Mariachiara Accardi
Mariachiara Accardi
Studentessa presso l’Università degli studi di Palermo. Curiosa, amante della scrittura e delle idee che smuovono. Mi appassionano l’attualità, la politica e l’arte, mondi diversi che intreccio con entusiasmo e spirito critico. Credo non si debba mai smettere di imparare, osservare e cercare.

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“Cortile di donna”, Luisella Viviani rivive al Teatro Biondo di Palermo

Antonella Morea interpreta Luisella Viviani nello spettacolo diretto da Renato Giordano: un racconto tra realtà e immaginazione che restituisce dignità a un’artista che ha rischiato di essere dimenticata, ma che ha portato in scena la vita del popolo del Sud

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La scenografia è composta da tre soli elementi: una toeletta, un armadio e una sedia. Al centro della scena Antonella Morea nei panni dell’attrice Luisella Viviani. Attraverso lo spettacolo Cortile di donna, in programmazione al Teatro Biondo di Palermo fino al 22 marzo, Renato Giordano dà luce alla storia di un’artista rimasta per molto tempo nell’ombra del fratello, Raffaele Viviani. Ma l’opera è anche e soprattutto un megafono per la voce del Sud e degli “ultimi”. Una favola visionaria che conduce lo spettatore tra le sfumature dell’essere donna. Un racconto che rende difficile riconoscere il confine tra immaginazione e realtà, proprio come nel teatro, dove c’è finzione ma mai falsità. A parlarne nel dettaglio a BE Sicily Mag è proprio il regista.

La scintilla da cui è nato Cortile di donna

Quello di Renato Giordano è un lavoro sulle parole, sulle suggestioni e sulle sonorità di Luisella Viviani. L’attrice, sebbene abbia conosciuto in vita il successo grazie all’apprezzamento della sua arte, dopo la sua morte ha rischiato di essere dimenticata dietro il ricordo del fratello Raffaele, rimasto invece in auge per le sue opere. Da qui nasce la volontà del regista di raccontare colei che ha dedicato tutta la vita al teatro, senza riuscire fino in fondo a ottenere il riconoscimento meritato.

In scena c’è così solo Antonella Morea, accompagnata dalla musicista Cristina Vetrone, in un monologo alternato dalle musiche iconiche di Luisella Viviani. “Antonella Morea incarna la napoletanità di ieri e quella di oggi, è un talento vivo. Insieme a lei abbiamo fatto un percorso partendo dalle vecchie melodie interpretate così come si interpretavano” ha spiegato il regista.

I temi del teatro di Raffaele e Luisella Viviani

Nel teatro di Luisella Viviani si parla di guerra, di come questa serva solo a portare via i figli, che vanno a combattere senza sapere per che cosa combattono. Si parla degli ultimi, della vita quotidiana, di chi non sta sotto i riflettori. Temi che permettono a Renato Giordano di descrivere lo spettacolo come “la voce dei vicoli, del Sud del mondo, perché tutti i Sud si somigliano”, dice il regista.

Nello spettacolo emerge quindi un Sud che diventa faro per il teatro di ieri e di oggi. “Amo il Sud, per me la Sicilia è una terra magica, piena di cultura. Girare per Palermo è come stare in un sogno ad occhi aperti: palazzi bellissimi, piazze, teatri. Si respira cultura, un’area di continua evoluzione. Lavorare a Palermo è un grande privilegio. Il pubblico di Palermo è abituato al grande teatro, quindi avere un pubblico come questo è una pagella importante”, aggiunge Giordano.

Chi era Luisella Viviani

Nata in una famiglia non abbiente, ma che ha sempre vissuto nel mondo dello spettacolo, Luisella Viviani ha scelto di intraprendere la carriera da attrice fin da giovanissima. Il suo approccio è sempre stato quello di raccontare il teatro autentico, aspettando che la vita “girasse dal lato giusto” anche per lei. Un mondo abbellito da luci ingannevoli dove però è riuscita a interpretare ruoli che l’hanno fattaesistere“.

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Forte il legame con il fratello. Il cortile, luogo intimo per Raffaele e Luisella, è diventato il fulcro della loro storia insieme. Lui scriveva e lei dava corpo e anima ai suoi personaggi. È molto difficile comprendere dove finisca Raffaele e inizi Luisella. Una vita dedicata all’arte che l’ha messa davanti alla riflessione di “non farcela a smettere di raccontare attraverso il teatro”, perché per lei la vita è il teatro.

“Luisella giocava con il fratello nel loro cortile, era il prolungamento della loro casa. Da lì sono nate idee, e anche la voglia di scapparne. Il cortile ha dato loro un senso d’appartenenza, ma contemporaneamente li ha messi davanti all’opportunità di andare ovunque volessero” ha raccontato Renato Giordano.

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