Ci sono ricorrenze che non servono a guardare indietro soltanto. Misurano, piuttosto, quanto un territorio riesca a trattenere nel tempo il senso di un sacrificio compiuto in nome dello Stato, senza lasciarlo scivolare nella formula di un anniversario. A Gela, il trentesimo anniversario della morte del maresciallo Sebastiano D’Immè ha riportato al centro una vicenda che resta nitida nella memoria dell’Arma e della città. Il suo nome rimanda al 7 luglio 1996, al conflitto a fuoco con due rapinatori armati e a una Medaglia d’oro al valor militare alla memoria che ha dato a quel gesto un rilievo nazionale, oltre il dolore privato dei familiari.
Il 7 luglio 1996 che segnò Gela
Quel giorno D’Immè era in servizio nel Nucleo Operativo del Gruppo Carabinieri di Como, impegnato in un’attività antirapina. In località Locate Varesino intercettò due pregiudicati armati di kalashnikov, in fuga su una Fiat Croma rubata dopo una rapina appena compiuta. Valutando il rischio che potessero sottrarsi all’intervento delle pattuglie di rinforzo, decise di agire subito. Fu raggiunto da colpi d’arma da fuoco, rispose pur essendo gravemente ferito e cadde durante lo scontro. Il significato pubblico di quella morte sta anche nel contesto in cui maturò. D’Immè non perse la vita in una circostanza casuale, ma nel pieno di un servizio rivolto alla tutela della sicurezza collettiva. La Medaglia d’oro al valor militare alla memoria ha fissato questo dato sul piano istituzionale, trasformando un episodio di cronaca in un riferimento stabile per l’Arma. A Gela, dove era nato, quel nome continua a occupare uno spazio civile preciso.
Carabinieri e familiari rinnovano la commemorazione
La commemorazione di quest’anno ha avuto a Gela un tono raccolto e concreto. Le celebrazioni sono iniziate nella chiesa di San Giovanni Evangelista, nel quartiere Macchitella, con una messa di suffragio officiata dal cappellano militare della Legione Carabinieri Sicilia, don Salvatore Falzone, insieme al parroco don Giuseppe Siracusa. Poi il rito si è spostato al cimitero monumentale, davanti alla lapide del caduto, dove è stata deposta una corona d’alloro. La presenza dell’anziana madre e della sorella di D’Immè ha dato alla cerimonia un peso che nessun protocollo può sostituire. Accanto a loro c’erano autorità civili e militari, una rappresentanza dell’Associazione Nazionale Carabinieri e delegati delle associazioni professionali tra militari.
Da Gela a Como, il nome diventa presidio
Il legame tra memoria e luoghi è emerso con particolare evidenza in questi giorni. Dal 2010 la sede del Reparto Territoriale dei Carabinieri di Gela porta il nome di Sebastiano D’Immè, scelta che ha reso permanente la riconoscenza della città. A questo si è aggiunta, il 6 luglio, l’intitolazione della sede del Comando Provinciale di Como, alla presenza dei congiunti. Due città lontane, una siciliana e una lombarda, si ritrovano così dentro la stessa storia di servizio.

















