Sette giorni di mobilitazione sociale per rafforzarne la presenza del siciliano nel paesaggio linguistico dell’Isola. Si è conclusa oggi la Simana dû sicilianu, particolarmente apprezzata anche in questa sua edizione. In tanti, incluso BE Sicily Mag, per onorare le proprie origini, hanno ad esempio pubblicato sui social post in siciliano. L’Associazioni Unite per la Cultura e la Lingua Siciliana, tuttavia, non vuole che i riflettori si spengano e intende continuare a fare sì che questo linguaggio fortemente rappresentativo della nostra terra non venga abbandonato.
Il valore del siciliano
L’Associazioni Unite per la Cultura e la Lingua Siciliana ritiene che il siciliano sia una lingua a se stante, non un dialetto dell’italiano. È d’altronde riconosciuto come tale dall’UNESCO, che lo ha inserito nel suo Atlas sulle lingue del mondo in pericolo, e dall’organizzazione internazionale ISO, ma non dalla legge italiana che, invece, riconosce e tutela varie altre lingue, tra cui il sardo e il friulano. Al di là di ciò, il rischio di “estinzione” è concreto. Nell’ultima edizione dell’Atlas dell’UNESCO il siciliano compariva nella categoria “vulnerabile“.
La diminuzione dell’uso del siciliano, lingua florida ai tempi degli avi, non è dovuta (solo) a dinamiche “naturali”. Per oltre un secolo, nelle scuole dell’Isola, parlare siciliano è stato scoraggiato. A molte generazioni di bambini è stato detto che la loro lingua “non valeva”, che era segno di ignoranza e arretratezza. Questo ha causato uno stigma diffuso, che ha scoraggiato nelle famiglie la trasmissione del siciliano ai figli, nella credenza che l’italiano fosse l’unica via per l’ascesa sociale. Una repressione linguistica che oggi qualcuno si impegna a ribaltare, attraverso iniziative come la Simana dû sicilianu.
L’appello
A conclusione della Simana dû sicilianu, per questo motivo, l’Associazioni Unite per la Cultura e la Lingua Siciliana ha ricordato a tutti i siciliani che hanno a cuore la propria lingua che non occorre aspettare che siano le istituzioni a muoversi per prime. Le famiglie, innanzitutto, rivestono un ruolo centrale. Identità ed orgoglio, poi, sono anch’esse componenti fondamentali, come affermò il famoso linguista Christopher Moseley, già direttore dell’Atlas dell’UNESCO, nel suo accorato messaggio finale in un convegno dell’AUCLIS: “Siate fieri della vostra lingua, siete gli unici che ce l’avete”.













