Se da un lato i dati relativi alla violenza sulle donne sembrano aumentare di giorno in giorno, dall’altro c’è chi prova a reagire per fermare quest’onda inarrestabile, guardando anche il fenomeno dalla prospettiva del carnefice. A Catania e Siracusa, il Centro per Uomini Autori di Violenza lavora per combattere il male alla radice. L’obiettivo è agire sui principali attori di questa strage senza fine per trasformare i loro impulsi e per aiutarli a vivere serenamente il rapporto con l’altro sesso.
Le iniziative del Centro per Uomini Autori di Violenza
Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Centro per Uomini Autori di Violenza lancia messaggi di speranza. A Catania sono in aumento gli uomini che frequentano il centro “Il Primo Passo“. Sono sempre di più coloro che decidono di intraprendere un percorso psicoeducativo, grazie al lavoro di un’èquipe multidisciplinare che porta avanti, da circa otto anni, una nuova prospettiva d’intervento finalizzata ad accogliere, sostenere e prendere in carico i soggetti che agiscono comportamenti maltrattanti.
“Il primo passo” è nato come progetto sperimentale attivato dall’associazione Centro famigliE, operante nei territori di Catania e Siracusa, in collaborazione con la Coop Metaeuropa, che opera anche nel territorio di Vittoria. Il centro si propone come luogo per chi agisce violenza fisica, psicologica, economica o sessuale con le proprie mogli, compagne, partner o ex. L’impegno nei territori è soprattutto di natura culturale, per questo agisce con attività nelle scuole e in altri contesti, promuovendo gruppi di confronto tra uomini. Tutti gli operatori sono soci dell’associazione Maschile plurale con cui collaborano.
L’accesso a “Il Primo Passo”
Antonello Arculeo, psicologo e psicoterapeuta de “Il Primo Passo“, traccia un report sull’attività del centro: “Responsabilità e consapevolezza: ecco la nostra mission nella lotta al femminicidio. Il CUAV, presente dal 2018 a Catania e dal 2023 a Siracusa, negli ultimi anni ha triplicato il numero degli utenti che chiedono di seguire percorsi psicoeducativi. Dalle 29 richieste del 2023, alle 76 del 2024, fino alle 106 del 2025. A questi vanno anche aggiunti tutti gli ammoniti che contattiamo su mandato delle Questure di Catania e di Siracusa (per il 2025 sono circa 400 su Catania e un centinaio su Siracusa)”.
“Al servizio – spiega – accedono sia coloro che hanno un’indicazione da parte del Tribunale, per cui l’imputato avrà una sospensione della pena se avvia e conclude positivamente il percorso, sia chi chiama autonomamente e volontariamente senza prescrizione da parte del giudice. Il 90% degli utenti del servizio nella nostra esperienza è legata ad autori di reato condannati all’interno dell’applicazione della legge Codice Rosso, che introduce misure urgenti a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”.
Gli interventi rivolti agli uomini si basano su alcuni principi guida, in particolare sulla sicurezza delle vittime e sull’attribuzione della responsabilità del comportamento violento all’autore. Il principale obiettivo del servizio sta nel fermare i comportamenti violenti e maltrattanti. “Cerchiamo di lavorare in sinergia con i centri antiviolenza del territorio, servizi sociali, tribunali e forze dell’ordine, per contrastare questo fenomeno emergenziale. Il contatto telefonico 389 4906 007 è a disposizione di chiunque voglia informazioni o supporto”.
Le fasi del processo psicoeducativo
Dopo la fase di valutazione, che prevede quattro incontri conoscitivi, il contatto della partner, le informazioni su come funziona il centro e la firma sull’impegno del percorso, segue l’effettiva presa in carico. Percorsi individuali e incontri di gruppo si alternano per condividere informazioni, confrontarsi sulle esperienze e sostenersi a vicenda per diventare uomini migliori. “Riteniamo essenziale mettere in campo interventi efficaci volti ad aiutare gli uomini a riconoscere e modificare i propri comportamenti disfunzionali e porre così fine alla violenza familiare”. Il percorso prevede una durata annuale, che può essere interrotto per assenze o per comportamenti non aderenti alle premesse. Alla fine del percorso viene restituita all’autorità giudiziaria una relazione sull’iter effettuato.
I CUAV lavorano non solo sull’emergenza, ma per un vero e proprio cambiamento sociale. Non sempre però è semplice. “Purtroppo le risorse economiche per questo servizio di estrema importanza sono limitate e irregolari, al di là di una quota di partecipazione prevista dalla legge per chi frequenta il centro. Le somme non sono sufficienti per fronteggiare il crescente numero di richieste di intervento che riceviamo”.
Il parere della psicoterapeuta
Nella sede del CUAV di Catania, in prima linea c’è la psicoterapeuta Valeria Squatrito, che lavora quotidianamente con gli uomini. “Incontriamo spesso persone che portano con sé credenze profondamente radicate, che attribuiscono ai generi ruoli rigidi e credono a modi giusti di vivere le relazioni. Sono visioni che rendono complesso il cambiamento perché difficilmente vengono messe in discussione. Eppure questo lavoro mostra ogni giorno quanto la trasformazione sia possibile”.
I risultati sono notevoli. “È profondamente arricchente assistere a cambiamenti reali: come quando un uomo, che in passato aveva agito violenza, sceglie spontaneamente di intervenire in difesa di una donna sconosciuta vittima di aggressione verbale. Sono gesti che testimoniano come il percorso di responsabilizzazione possa diventare un’occasione concreta di consapevolezza, rispetto e cura verso l’altro”.
Le testimonianze
È interessante sentire anche la voce di chi ha seguito questo percorso, per capire quanto sia realmente. Turi, per esempio, ammette: “Mi capita ancora di arrabbiarmi, come capita a tutti, ma non me la prendo più con mia moglie o mia madre”. “Pensavo che uno dei miei problemi fosse la perdita del controllo. Ora mi rendo conto che le mie reazioni sono mie scelte” dice invece Sergio.
Luigi invece commenta l’esperienza del lavoro di gruppo: “Non mi piaceva l’idea di dover parlare di cose mie in presenza di sconosciuti, ma incontrare altri uomini nella mia stessa situazione, mi ha fatto capire che non ero solo io ad affrontare questi problemi”. “Non sto più con la mia compagna – dice Sebastiano – ma adesso i miei figli non hanno più paura di me e mia moglie si fida a lasciarmeli”.
Sono solo alcune delle testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle questo percorso di recupero. Poi c’è anche il punto di vista delle donne vittime di violenza, come Loredana: “Ho finalmente visto i miei figli abbozzare un sorriso”. “Ho smesso di essere terrorizzata quando so che sta tornando a casa”, dice Carmela.
Infine, il punto di vista dei figli di quegli uomini che hanno seguito un percorso di recupero per diventare degli uomini migliori. “Prima papà urlava sempre contro la mamma”, dice Federico di 9 anni. Poi c’è Simona, 13 anni, che spiega: “Ora penso di potermi permettere di invitare degli amici a casa come fanno tutti gli altri ragazzi”.
Il Centro FamigliE è impegnato anche nel progetto nazionale Re.S.P.I.R.O. (acronimo di Rete di Sostegno per percorsi di Inclusione con gli Orfani speciali), attivo da quattro anni, che si occupa di seguire gli orfani e i nuclei vittime di femminicidio di tutta la Sicilia. Visti i risultati importanti, il progetto è stato rifinanziato fino al 2029.

















