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martedì | 17 Febbraio | 2026

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Paolo Licata da Palermo a Venezia: “Nei miei film intrattenimento e valori, il prossimo sarà un thriller psicologico”

Paolo Licata, dopo il successo di “L'amore che ho” in cui racconta la storia di Rosa Balistreri, svela i suoi nuovi progetti dal Red Carpet

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Il regista e sceneggiatore palermitano Paolo Licata appena rientrato dalla Mostra del Cinema di Venezia, in cui è stato fotografato sul Red Carpet più famoso d’Italia insieme a Donatella Finocchiaro. I due hanno lavorato insieme al film “L’amore che ho” su Rosa Balistreri e all’attrice catanese è stato assegnato il premio “Filming Italy Venice Award” per la sua interpretazione. Un riconoscimento importante, che si aggiunge agli altri premi già ricevuti in Italia e all’estero. Il film, infatti, sta facendo parlare di sé anche a livello internazionale. In cantiere, inoltre, l’artista ha tanti nuovi progetti.

Paolo Licata racconta “L’amore che ho”

A BE Sicily Mag il promettente regista ha parlato di diritti e molto altro, prendendo spunto dalle storie che lui stesso racconta. Il premiato film su Rosa Balistreri fa riflettere infatti su alcune tematiche che ancora oggi scottano. “Stiamo parlando della storia di una cantante vissuta in un periodo storico particolare, agli inizi degli anni Quaranta. In quel contesto il patriarcato non era un’eccezione, ma la norma. Oggi abbiamo fatto passi da gigante. Parole come maschilismo e patriarcato vengono continuamente condannate, anche se sappiamo che c’è ancora strada da fare. Soprattutto nel mondo del lavoro ci sono ancora dei dislivelli. Mi sento di dire che fortunatamente siamo usciti da quell’epoca lì, lei è stata sicuramente un precursore dei tempi”.

Rosa Balistreri si ribellava d’altronde contro ogni forma di sopruso da parte dei più forti ai più deboli. “Adesso viviamo quasi in un paradiso rispetto a quei tempi lì. Le libertà di stampa, di pensiero, di parola per noi sono concetti quasi scontati, mentre a quell’epoca non lo erano. Rosa ha fatto politica con la chitarra ed io penso che tutto ciò che lei ha rappresentato con il suo canto e la sua poetica, oggi assuma un grande significato, perché diventa il simbolo di una lotta contro la sopraffazione e la prepotenza”.

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Il messaggio dietro al film

Paolo Licata ha tratto dalla vita di questa donna un insegnamento per la propria: “Mi piace sempre guardare ad un messaggio più ampio che viene da Rosa. Lei ha avuto una vita eccezionalmente tormentata, ha avuto una serie di sventure concentrate in una vita tutto sommato breve, essendo morta a 63 anni. Non si è però mai considerata una vittima, ha sempre reagito. Questo per me è l’insegnamento più grande, che mi piace portarmi dietro da tre anni a questa parte, da quando ho iniziato a lavorare su questo progetto”. Poi, aggiunge: “Rosa è attualissima, è una femminista ante litteram, una paladina delle donne, dei più deboli. È stata un simbolo di tutte le battaglie. Lei ha contribuito a migliorare la sensibilità della nostra società”.

Nei suoi film d’altronde c’è sempre un messaggio sociale che emerge prepotentemente. “Quello a cui ambisco è trovare un giusto equilibrio tra un certo tipo di intrattenimento che possa essere fruibile dalla maggior parte degli spettatori a valori importanti. Non mi piace quel cinema d’autore destinato a nicchie ristrette. Quello che mi piacerebbe raggiungere, qualora non ci fossi ancora riuscito, è la creazione di prodotti che affrontino delle tematiche importanti, ma che siano anche appassionanti ed entusiasmanti per lo spettatore”.

Il rapporto tra Paolo Licata e la Sicilia

La sicilianità di Paolo Licata si esprime pienamente nel suo lavoro. Da fiero palermitano qual è, dichiara: “Fare cinema in Sicilia è molto meglio che a Roma o a Milano. Ho vissuto a Roma per cinque anni, ma sinceramente questo mio vivere lì non mi ha portato nulla di significativo. Adesso il cinema si può fare bene ovunque. Prima c’era solo Cinecittà a Roma, ora invece ci sono delle belle produzioni anche in Sicilia, ci sono delle strutture di post-produzione che si vanno sviluppando sempre di più”.

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Negli ultimi 10-15 anni l’Isola è diventata il set più ambito dalle produzioni italiane e non solo, anche da quelle estere. “Perché in Sicilia abbiamo tutti i tipi di location possibili: abbiamo il mare, la collina, la montagna, la campagna, abbiamo la storia, i monumenti. Quindi molte produzioni vengono a girare in Sicilia perché non c’è bisogno di spostarsi per chilometri”.

“Ovviamente – precisa – c’è una componente campanilistica, perché io tifo per la mia terra e poi noi siamo bravi. Gli artisti siciliani sono estrosi, fantasiosi, anche le maestranze, i tecnici del cinema. Ho sempre lavorato con persone davvero capaci. Nel mio lavoro non posso fare a meno della mia sicilianità. Un regista deve parlare delle cose che conosce bene, deve avere una storia che si possa ambientare in poche location e con pochi attori. La mia sicilianità si deve esprimere necessariamente, soprattutto quando parlo di storie siciliane”.

I prossimi impegni

Tra i numerosi riconoscimenti a Paolo Licata, l’ennesimo arriverà il 6 settembre al Marzamemi Cinefest. Il regista ha però tanto in mente per quanto riguarda i progetti futuri. “Entro fine settembre dovremmo essere di nuovo sul set. Parlo al condizionale perché nel cinema può succedere veramente di tutto che stravolge i piani, però prevediamo di essere di nuovo sul set per un progetto con un caso che mi fa voltare completamente pagina rispetto ai generi trattati fino adesso, perché è una storia cupa, una sorta di thriller psicologico. C’è sempre il solito messaggio sociale, impegnativo, ma è un film che vira più sull’intrattenimento che sull’insegnamento cinematografico”.

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