A distanza di quasi due anni dall’esordio di Vanina – Un vicequestore a Catania, Giusy Buscemi è tornata sul piccolo schermo da protagonista con la seconda stagione dell’amata serie tratta dai romanzi di Cristina Cassar Scalia, tradotti in chiave cinematografica negli episodi scritti da Leonardo Marin con la regia di Davide Marengo e Riccardo Mosca e la produzione di Palomar.
L’attrice di Mazara del Vallo, protagonista della cover digitale di marzo 2026 di BE Sicily Mag, ha raccontato l’esperienza sul set nella provincia etnea. Un’avventura dal sapore di casa, ma che è stata caratterizzata da un pizzico di amarezza, perché proprio parte di quelle terre coinvolte nelle riprese, nelle settimane successive alla chiusura del set, sarebbero state distrutte dal passaggio del ciclone Harry.
È proprio dell’amore per la sua Sicilia che l’ex Miss Italia ha parlato a cuore aperto nel corso dell’intervista, svelando anche di sognare un futuro ritorno alle origini. In parte, ha già realizzato questo desiderio, fondando, insieme al marito Jan Maria Michelini, nel 2024, l’azienda agricola Casa Rossa, specializzata nella produzione di olio extravergine di oliva IGP Sicilia e di avocado. Tra i tanti temi trattati anche il suo ruolo di moglie e mamma di tre bambini. E in cantiere, una nuova apparizione al cinema.

L’intervista a Giusy Buscemi
La seconda stagione di Vanina è stata molto attesa dal pubblico, tanto che la prima puntata ha collezionato il 13,4% di share. Cosa ci si deve aspettare da questi nuovi episodi?
La prima stagione si è conclusa con una minaccia nei confronti di Vanina, da lì siamo ripartiti. La squadra è molto preoccupata per lei, che inizialmente si sente un po’ frustrata. Questo ossessivo controllo sarà però fondamentale per scoprire chi ha ucciso suo padre, tema al centro della serie. Dal punto di vista professionale, Vanina è un personaggio che sa sempre come muoversi, mentre dal punto di vista personale il suo mondo è molto caotico, spesso non riesce a scegliere.
Come è cambiato il personaggio di Vanina?
Vanina è un personaggio in costante evoluzione. Ci sono tante tematiche che vengono approfondite quest’anno. Quella dell’amore, la vede divisa tra due uomini: il magistrato Paolo Malfitano (Giorgio Marchesi), che parla già di progetti futuri, e il dottor Manfredi Monterreale (Corrado Fortuna), che le concede leggerezza e libertà, senza fare troppe domande. Cercheremo di capire chi vuole accanto a sé. Anche in amicizia Vanina si ritroverà in un triangolo. E poi c’è la squadra: ognuno, con le sue abilità, entra in qualche modo nella storia e influenza anche la vita della protagonista.

Che atmosfera si respira sul set?
Bellissima, siamo tanti siciliani. Catania ha un’energia meravigliosa. È una città super attiva, anche la notte. Dopo le riprese, mi piaceva mettermi le cuffie e fare delle lunghe passeggiate ascoltando musica. Quest’anno è stato ancor più bello. Le prime volte sul set in genere c’è un po’ di timore, perché bisogna capire dove si è e con chi si lavora. Questa volta invece la squadra era già consolidata, ci conoscevamo tutti. Girando per quindici settimane in trasferta, la sensazione è quella di una scolaresca in gita. Non staccavamo mai, abbiamo vissuto la città, il mare, i piccoli paesini nei dintorni del catanese.
Avete vissuto la Sicilia nelle settimane precedenti al ciclone Harry. Che effetto ti hanno fatto le immagini del dopo?
È stato molto spiacevole vederle. Abbiamo girato delle scene bellissime proprio sul lungomare di Catania, a San Giovanni li Cuti, luoghi meravigliosi che oggi in parte non esistono più. L’augurio è che la visione della serie possa incrementare il desiderio di ripristinarli il prima possibile, affinché chiunque possa goderne.
Che rapporto hai con il pubblico?
Succede spesso che le persone si avvicinino durante le riprese. Ho un aneddoto divertente da raccontare. Una famiglia di francesi mi ha fermata mentre ero con Claudio Castrogiovanni. La serie ha avuto un grande successo anche in Francia. È stato bello vedere quanto fossero affezionati, sebbene non parlassero l’italiano. Loro conoscevano una Vanina e uno Spanò che parlano la loro lingua, avevano anche letto i libri e ci chiamavano coi nomi dei personaggi. È stato divertente.

Qual è, secondo te, l’elemento che ha fatto entrare Vanina così facilmente nel cuore degli spettatori?
Vanina è la rappresentazione di una donna che ha tante sfumature e tanto da raccontare. Da una parte ha una grande sicurezza, soprattutto nel suo mestiere, dall’altra parte non ha timore di mostrare le sue vulnerabilità. Questo la rende molto vicina al pubblico, suscita empatia. Non ha la pretesa di essere un’eroina e, quando in qualche modo lo diventa, lo fa con tutte le sue storture, tra luci e ombre. Un ingrediente fondamentale della serie è poi il team che ha dietro. È facile rivedersi in questo lavoro di squadra.
In Vanina interpreti un vicequestore determinato. Se la recitazione non fosse stata la tua strada, quale sarebbe stato il “piano B”?
Quando mi sono diplomata, ho iniziato a prepararmi per i test di Medicina e Biologia. Dopo Miss Italia, ho cambiato rotta e mi sono iscritta a Lettere. Sono un medico mancato, oggi direi per fortuna. Col tempo ho capito che bisogna avere una grande vocazione per diventarlo. Riflettendoci, sono una a cui piace molto ascoltare, per cui forse avrei potuto intraprendere una strada nel ramo della psicologia.

Oltre a essere attrice sei anche imprenditrice agricola. Perché hai scelto di fondare Casa Rossa e cosa ti dà il lavoro a contatto con la terra?
Ho sempre avuto questa passione, è nata con me. Io vengo da una famiglia di agricoltori e quindi fin da subito ho avuto un rapporto intrinseco con la terra. Quando sono cresciuta e ho iniziato a fare il lavoro di attrice, mi sono in qualche modo emancipata. A un certo punto della mia vita, però, ho capito che in realtà nella mia Sicilia c’era una ricchezza che mi aspettava. Avere creato un’azienda agricola è un modo per ringraziare la mia terra. In questi giorni siamo nella fase della semina, è un momento di grandi investimenti. Crediamo tanto in questo progetto, se un giorno dovessimo trasferirci in Sicilia per una seconda vita avremmo già qualcosa di pronto che ci aspetta. Mi piacerebbe tornare, in futuro.
Hai trasmesso questa passione per la natura anche ai tuoi figli?
Sì, è un lavoro costante. Sulla tecnologia in casa, ad esempio, ci sono regole molto rigide. Io sono siciliana e mio marito romano, mi piacerebbe anche ricordare ai miei figli che hanno radici ben piantate in Sicilia e quindi far sì che loro possano frequentare sempre di più l’Isola, anche con questo pretesto di stare a contatto con la natura.
Che idea ti sei fatta sul caso della “famiglia del bosco”?
Non ho seguito molto bene la vicenda, ma penso che ci debba essere un giusto equilibrio tra il rapporto con la natura e quello con il mondo attuale. Non so cosa abbia spinto i genitori a prendere determinate decisioni, sono personali e sicuramente motivate, ma il bello sta sempre nell’equilibrio.
Tuo marito è romano ma ormai siciliano d’adozione.
Si è ambientato benissimo, è proprio un fan della Sicilia. È stato lui a spingermi a creare l’azienda agricola. Mi ha molto aiutato a rivedere la mia storia con occhi diversi. Ormai è più siciliano di me, va a Menfi anche da solo per seguire l’azienda in prima persona. Mi diverte molto quando prova a dialogare con gli agricoltori che parlano in siciliano.
Entrambi lavorate nel mondo dello spettacolo: come gestite questa sinergia nella vita privata?
Come due professionisti che fanno il loro lavoro e la sera tornano a casa e si raccontano com’è andata la giornata. Non siamo per una vita sotto i riflettori, cerchiamo di ritagliarci i nostri spazi sia di coppia che di famiglia.
I vostri figli mostrano già curiosità per il cinema o la recitazione?
Sono ancora molto piccoli e diversi tra loro, hanno 8, 6 e 3 anni. È presto per capire. Sicuramente sono molto legati al mondo della musica e dell’arte in generale. Noi restiamo in ascolto per assecondare i talenti che a poco a poco stanno venendo fuori, ma è giusto che sperimentino. In questo devo dire che la città di Roma porta tante opportunità.
Negli ultimi mesi si è discusso molto del modo in cui le donne vengono raccontate pubblicamente, spesso prima come madri e poi come professioniste. Che idea ti sei fatta sul dibattito che ha visto protagonista Francesca Lollobrigida alle Olimpiadi?
Io penso di essere una mamma, una moglie, un’attrice, un’imprenditrice, tutte queste cose ma anche nessuna di queste e molto di più. Nel caso maschile magari non se ne parla, quindi capisco la polemica. Se però fosse successo a me, non ci avrei dato peso, perché in fondo so qual è il mio valore, sia dal punto di vista professionale che personale.
Hai qualche progetto in cantiere che ci puoi anticipare?
Uscirà al cinema prossimamente un film ambientato in Sicilia in cui interpreto la protagonista. Posso svelare solo questo.





















