Il nuovo rapporto Svimez sull’emigrazione nel Mezzogiorno ci regalava dati davvero sconfortanti che rivelano come, oltre i giovani, sempre più spesso ad abbandonare il Sud siano anche gli anziani. I numeri parlano di centinaia persone nell’ultimo ventennio, intere famiglie che decidono di abbandonare la propria terra per seguire i figli e i nipoti.
I numeri di una nuova emigrazione
Dal 2002 al 2024 sono 154 mila i laureati che hanno lasciato il Sud Italia, 63mila under 35. Le difficoltà maggiori sono quelle di a trovare lavoro anche tra coloro che hanno una alta specializzazione ma soprattutto quella di ricevere uno stipendio adeguato. Un dato su tutti: meno del 70% dei laureati negli atenei meridionali trova occupazione nei territori d’origine. Un altro dato interessante è quello dell’emigrazione interna: se i giovani del nord Italia emigrano verso l’estero, i giovani del Sud cercano fortuna verso il Centro-Nord, per una perdita complessiva del Mezzogiorno di 6,8 miliardi di euro.
A emigrare di più, secondo i dati, sono le donne: Tra il 2002 e il 2024 hanno lasciato il Sud 195 mila donne laureate, un numero superiore di 42 mila unità rispetto agli uomini. Il tema delle retribuzioni resta centrale nell’analisi: a tre anni dal conseguimento della laurea, chi sceglie di lavorare all’estero percepisce uno stipendio netto mensile superiore di 613-650 euro rispetto ai colleghi che restano in Italia. All’interno del Paese persistono differenze territoriali significative. Nel Mezzogiorno la retribuzione media si attesta a 1.579 euro, mentre nel Nord-Ovest raggiunge i 1.735 euro
Anche gli anziani lasciano il Sud
Una delle verità che ha rivelato il report è che ad abbandonare il Sud (e di conseguenza anche la Sicilia) sono anche i più anziani. Molti di loro decidono di lasciare i luoghi di origine per avvicinarsi ai cari: padri, madri, zii e addirittura nonni, non avendo più gli affetti accanto, prendono le valigie per raggiungere i famigliari, lasciando dietro di sè borghi e città del Sud sempre più vuote.
La realtà è dura da digerire, ma sicuramente bisogna reagire: secondo il direttore dello Svimez, Luca Bianchi, c’è un gran bisogno di politiche pubbliche possano dare la possibilità ai giovani italiani, soprattutto laureati, di lavorare al Sud. Il direttore Bianchi ha inoltre portato avanti una proposta: l’introduzione, a livello europeo, di un Graduate Staying Premium, fondato su una detassazione parziale dei redditi da lavoro dei giovani laureati neoassunti nei primi cinque anni di attività nelle regioni europee considerate intrappolate nella cosiddetta “trappola dei talenti”.
Secondo l’analisi, una misura di questo tipo consentirebbe di incrementare il salario netto di ingresso, riducendo il divario rispetto alle aree economicamente più forti e rendendo più concretamente esercitabile il diritto a restare nel proprio territorio.





















