Un linguaggio visivo unico, immediatamente riconoscibile agli occhi dell’osservatore, che ha influenzato l’arte del Novecento al punto da far parlare di “boterismo“. Fernando Botero ha dedicato la sua vita alla ricerca e alla celebrazione del volume e Palermo gli rende omaggio con la mostra Il peso dei sogni, allestita a Palazzo RISO – Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Curata dal nipote del Maestro, Fernando Botero Quintana, e da Nicola Barbatelli, l’esposizione riunisce dodici opere dell’artista.
L’anteprima per la stampa ha anticipato i contenuti della mostra, che sarà aperta al pubblico dal 24 luglio al 31 ottobre. Nelle stesse date saranno visitabili le altre opere dell’artista alla Valle dei Templi, nell’ambito della mostra L’incanto del mito. Proprio nei mesi dell’esposizione, la famiglia di Botero visiterà personalmente la mostra. L’iniziativa è patrocinata dal Ministero italiano della Cultura, dall’ARS – Assemblea Regionale Siciliana, dall’Ambasciata di Colombia in Italia e dall’Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana.
Dodici opere inedite dalla collezione di famiglia
Non è la prima volta che le opere di Botero giungono sull’Isola, infatti la Sicilia ha accolto due sue importanti esposizioni, una nel 1988 e una nel 2015 – la mostra Via Crucis. La Pasión de Cristo, ospitata a Palazzo dei Normanni. Pur essendo colombiano, Botero infatti, dichiarò più volte il proprio interesse per la cultura mediterranea. Il percorso espositivo palermitano riunisce dipinti, disegni, acquarelli e una scultura: una selezione della produzione dell’artista proveniente dalla Collezione Fernando Botero Zea e dalla Botero Family Estate, mai uscita prima dai luoghi privati della famiglia. Le opere restituiscono l’essenza dello stile del pittore colombiano.
Corpi dilatati, proporzioni ampliate e forme morbide raccontano l’interesse dell’artista per il volume, inteso come elemento estetico capace di esaltare presenza, sensualità e forza della realtà rappresentata. Già il titolo della mostra richiama questo aspetto centrale della poetica boteriana: la capacità di dare peso, misura e presenza a ciò che appartiene alla sfera dell’interiorità, attraverso oli, acquarelli e la costante centralità della figura umana.

“Una mostra come questa dà senso alla contemporaneità e alla modernità di cui si occupa il Museo Riso – ha detto la direttrice Evelina De Castro -. Trovo che Botero sia un artista che è stato in grado di mantenere le proprie radici visive, aggiornandole alle sollecitazioni dell’arte del proprio tempo e confrontandosi con il mondo contemporaneo”.
Dal corpo monumentale al serpente in bronzo
Tra le opere esposte a Palermo spiccano Donna con ventaglio e Donna con reggiseno, esempi emblematici della monumentalità del corpo che caratterizza l’immaginario dell’artista. Ma il percorso affronta anche altri temi ricorrenti nella sua produzione: le nature morte, il circo con L’equilibrista, la corrida con Picador, la festa popolare con Carnevale e l’intimità domestica con Ragazza con gatto, opera che esprime il dialogo costante tra pittura e scultura. Accanto alle opere su carta e su tela emerge anche Serpente, grande scultura in bronzo dorato, presenza sinuosa e affusolata, rara all’interno della produzione plastica di Botero, generalmente caratterizzata da forme ampie e voluminose.

Il dialogo con la Valle dei Templi
La mostra palermitana dialoga con l’esposizione parallela allestita ad Agrigento, che raccoglie venticinque opere originali tra sculture, acquarelli e disegni distribuiti tra gli spazi esterni della Valle dei Templi. Le otto sculture in bronzo, tra cui Leda e il Cigno, Maternità e Donna a cavallo, instaurano un ponte culturale con l’antica Akragas e con l’arte dorica. Il percorso si completa con diciassette opere su tela ospitate all’interno di Villa Aurea, che contribuiscono a sviluppare la continuità poetica dell’artista, fondata sul tema del volume.
Le radici italiane di uno stile universale
L’esigenza di dipingere attraverso grandi volumi nasce anche dall’influenza esercitata sull’artista dal Rinascimento italiano, in particolare da Piero della Francesca e Tiziano Vecellio, dai quali Botero eredita il senso della composizione e dell’equilibrio. I suoi personaggi diventano così simboli universali, inseriti in una realtà sospesa nel tempo. L’ironia è uno degli elementi distintivi della sua produzione: anche le figure più istituzionali o aristocratiche mantengono pose solenni e volumi esasperati, attraverso i quali l’artista affronta temi come il potere, la religione e la borghesia. La sua arte diventa così la combinazione di mondi diversi: la cultura popolare colombiana e il Rinascimento italiano si fondono in un linguaggio capace di parlare, allo stesso tempo, di bellezza e di società.
Dietro il tono fiabesco delle sue opere emerge infatti una voce spesso critica e polemica, sottolineata dall’uso di colori pieni e contorni netti che richiamano la tradizione pittorica latinoamericana. Lo stesso linguaggio viene poi trasferito nelle grandi sculture in bronzo, materiale ideale per esaltare la forza dei volumi.

“Nel panorama dell’arte contemporanea pochi artisti hanno saputo costruire un universo figurativo riconoscibile e autonomo quanto Fernando Botero – ha detto il curatore Nicola Barbatelli -. La sua opera occupa una posizione singolare nella cultura visiva del nostro tempo, poiché sfugge alle categorie attraverso le quali siamo soliti interpretare la modernità. Le sue immagini non descrivono il mondo così come appare, ma neppure lo negano. Esse sembrano piuttosto provenire da uno spazio intermedio, nel quale la realtà viene trasfigurata dalla memoria, dal desiderio e dall’immaginazione”.
Botero e la Sicilia: un incontro naturale
Un artista attraversato da influenze culturali come Botero dialoga naturalmente con un territorio come quello siciliano, frutto di stratificazioni storiche, linguaggi e memorie differenti, che trovano punti di contatto anche con le radici latinoamericane dell’artista. Il legame tra Botero e la Sicilia si rafforza attraverso questa doppia esposizione, che complessivamente riunisce trentasette opere tra Palermo e Agrigento. La mostra palermitana dialoga infatti con Fernando Botero. L’incanto del mito, visitabile dal 23 luglio alla Valle dei Templi.

Il suo universo fatto di volumi continua così a parlare al pubblico, mostrando come dietro la grandezza delle forme possano nascondersi anche la semplicità di un gesto, l’atmosfera di un ambiente o la fragilità di una figura femminile.
“La mostra non propone soltanto una selezione di opere significative, ma invita a entrare nella dimensione mentale che ne ha generato la forma. È stata fatta una ricognizione delle opere disponibili per offrire argomenti nuovi al pubblico siciliano e incuriosire il visitatore – ha detto il curatore Nicola Barbatelli -. Il visitatore si trova di fronte a immagini che sembrano provenire da una memoria collettiva e, al tempo stesso, da una geografia interiore. La loro familiarità deriva proprio da questa duplice appartenenza. Sono immagini che non abbiamo mai visto e che, tuttavia, ci sembrano appartenere da sempre”.




















