“A Niscemi la situazione è peggio del Vajont”, a dirlo è stato il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, facendo riferimento a quanto accaduto il 9 ottobre 1963 nella valle tra Belluno e Pordenone. Il disastro provocò la morte di 1.917 persone. In provincia di Caltanissetta non si contano vittime né feriti, ma dal punto di vista geologico il caso è altrettanto preoccupante. “Stiamo parlando di un movimento franoso di circa 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni”.
Per di più, a distanza di quasi una settimana dall’allerta meteo, la frana è ancora attiva e il terreno sta continuando a cedere, arretrando verso il centro cittadino. Quest’ultimo al momento resta comunque al sicuro, ma la zona di rischio verrà estesa di almeno 25 chilometri quadrati. Esperti e istituzioni si interrogano sul futuro dell’area. Non basteranno infatti i fondi per sostenere i 500 nuclei familiari sfollati – molti dei quali hanno perso per sempre le loro case – ma bisognerà ricostruire con criteri ben definiti, evitando gli errori del passato.
Le mosse delle istituzioni
Dopo la visita della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si sta continuando a lavorare sul posto per analizzare la situazione ora per ora, facendo anche i conti col maltempo, che sta rendendo ancora più complesse le operazioni. La frana viene costantemente sorvolata e monitorata da un team di tecnici e con il supporto del Centro per la Protezione Civile dell’Università degli Studi di Firenze. I droni si stanno rivelando strumenti fondamentali in queste ore ed è stata anche richiesta all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) l’attivazione del servizio satellitare Cosmo-Skymed.
Intanto, il Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci ha annunciato la sospensione del pagamento delle rate di mutuo e di ogni altra obbligazione per coloro che hanno una casa nella zona rossa di Niscemi e sono stati coinvolti in prima persona dal fenomeno. La maggior parte delle abitazioni che non sono andate distrutte, infatti, non potranno più essere ripopolate, a causa dell’inagibilità. A queste persone andranno garantiti contributi economici (si parla di 400 euro a famiglia più 100 euro a componenti fino a un massimo di 900 euro al mese, almeno per un anno) e nuove soluzioni abitative. Anche le aziende inattive presto dovrebbero potere usufruire di agevolazioni sui contributi. A breve arriveranno anche degli psicologi per supportare la popolazione. Si lavora per capire quando potranno riaprire le scuole, con 4 mila studenti attualmente fermi.
I fondi
Un tema caldo è quello relativo ai fondi che saranno necessari per il risanamento. Al momento sono stati stanziati soltanto i 100 milioni distribuiti in parti uguali dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana a Sicilia, Sardegna e Calabria. “Un anticipo”, ha affermato Giorgia Meloni, rassicurando la popolazione in occasione della visita a Niscemi. Altri ne arriveranno, ma non è ancora dato sapere quando e come. È stato esclusa infatti l’ipotesi che si attinga ai 5,3 miliardi destinati a cofinanziare il Ponte sullo Stretto, come richiesto dall’opposizione. “Non è possibile, si tratta di fondi in conto capitale con coefficienti e tempistiche precise, non si possono utilizzare per altro”, ha replicato la vice Ministra all’Ambiente, Vannia Gava.
Si indagano le cause della frana di Niscemi
Lo sguardo non è rivolto però solo al presente e al futuro, ma anche al passato. Verrà avviata dal Governo un’indagine amministrativa per comprendere cosa sia accaduto dal 1997 – anno della prima frana – ad oggi. “Perché si è arrivati a un punto di non ritorno?”, si domanda il Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci. L’obiettivo è comprendere se il fenomeno sia stato sottovalutato. La Procura di Gela ha già aperto un’inchiesta, a carico di ignoti, per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. È stato inoltre istituito il pool “Frana”. Ieri c’è stata la prima riunione operativa in Procura con alcuni esponenti della squadra mobile di Caltanissetta e del commissariato di polizia di Niscemi, i consulenti tecnici e i docenti della facoltà di Geologia di Palermo, nominati dal procuratore Salvatore Vella. Il lavoro, tuttavia, sarà lungo.


















