L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base di Sigonella, in Sicilia, per un’operazione aerea diretta verso il Medio Oriente. L’episodio, avvenuto nei giorni scorsi, è stato riportato dal Corriere della Sera e confermato da fonti informate.
Secondo quanto emerso, alcuni asset aerei statunitensi avevano pianificato un atterraggio nello scalo siciliano prima di proseguire verso l’area mediorientale. Tuttavia, il piano di volo sarebbe stato comunicato quando gli aerei erano già in volo, senza alcuna richiesta preventiva di autorizzazione né un confronto con le autorità militari italiane.
Il no del ministro Crosetto
A bloccare l’operazione è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha disposto il diniego all’utilizzo della base. Le verifiche effettuate hanno infatti evidenziato che non si trattava di “voli normali o logistici” e che quindi non rientravano nelle attività previste dagli accordi tra Italia e Stati Uniti.
Una decisione che ribadisce il principio della sovranità nazionale nella gestione delle infrastrutture militari presenti sul territorio italiano, anche quando condivise con alleati strategici.
Gli accordi tra Italia e Stati Uniti
Il tema dell’utilizzo delle basi americane in Italia era già stato affrontato dallo stesso Crosetto all’inizio di marzo, in risposta a una richiesta parlamentare. “Su Muos e Sigonella ed altro sono pronto a rispondervi – aveva scritto il ministro su X – ma vorrei ricordarvi cosa vi ho già detto in Parlamento: l’utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995”.
Un precedente che fa discutere
L’episodio riaccende il dibattito sull’uso delle basi militari italiane da parte delle forze armate statunitensi, soprattutto in contesti operativi sensibili come il Medio Oriente. Il caso Sigonella evidenzia come, al di là delle alleanze internazionali, resti centrale il rispetto delle procedure e degli accordi formali, senza i quali anche operazioni tra Paesi alleati possono essere fermate.



















