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Goletta Verde sbarca a Capo d’Orlando e lancia all’allarme erosione: “Giù le mani dalla costa”

Tra cementificazione selvaggia, erosione e crisi climatica: Legambiente propone un cambio di rotta per salvare i litorali dell'isola.

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L’equipaggio di Goletta Verde è sbarcato in Sicilia inaugurando la nuova tappa con un’azione di forte impatto simbolico. A Capo d’Orlando è stato srotolato lo striscione “Giù le mani dalla costa”, un grido d’allarme volto a porre l’attenzione sull’emergenza dell’erosione costiera che sta progressivamente consumando le spiagge dell’isola. Sotto la lente d’ingrandimento dell’associazione ci sono anche l’eccessiva cementificazione e i devastanti impatti che la crisi climatica sta producendo sui litorali e sui comuni costieri siciliani.

Tutte queste criticità sono descritte in modo dettagliato all’interno del nuovo dossier “Coste siciliane alla deriva”. Con questo documento, Legambiente scatta una fotografia impietosa del territorio e avanza cinque proposte concrete che mettono al centro politiche di mitigazione e adattamento. Come sottolineato dall’associazione, le spiagge rappresentano un patrimonio insostituibile, non solo sotto il profilo ecologico, ma anche per la coesione sociale e l’economia turistica dell’isola.

Le cause di un disastro non naturale

L’erosione delle coste siciliane non deve essere considerata un processo naturale e inevitabile, bensì il risultato diretto di scelte urbanistiche sbagliate compiute nel corso degli ultimi decenni. Tra i principali fattori di scompaginamento degli ecosistemi si annoverano la cementificazione della fascia litoranea, la drastica riduzione dell’apporto naturale di sedimenti da parte dei corsi d’acqua, la costruzione di porti che bloccano il transito delle sabbie e la realizzazione di barriere di difesa prive di una pianificazione riferita all’intera unità fisiografica.

A ciò si aggiunge l’elevata antropizzazione: le spiagge sono sature di stabilimenti balneari, infrastrutture e attività commerciali che riducono gli spazi di libera fruizione e aumentano la pressione su ambienti già estremamente fragili. Questo modello speculativo, gonfiato dal turismo stagionale e dalle seconde case, punta a massimizzare il valore immobiliare a breve termine, finendo però per trasferire i pesanti costi ambientali e infrastrutturali sulla collettività.

Il caso Capo d’Orlando: la corsa alla saturazione edilizia

Capo d’Orlando incarna perfettamente la corsa alla saturazione di ogni spazio retro-spiaggia, che altera per sempre le dinamiche naturali di resilienza del litorale. Il fenomeno pone seri interrogativi etici ed economici su un territorio di soli 14,56 km². La densità abitativa attuale è 2,3 volte più alta della media nazionale dei comuni costieri, mentre quella potenziale (calcolata sulla base della volumetria residenziale esistente) sale a ben 6,5 volte la media nazionale. Questa saturazione della fascia litoranea provoca un’alterazione irreversibile del paesaggio, l’esposizione costante al rischio idrogeologico e l’inquinamento delle acque di balneazione.

Lo spreco dei fondi pubblici e il fallimento del modello emergenziale

Fino ad oggi sono stati spesi ben 72,4 milioni di euro di fondi pubblici per interventi tampone su appena 10 km di costa ionica messinese, senza tuttavia rimuovere alcuna causa strutturale dell’erosione. Per Legambiente, questo approccio basato sull’intervento emergenziale e puntuale è fallimentare.

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Al contrario, quando le spiagge non sono occupate da barriere rigide, resistono meglio: ne è un esempio virtuoso Nizza di Sicilia, dove il lungomare sufficientemente arretrato ha permesso di dissipare l’energia delle onde del ciclone Harry senza danni significativi, consentendo alla spiaggia di tornare spontaneamente allo stato originario.

Le 5 proposte di Legambiente: per un modello di adattamento

Per invertire la rotta, è indispensabile cambiare radicalmente il modello di gestione. “Le spiagge siciliane hanno bisogno di un modello che guardi al futuro e non di interventi emergenziali che non risolvono le cause dell’erosione – dichiara Tommaso Castronovo, presidente Legambiente Sicilia -. Abbiamo formulato 5 proposte che serviranno ad intervenire sulle cause dell’erosione costiera e non sulle conseguenze. La fascia dei 150 metri dalla battigia deve essere tutelata in modo effettivo e uniforme… È necessario avviare una politica di arretramento progressivo delle infrastrutture esposte. Devono essere privilegiate soluzioni reversibili e adattabili, evitando infrastrutture rigide che alterano i processi naturali… Solo attraverso un modello che sia pensato per il lungo termine abbiamo speranza di contenere e magari migliorare la situazione degradata delle coste dell’isola”.

La necessità di adattarsi alla crisi climatica invece di “combatterla” inutilmente viene rimarcata con forza anche dai portavoce nazionali della campagna: “Quando parliamo di erosione costiera la strategia che dobbiamo mettere in atto non è difesa a ogni costo ma l’adattamento – dichiara Laura Brambilla, portavoce di Goletta Verde -. Solo se accettiamo le conseguenze della crisi climatica, della cementificazione selvaggia delle coste, della pesante antropizzazione delle spiagge… e ci adattiamo alle conseguenze che hanno sulla costa possiamo pensare di arginare il problema dell’erosione. Dobbiamo adottare con urgenza efficaci politiche di mitigazione, promuovendo e sostenendo gli investimenti necessari ad accelerare la transizione energetica basata sulle fonti pulite e rinnovabili”.

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