C’era una volta.. Grande Migliore. Ormai chiuso e abbandonato dal 2012, Grande Migliore, l’ex gioiello dell’elettronica e dei regali a Palermo, frutto della visione poi naufragata della famiglia imprenditoriale palermitana Migliore, è ancora oggi un mito indiscusso nel suo settore. Era uno dei marchi storici palermitani che imperava in città negli anni ’90, insieme al brand di calzature Spatafora e alla catena di abbigliamento e maglieria Miraglia.
In quell’epoca, ancora ben lontana dall’avvento delle grandi multinazionali e delle piattaforme di commercio online, Grande Migliore era il marchio leader di elettronica, elettrodomestici e casalinghi. A fondarlo la famiglia Migliore, che sin dagli anni ’40 si era specializzata nel commercio di materiale elettrico, all’inizio con un negozietto in via Dante, poi con un punto vendita nei pressi della Clinica Orestano. Il polo commerciale nella sede principale, in viale Regione Siciliana, attraversato da grandi scale mobili, era tutto un susseguirsi di reparti di ogni genere. Ognuno con mille idee, sempre nuove, sempre italiane, sempre palermitane. C’era anche Arredo &Verde, uno spazio interamente dedicato ai mobili da giardino e piante.
L’azienda a conduzione familiare, che in quegli anni si è trasformata in società per azioni, era alla guida di un florido impero, che col passare del tempo diede vita anche ad altre sedi, tra cui il polo Notarbartolo in via Generale di Maria con il market, arredo cucina, arredo bagno, giocattolo e Bianco&Bruno, quella in via D’Asaro, quella in via Terrasanta (The Best) e ancora i punti vendita di Trapani, Caltanissetta e Partinico.
Il periodo di massimo sviluppo di Grande Migliore coincide con il trionfo di altri marchi tutti locali come Hugony, Patania, Bla Bla, Miraglia, Mr Fantasy, Ellepi, Diskery, Sigros e Città Mercato. Allora il fatturato si aggirava intorno ai 120 milioni di euro. Un benessere economico che durò poco, perché a partire dal 2000 cominciò un lento declino, poi accentuato dalla crisi mondiale dopo il crack di Lehman Brothers.

Eppure, si tratta di un passato che non può essere cancellato. Nei locali di viale Regione Siciliana infatti c’erano l’orgoglio e la passione di coloro che indossavano una divisa bianco o bianco e rosso e la targhetta “Grande Migliore” con la propria foto, accogliendo i tanti acquirenti col sorriso. Personale specializzato che spiegava il funzionamento dei nuovi stereo, televisori, lettori CD, videoregistratori e tutte le tecnologie all’avanguardia, che per tanti allora erano una vera e propria scoperta. È così che soprattutto nel pomeriggio, intorno alle 18, c’era una tale ressa che si chiudevano le porte.

La crisi di Grande Migliore inizia nel 2012, con la sfavorevole congiuntura economica e la crisi mondiale. A maggio dello stesso anno la chiusura del negozio. Il fallimento fu poi dichiarato ufficialmente nel 2014. Furono circa 320 i lavoratori a rimanere senza un’occupazione che potesse garantirgli una stabilità economica. Fu la fine di un sogno, la fine di un’epoca feliceOrmai chiuso e abbandonato dal 2012, Grande Migliore, l’ex gioiello dell’elettronica e dei regali a Palermo, frutto della visione poi naufragata della famiglia imprenditoriale palermitana Migliore, è ancora oggi un mito indiscusso nel suo settore. BE Sicily Mag ha fatto il punto dello stato dell’arte di questo colosso, pubblicando le foto che corredavano lo scorso bando della curatela. Il capannone è in condizioni di abbandono, anche se i cimeli di un’epoca gloriosa sembrano emergere dalle ceneri.
La parola al curatore
L’avvocato Alberto Marino, curatore fallimentare, aveva indetto a febbraio scorso un’asta con un prezzo base fissato in 24.880.000 euro. Questo valore corrispondeva alla stima di un lotto che comprende diversi immobili, tra cui il capannone che ospitava il centro commerciale, l’immobile Arredo&Verde in via Buzzanca, l’immobile Accademia in via Oliveri Mandalà e un parcheggio interrato multipiano da completare. Nell’offerta, anche due impianti fotovoltaici inclusi nel pacchetto, in linea con le attuali tendenze di ecosostenibilità. L’area in vendita copriva circa 8mila metri quadrati ma la gara era andata deserta.

“Da allora, abbiamo avuto richieste per visitare il capannone – dice Marino – sono imprenditori interessati a partecipare alla nuova asta che indirò l’anno prossimo”. Il periodo fissato per la nuova gara sarà con tutta probabilità febbraio 2026 e il prezzo, con un ribasso del 15% rispetto alle aste precedenti: l’offerta minima sarà di 17.975.800 euro euro. Oggi, gli interni del capannone, come documentano le foto che corredavano il vecchio bando, sono abbandonati.

La vertenza degli ex lavoratori e il processo
Il giudice Paolo Magro del tribunale di Palermo, l’11 aprile scorso, ha condannato, in abbreviato, Giovanni Carlo Migliore, Beppe Migliore e Mario Migliore a due anni e 8 mesi di reclusione accusati di bancarotta fraudolenta.

Gli imprenditori della nota catena di ipermercati Grande Migliore punto di riferimento per anni per tantissimi consumatori e artigiani sono stati condannati per una parte di un capo di imputazione, per la distrazione di somme dalla cassa e per la sopravalutazione di un parcheggio in costruzione che doveva essere affidato in house. Per il resto sono stati assolti.
Il giudice ha disposto che i tre imprenditori siano “inabilitati – si legge nel dispositivo – all’esercizio di una impresa commerciale e incapaci a esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per 10 anni”.

La procura aveva chiesto una condanna a 5 anni. Diversi i lavoratori che si sono costituti parte civile. Il giudice ha rigettato le domande di risarcimento.

“Secondo il tribunale – interviene uno degli ex lavoratori Franco Mondello – la perdita dei posti di lavoro non sarebbe stata una conseguenza diretta della condotta illecita degli imprenditori, ma piuttosto effetto della crisi economica generale del periodo. Il nesso causale necessario per il risarcimento non è stato quindi ritenuto sussistente. La battaglia legale dei lavoratori, però, non è finita: abbiamo presentato l’appello e aspettiamo la data dal Tribunale. Resta il dramma di chi, senza colpa, ha perso il lavoro e la stabilità. La vicenda ricorda che l’imprenditoria è anche una questione di etica e che alle spalle dei bilanci, ci sono persone”.
Beppe Migliore, contattato, non ha voluto rilasciare alcuna replica, anche perché la vicenda giudiziaria non sembra conclusa.



















