sicilia a Sanremo Giovani, tra ispirazioni, identità e nuovi progetti musicali

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La musica italiana continua a trovare nuove strade attraverso le voci che nascono al Sud e portano con sé una storia fatta di radici, partenze e ritorni. Tra queste c’è quella di Renato D’Amico, che con la sua – seppur breve – partecipazione a Sanremo Giovani 2024 ha conquistato l’attenzione del grande pubblico. A ventisette anni, è l’esempio di un artista che non ha paura di mettersi in gioco, di cambiare prospettiva, di trasformare l’inquietudine in musica. Il suo percorso è ancora all’inizio, ma rivela già la maturità di chi conosce il peso delle radici e la leggerezza del viaggio. Le sue note sono un ponte tra la Sicilia che lo ha cresciuto e il mondo che lo ha accolto, con lo sguardo rivolto sempre a nuove ambizioni.

Gli inizi di Renato D’Amico

Renato D'Amico

Renato D’Amico inizia a scrivere giovanissimo. A quattordici anni le prime canzoni nascono nella quiete della cameretta. È lì che intuisce che la musica non è soltanto ispirazione, ma anche artigianato. Cresce così il bisogno di capire cosa c’è dietro a un brano, come si costruisce un suono, come si dà forma a un’emozione.

Per anni lavora in studio come autore e produttore per altri, imparando a gestire ogni fase della creazione musicale. Poi arriva un punto di svolta: “Ho sentito che dovevo metterci la faccia. Avevo più di cento canzoni da parte. Era il momento di farle ascoltare”, racconta a BE Sicily Mag. Quella decisione segna l’inizio di un percorso solista più consapevole.

Le influenze: tra Battisti, Battiato e una curiosità senza confini

La musica di Renato D’Amico non nasce per raccontare storie lineari. È un flusso di sensazioni che si trasforma in parole e melodie. L’amore, le scoperte, i cambiamenti, gli incontri: tutto è materia viva. Ma soprattutto, c’è un esercizio continuo dello sguardo. Sta imparando, dice, “a guardare il mondo da un’altra prospettiva, perché cambiare angolazione permette di vivere e scrivere in modo diverso”. È una dichiarazione di poetica semplice e potente, che riflette la sua voglia di innovare e allo stesso tempo di restare autentico.

Parlare delle influenze di Renato D’Amico significa attraversare mondi diversi. Ama la grande tradizione italiana, da Lucio Battisti a Franco Battiato, ma non rinuncia alle sonorità internazionali, come quelle raffinate di Ginger Root o il rock degli Strokes. Questi ultimi “c’entrano poco” con ciò che fa, ma il punto non è la somiglianza: è la libertà di ascoltare e assorbire. Gli anni trascorsi in studio lo hanno portato a sperimentare generi distanti, a giocare con i suoni, a conoscere la musica da ogni lato possibile.

Renato D'Amico
Foto dal profilo Instagram di Renato D’Amico

Sanremo Giovani: un’occasione inattesa

L’avventura a Sanremo Giovani 2025 per Renato D’Amico arriva come un fulmine inaspettato. Il brano scelto per il concorso, Bacio Piccolino, era stato scritto e registrato due anni prima. Non era stato concepito per un talent, e forse proprio per questo ha colpito nel segno. “Non me l’aspettavo, davvero. Quando l’etichetta ha scelto quel brano, ho capito che dovevo solo godermi l’esperienza”.

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“La televisione”, racconta, “è un mondo completamente diverso da quello dei concerti: tempi rigidi, solitudine sul palco, standard da rispettare”. Eppure, per lui Sanremo non è solo un talent. È un luogo simbolico della musica italiana, l’unico spazio televisivo in cui si è sentito davvero a casa. Il cantautore non è riuscito ad andare oltre le fasi iniziali, ma è comunque soddisfatto dell’esperienza.

Il legame con la Sicilia: “Il suono del mare siciliano ti cambia la vita”

Oggi Renato D’Amico sogna un percorso costruito con cura e costanza, fatto di nuove uscite discografiche e giri per il mondo. Uno dei sogni più grandi lo ha già realizzato: ha aperto un grande studio di registrazione, un luogo che è insieme casa creativa e punto di incontro per altri artisti. Nel suo immaginario ci sono collaborazioni che considera speciali, come quella con Dimartino, artista che rappresenta al meglio la nuova musica siciliana, o con Sabrina Mortone, voce intensa che lo ha colpito profondamente.

Renato D’Amico parla della Sicilia con un affetto che vibra e una sincerità che punge. È la sua terra, la sua matrice, ma anche un luogo che gli ha imposto scelte e distanze. “È un rapporto di amore e odio. Per fare il mio mestiere sono dovuto andare via, ma è giù che ritrovo la mia voce”. Tra le immagini che porta dentro ce n’è una che torna sempre: il mare.

Il suono del mare siciliano, dice, non è come gli altri. “Anche se vivi in una città di mare, non è la stessa cosa. Quel suono ti cambia la percezione della vita”. In lui vive forte anche la tradizione musicale popolare, dalle prime esperienze suonando in piccoli gruppi fino all’influenza immortale di Rosa Balistreri, che considera la vera “regina della musica siciliana”.

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