C’è un tempo che a Mondello sembrava non passare mai. Era il tempo delle granite bevute all’ombra, delle chiacchiere lente davanti al mare, dei turisti che si mescolavano ai residenti come in una cartolina d’altri tempi. Quel tempo aveva un nome preciso: l’Antico Chiosco.
Fondato nel 1918 dalla famiglia Vizzini come semplice rivendita di bibite, il locale è diventato nel corso di lunghi anni un presidio affettivo prima ancora che commerciale. Sotto la guida della famiglia Amorosi – con Lucio Amorosi, oggi 86 anni, per mezzo secolo volto e anima dell’attività – il chiosco si era trasformato in un simbolo della piazza, una tappa obbligata per generazioni di palermitani. Oggi quella saracinesca abbassata pesa come un silenzio improvviso.
La piazza chiusa e l’equilibrio spezzato
Il colpo decisivo sarebbe arrivato con la chiusura totale della piazza per i lavori di riqualificazione. Un intervento pensato per restituire decoro e funzionalità a uno dei luoghi più iconici di Mondello, ma che, nella sua prima fase prevista per almeno sei mesi, ha di fatto compromesso l’accesso alle attività commerciali della zona. Per l’Antico Chiosco, già alle prese con un equilibrio economico fragile, il cantiere si è trasformato in una barriera. Gli incassi sono crollati, mentre le spese sono rimaste immutate, se non aumentate.
I costi di affitto, stando a quanto riportano altre fonti stampa, di circa 10 mila euro nei mesi invernali e fino a 15 mila in estate, sono diventati insostenibili. Una cifra che racconta bene quanto sia complesso oggi gestire un’attività storica in una località turistica che vive di stagionalità estrema. La conseguenza è stata la cassa integrazione per una decina di dipendenti fissi, senza contare gli stagionali che animavano l’estate.
Mondello tra nostalgia e trasformazione
La chiusura dell’Antico Chiosco non è solo la fine di un’attività commerciale. È l’immagine di una Mondello che cambia, spesso troppo in fretta rispetto alla capacità di adattamento delle sue realtà storiche. Negli ultimi anni la borgata marinara ha vissuto tensioni e difficoltà: cantieri, polemiche sulla gestione degli spazi pubblici, la spinosa questione della gestione della spiaggia, problemi legati alla viabilità e alla fruizione della piazza. Interventi necessari, forse, ma che si inseriscono in un tessuto economico delicato, fatto di piccole imprese che reggono su equilibri sottili.
In questo scenario, la chiusura di un’insegna attiva da oltre cento anni assume un valore simbolico potente. È come se si interrompesse un filo che collegava la Mondello dei pescatori e delle prime villeggiature aristocratiche a quella contemporanea, più affollata e globalizzata.
Un addio definitivo?
Resta l’interrogativo più doloroso: è davvero la fine? La storia dell’Antico Chiosco ha attraversato guerre, crisi economiche, trasformazioni urbanistiche e mutamenti sociali, ha visto passare intere generazioni sotto la sua insegna. Pensare che possa scomparire definitivamente lascia un senso di vuoto che va oltre la perdita di un locale.













