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A Isola delle Femmine arriva “Sea Sentinel”, una boa scientifica che monitora l’ecosistema marino

Il nuovo sistema di monitoraggio è attivo nell'Area marina protetta Capo Gallo - Isola delle Femmine: monitorerà posidonia e coralligeno con dati continui

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Nell’Area marina protetta Capo Gallo – Isola delle Femmine è entrata in funzione la boa scientifica Sea Sentinel, sviluppata con l’Università di Palermo per raccogliere dati continui e pubblici sulle principali variabili ambientali. Accanto al monitoraggio tradizionale, dunque, si fa spazio un sistema più smart. È un passaggio che riguarda la ricerca, ma anche la gestione quotidiana di uno dei tratti costieri più frequentati del palermitano. In estate, tra barche, correnti e giornate limpide, le condizioni ambientali restano spesso invisibili a chi guarda soltanto la superficie, soprattutto con occhi da turista. Per questo la differenza può essere fatta con strumenti capaci di leggere il mare mentre cambia.

Sea Sentinel legge il mare in tempo reale

Il progetto nasce dalla collaborazione con il Laboratorio di ecologia del dipartimento di Scienze della terra e del mare dell’Università di Palermo. È un’operazione che dà al monitoraggio un valore operativo, oltre che scientifico. Avere dati in continuo significa infatti osservare tendenze, scarti e segnali deboli senza affidarsi solo a campagne periodiche o rilievi saltuari. In più, si tratta di uno strumento green. Sea Sentinel è alimentata da pannelli solari e batterie, una soluzione che le consente di lavorare in autonomia per lunghi periodi e di ridurre gli interventi di manutenzione.

Per comprendere quali dati la boa scientifica offrirà agli esperti è ancora presto, ma ci sono delle basi da cui partire. I sensori infatti rilevano in tempo reale le principali variabili ambientali marine, costruendo un quadro informativo utile a seguire lo stato ecologico dell’area nel tempo. Un aspetto rilevante riguarda la trasparenza del sistema: i dati saranno resi pubblici sul sito dell’Area marina protetta, in una sezione dedicata, e potranno essere consultati anche da chi vive il mare fuori dai laboratori.

Posidonia, coralligeno e macroalghe sotto osservazione

Al centro del monitoraggio in questa fase ci sono tre habitat che dicono molto più di quanto appaia a una prima occhiata: le praterie di posidonia oceanica, il coralligeno e le foreste macroalgali. Sono ambienti diversi per struttura e profondità, ma condividono una stessa vulnerabilità. Reagiscono con sensibilità alle ondate di calore, alle alterazioni della qualità delle acque e alle pressioni locali legate alla presenza umana. Anche per questo vengono considerati indicatori affidabili dello stato di salute del Mediterraneo.

Nel caso della posidonia, specie protetta e habitat prioritario, il controllo costante può aiutare a individuare per tempo condizioni di stress che altrimenti emergerebbero quando il danno è già evidente. Il punto non riguarda soltanto l’accumulo di dati. Riguarda la possibilità di intercettare anomalie, leggere cambiamenti progressivi e attivare misure di prevenzione con maggiore tempestività. In un contesto siciliano dove il mare protetto, da Ustica a Capo Gallo, è anche un banco di prova per le politiche ambientali, la continuità dell’osservazione conta quasi quanto la qualità delle singole misure.

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