Palermo si distingue nel panorama nazionale delle lezioni private per un costo medio superiore rispetto alle altre città del Sud: è quanto emerge dall’Osservatorio Prezzi 2026 di LeTueLezioni, che ha analizzato oltre 94 mila annunci in tutta Italia. Nel capoluogo siciliano la tariffa mediana raggiunge i 14 euro l’ora, collocando la città in una fascia vicina a diversi centri del Centro-Nord e sopra realtà come Napoli e Catania.
Palermo unica eccezione del Sud
Nel ranking nazionale guidato da Milano con 18 euro l’ora e Roma con 17, Palermo si posiziona a quota 14 euro insieme a città come Modena, Ravenna e Prato. Più indietro invece altre realtà del Sud come Napoli, Catania e Cagliari ferme a 13 euro, mentre Bari, Foggia, Taranto e Reggio Calabria scendono a 12 euro.
Secondo il report, questo dato segnala per Palermo un mercato urbano con caratteristiche autonome rispetto al resto del Mezzogiorno, sostenuto probabilmente da una domanda più ampia e diversificata.
Le materie più costose
A livello nazionale le lezioni con i costi più elevati riguardano discipline artistiche e sportive. Canto e calcio raggiungono i 25 euro l’ora, seguiti da tennis e violino con 21 euro, mentre il pianoforte si attesta a 20 euro, mentre le materie scolastiche tradizionali restano invece comprese tra 13 e 15 euro, con scarti minimi tra una disciplina e l’altra.
Tra le eccezioni spicca informatica, che arriva a 16 euro l’ora, unica materia accademica oltre la fascia standard. Matematica, inglese, fisica e latino restano invece allineate ai valori medi del mercato.
Le lezioni online più costose di quelle in presenza
Uno degli elementi più significativi emersi dall’analisi riguarda le lezioni online. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, la modalità digitale non risulta più economica: il prezzo mediano nazionale è di 15 euro l’ora, due euro in più rispetto alle lezioni in presenza.
“Il dato che più ci ha colpito è che l’online non ha abbassato i prezzi: le famiglie lo
percepiscono come accesso a un’offerta più specializzata e lo pagano di più. È un segnale che il mercato privato dell’istruzione ha una sua logica interna, spesso distante dalle narrazioni sull’accessibilità digitale. Il divario geografico esiste, ma è più contenuto di quanto ci si aspetterebbe guardando le differenze economiche generali del Paese. Torneremo con i dati trimestrali per capire se queste dinamiche si consolidano o cambiano ” afferma Albert Clemente, CEO di LeTueLezioni.



















