A venticinque anni dalla firma della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, adottata a Palermo nel dicembre del 2000, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato a Vienna per partecipare alla cerimonia commemorativa.
La nascita della Convenzione contro la criminalità organizzata
Frutto di un lungo negoziato multilaterale, la Convenzione fu adottata nel dicembre 2000 e firmata da 120 Stati membri insieme a tre protocolli aggiuntivi, contro la tratta di persone, il traffico di migranti e il commercio illecito di armi. Palermo divenne così il luogo simbolo in cui il contrasto alle mafie si trasformò in una coscienza globale, segnando un punto di svolta nella cooperazione internazionale contro il crimine organizzato.
Il lascito di Giovanni Falcone
Alla base della Convenzione c’è la visione di Giovanni Falcone, che nel suo mandato aveva evidenziato come solo una cooperazione internazionale ampia e strutturata potesse infliggere colpi decisivi alle organizzazioni criminali. Poche settimane prima di essere assassinato, il giudice partecipò a Vienna alla prima sessione delle Nazioni Unite sulla prevenzione del crimine e sulla giustizia penale. In quell’occasione lanciò un appello destinato a diventare storico: la lotta alla mafia deve essere un impegno globale.
La sua intuizione trovò compimento proprio nella Convenzione di Palermo, che oggi rappresenta la più estesa e attuale cornice giuridica internazionale per la cooperazione contro il crimine organizzato.
Un modello di cooperazione globale
Entrata in vigore nel settembre 2003, la Convenzione è oggi ratificata da 190 Paesi. È considerata uno dei pilastri giuridici delle Nazioni Unite, perché ha trasformato un principio politico in norma: la lotta al crimine organizzato è una responsabilità globale.
Grazie al suo impianto normativo, gli Stati hanno potuto armonizzare le proprie legislazioni, sviluppare reti investigative e giudiziarie transnazionali e costruire un linguaggio comune della cooperazione penale.
Le tecniche investigative speciali – come le operazioni sotto copertura, la protezione dei testimoni o la sorveglianza elettronica – sono diventate strumenti condivisi, che hanno reso possibile uno scambio di informazioni e di fiducia prima impensabile.
L’intervento del Presidente della Repubblica
Nel suo intervento a Vienna, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato l’importanza di mantenere saldo il multilateralismo e di rafforzare gli strumenti internazionali di cooperazione.
“C’è l’esigenza di rafforzare – e non demolire – l’architettura relativa al disarmo e alla non proliferazione,” ha dichiarato, “in una fase storica in cui, invece, assistiamo a inaccettabili allusioni all’impiego di armi di distruzione di massa”. Il Capo dello Stato ha poi ricordato il ruolo fondamentale delle Nazioni Unite, protagoniste “di progressi decisivi, dalla decolonizzazione al sostegno allo sviluppo sociale ed economico di miliardi di persone, dagli interventi per il mantenimento della pace alla difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.






















