La storia millenaria di Tusa diventa materia viva per l’arte contemporanea. Con “Antiquarium”, tema dell’edizione 2026 di Factus – Festival di Arte Contemporanea TUSA, prende il via un nuovo progetto di produzione artistica permanente e site-specific, che pone la scultura al centro di una riflessione sul rapporto tra l’attuale borgo del Messinese e l’antica Halaesa Arconidea, la città greco-romana da cui Tusa trae le proprie origini.
Il festival, curato da Alessandro Pinto e realizzato nell’ambito del PNRR – Missione 1, Componente 3, Investimento 2.1 “Attrattività dei Borghi”, punta a valorizzare il patrimonio storico e culturale del territorio attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, creando un dialogo costante tra epoche diverse.
La nuova scultura di Daniele Franzella
Protagonista dell’edizione è lo scultore palermitano Daniele Franzella, docente all’Accademia di Belle Arti di Palermo, noto per una ricerca artistica che rielabora il linguaggio della storia attraverso frammenti, simboli e memorie. La sua nuova opera è stata installata presso l’antica porta di accesso al centro storico, in Largo Notarile, diventando un nuovo elemento permanente del paesaggio urbano.
L’intervento nasce dalla reinterpretazione della celebre statua di età antonina di Claudio Pulcro, proveniente dall’antica Halaesa Arconidea. L’opera originale, ritrovata nel Settecento dopo secoli trascorsi sottoterra, ha attraversato numerosi spostamenti tra le piazze del borgo prima di trovare la sua collocazione definitiva nel Museo Antiquarium di Tusa.
Come spiega lo stesso artista: “L’opera ha attraversato molteplici vite e reca sul proprio corpo il lavoro secolare fatto dalla terra per secoli; dissotterrata nel Settecento, è stata attribuita, ancora oggi senza certezza, a Claudio Pulcro”.
Un monumento che racconta il tempo
La scultura di Franzella non si limita a reinterpretare un reperto archeologico, ma ne mette in evidenza le trasformazioni e i segni lasciati dal tempo. Attraverso l’assemblaggio, la ricomposizione e l’ingrandimento di alcuni dettagli della statua originaria, l’artista costruisce un nuovo monumento contemporaneo, capace di riflettere sulla memoria collettiva, sul valore della documentazione archeologica e sul continuo intreccio tra passato e presente.
Materiali che evocano la terracotta, il cemento e superfici segnate dall’usura convivono con dettagli in ceramica smaltata, creando un linguaggio visivo che richiama l’antico senza rinunciare a una forte identità contemporanea. Installata proprio nel punto in cui sorgeva l’antica porta della città, la scultura diventa così un simbolico collegamento tra la moderna Tusa e la sua antenata Halaesa Arconidea.
Reperti archeologici e opere contemporanee
Il progetto prosegue anche all’interno del Sito Archeologico di Halaesa Arconidea, dove è stata inaugurata la mostra personale di Daniele Franzella, visitabile fino al 20 settembre.L’esposizione sviluppa ulteriormente il dialogo tra archeologia e arte contemporanea, proponendo opere che sembrano confondersi con i reperti conservati nelle sale museali.
Tra gli interventi più significativi figura un affresco raffigurante un capitello corinzio attraversato dagli anchor points, i punti di ancoraggio tipici del graphic design contemporaneo. Un dettaglio che mette in cortocircuito linguaggi lontani nel tempo, invitando il visitatore a interrogarsi sul significato stesso della memoria e della rappresentazione.
Le sculture dell’artista si inseriscono nel percorso espositivo con discrezione, tanto da rendere sottile il confine tra reperto archeologico e opera contemporanea. Un gioco di rimandi che invita il pubblico a osservare con attenzione, distinguendo ciò che appartiene al passato da ciò che è stato creato oggi.




















