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martedì|19 Maggio|2026
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Davide La Cara
Davide La Cara
Giornalista formatosi tra Palermo, Roma e Milano, ha collaborato con diverse testate nazionali e siciliane, trattando temi che spaziano dalla politica al cinema, dall'attualità alla musica. Autore e conduttore radiofonico, ha sviluppato progetti editoriali e radiofonici, raccontando il mondo con uno sguardo critico e innovativo.

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“Com’eri vestita?”: la mostra che smonta i pregiudizi sulla violenza di genere

Un percorso tra abiti, testimonianze e riflessioni per smontare stereotipi e colpevolizzazione delle vittime di violenza sessuale, riportando l’attenzione sulle responsabilità di chi la commette.

Davide La Cara
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Giornalista formatosi tra Palermo, Roma e Milano, ha collaborato con diverse testate nazionali e siciliane, trattando temi che spaziano dalla politica al cinema, dall'attualità alla musica. Autore e conduttore radiofonico, ha sviluppato progetti editoriali e radiofonici, raccontando il mondo con uno sguardo critico e innovativo.
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Un’installazione potente, fatta di abiti quotidiani, sedie trasparenti e macchie rosso sangue per ribaltare una delle domande più crudeli rivolte alle vittime di violenza sessuale: “Com’eri vestita?”. È questo il cuore della mostra allestita al Dipartimento di Giurisprudenza di Catania, un percorso espositivo nato per contrastare stereotipi e pregiudizi ancora profondamente radicati nella società e per riportare l’attenzione sulle responsabilità di chi commette la violenza, non di chi la subisce.

L’esposizione, realizzata dal centro antiviolenza milanese Cerchi d’Acqua, affronta il tema della violenza sessuale attraverso 17 capi di abbigliamento – quattro dei quali appartenenti simbolicamente a bambine – accompagnati da brevi testimonianze e riflessioni condivise dalle vittime. Jeans, felpe, maglioni, tute, camicie e persino pigiami: indumenti comuni, lontani da qualsiasi stereotipo provocatorio, che raccontano come la violenza possa consumarsi ovunque, anche e soprattutto tra le mura domestiche.

La domanda che colpevolizza le vittime

“Com’eri vestita?” è una frase che continua a emergere nei processi per stupro e nel dibattito pubblico, insinuando il sospetto che la vittima possa avere avuto una responsabilità nell’accaduto. Una logica accusatoria che la mostra prova a demolire attraverso immagini e testimonianze capaci di colpire emotivamente il visitatore.

Su sedie trasparenti adagiate su macchie rosse che evocano il sangue, gli abiti sembrano raccontare silenziosamente le storie di chi è sopravvissuto alla violenza. Un allestimento essenziale ma diretto, che mette in evidenza quanto il linguaggio possa trasformarsi in una forma di vittimizzazione secondaria.

Il convegno al Dipartimento di Giurisprudenza

In occasione della mostra, lunedì 18 maggio alle 11, nell’aula magna del Dipartimento di Giurisprudenza, si è tenuto un convegno di presentazione aperto dai saluti istituzionali del rettore Enrico Foti, della delegata ai Processi sociologici del territorio e alle Pari opportunità Liana Daher, della delegata all’accreditamento dei musei del SiMuA al Sistema Museale Nazionale Germana Barone, del direttore del Dipartimento Salvatore Zappalà e del delegato alla Terza Missione Giancarlo Ricci.

L’incontro, introdotto dalla professoressa Mariagrazia Militello, docente di Diritto antidiscriminatorio e Focal point pari opportunità del dipartimento, ha visto gli interventi della senatrice Susanna Camusso, della presidente della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Catania Enza De Pasquale, della presidente di Thamaia – Centro Antiviolenza di Catania Anna Agosta ed Elena Paba, ideatrice e coordinatrice della campagna nazionale itinerante “Come un’onda contro la violenza sulle donne” di Giornale Radio Rai – Radio1 e Gr Parlamento.

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