Ha fatto sognare il pubblico con Nuovo Cinema Paradiso e ha raccontato una Sicilia sensuale e nostalgica con Malena. Adesso Giuseppe Tornatore, regista siciliano e premio Oscar, torna al cinema con un docufilm dal titolo Brunello, il visionario garbato, che racconta la storia dello stilista italiano Brunello Cucinelli.
Scandito in tre tempi, il documentario ripercorre tre fasi determinanti della vita dello stilista, che ha scelto di “farsi raccontare da vivo, con sincerità” come ha raccontato ad Artribune. D’altronde, il legame tra Tornatore e Cucinelli nasce da una visione comune: guardare all’Italia come una dimensione da proteggere e da raccontare.
La trama del docufilm su Brunello Cucinelli
Il racconto parte dalla forza creativa di Cucinelli che, fin dall’infanzia contadina immersa nella natura e nei campi perfettamente arati, lo contraddistingue. Segue la fase in cui la sua anima, nutrita di filosofia e poesia, si esprime con astuzia tra le carte dei tavoli da gioco, fino alla sorprendente intuizione del primo pullover colorato in cashmere. Si arriva così all’incontro tra Brunello e Solomeo, il borgo umbro incantato dove sposa il suo grande amore, Federica Benda. A interpretare Cucinelli nei tre periodi della sua vita sono Francesco Cannevale, Francesco Ferroni e Saul Nanni, capaci di portare sullo schermo l’anima dello stilista italiano.
Il regista e la sua musa
Un legame sincero, quello tra regista e stilista, emerge anche dalla locandina del film, in cui Brunello è ritratto circondato da migliaia di libri: sono i volumi della biblioteca personale di Tornatore, utilizzati per costruire un set. Da qui nasce un senso di autocelebrazione e, insieme, di fascinazione del regista verso il soggetto che racconta, custodito nel documentario. Si ripete così lo schema visionario già utilizzato da Tornatore: Ennio Morricone immerso tra i suoi spartiti, Virgil Oldman nella collezione di ritratti femminili, Novecento nella grande nave con il suo pianoforte.
Una visione condivisa
In 120 minuti di racconto affiora la missione che i due uomini condividono: la narrazione della dignità del lavoro, dei luoghi simbolici, del valore umano. Un incontro segnato dal progetto di Cucinelli di restaurare il borgo umbro, considerato un modello di “capitalismo umanistico”, in cui Tornatore ha riconosciuto un mondo di luce, tempo sospeso e gesti.
Il regista perfetto, dunque, per tradurre in cinema il pensiero di Brunello. La loro diventa anche una condivisione di valori e di un’idea d’Italia che unisce tradizione e modernità, suggellata da un dialogo tra impresa e cinema d’autore, in una narrazione contemplativa costruita sull’intreccio di una stima reciproca.



















