Dieci anni dopo la prima edizione, la sfida più importante appare vinta: riportare i giovani dentro uno dei luoghi simbolo di Milazzo e trasformarlo, per tre sere, in uno spazio vivo, contemporaneo e aperto alla contaminazione. Si è conclusa ieri, mercoledì 12 agosto, la decima edizione del Mish Mash Festival, che dal 10 agosto ha attraversato il Castello arabo-normanno con musica, arti visive, danza e performance.
Un’edizione dal forte valore simbolico, capace di restituire l’immagine di una cittadella fortificata animata fino a tarda notte da un pubblico prevalentemente giovane. Il dato più evidente è arrivato proprio durante l’ultima serata, quando gli spazi del Castello hanno registrato una presenza particolarmente numerosa. Una partecipazione che ha superato quella, già significativa, della sera precedente con Ditonellapiaga e ha accompagnato fino alla conclusione un festival costruito come un viaggio tra indie, cantautorato, elettronica e club culture. Questa grande partecipazione è stata indice di un pieno recupero degli spazi del Castello e dall’ampliamento della proposta.

Lucrezia Muscianisi, presidente dell’Associazione Culturale Mosaico, che organizza il festival, ha collegato il valore di questa edizione alla possibilità di tornare a utilizzare pienamente gli spazi del Castello: “Una delle particolarità di quest’anno è stata la riapertura dell’intera area. Abbiamo inoltre ampliato molto l’offerta, affiancando alla musica lo yoga al tramonto, lo spettacolo di danza all’aperto e una serie di servizi sui quali abbiamo lavorato a lungo”.
Il Castello trasformato dai linguaggi contemporanei
Il luogo non è stato una semplice cornice. Il Castello è diventato parte integrante del racconto del Mish Mash, attraverso una distribuzione degli appuntamenti tra il piazzale del Duomo e l’ex monastero benedettino. Il video mapping immersivo curato da Pixel Shapes ha ridisegnato gli spazi attraverso luci e immagini, mentre installazioni, mostre e performance hanno affiancato la programmazione musicale.
Il filo conduttore scelto per il decennale ha richiamato il viaggio, la mitologia greca e l’epica omerica, recuperando anche il legame simbolico tra Milazzo e la figura di Polifemo, presente fin dall’immaginario della prima edizione. In questa cornice si è inserita anche La tela di Penelope dell’Opificio del Movimento e delle Arti, proposta durante le tre giornate del festival.
Il risultato è stato un Castello vissuto in maniera diversa dal consueto: non soltanto visitato, ma attraversato e reinterpretato attraverso la musica, il movimento, le arti visive e la presenza di tanti giovani. È proprio questa relazione tra patrimonio culturale e linguaggi contemporanei a rappresentare uno dei risultati più significativi raggiunti dal festival.

Dall’apertura con Tutti Fenomeni a Ditonellapiaga
La prima serata ha aperto il percorso del decennale con Tutti Fenomeni e con gli altri artisti distribuiti tra il main stage e gli spazi dedicati ai live e ai dj set. Nei tre giorni si sono alternati, tra gli altri, Yīn Yīn, Turbolenta, Sam Ruffillo, Faccianuvola, Bouganville, Nico Arezzo, Le Feste Antonacci, Amore Audio e Pufuleti, insieme ai vincitori del contest “Figli delle Stelle” e ai protagonisti dei warm-up.
Tra i momenti più attesi della seconda serata, quello con Ditonellapiaga, arrivata a Milazzo dopo il terzo posto conquistato al Festival di Sanremo 2026 con Che fastidio! e la pubblicazione del nuovo album Miss Italia. Il concerto ha mostrato le diverse anime della sua scrittura, nella quale pop, ironia e osservazione sociale si incontrano senza perdere immediatezza.
Il pubblico ha partecipato soprattutto nei brani più conosciuti, accompagnando l’artista e trasformando il concerto in un dialogo continuo. Che fastidio! ha confermato la capacità di partire da insofferenze apparentemente personali per raccontare un sentimento nel quale molti riescono a riconoscersi. Anche i brani di Miss Italia hanno portato sul palco un percorso artistico costruito intorno all’identità, alla libertà e al rifiuto delle aspettative imposte.

TonyPitony tra musica, teatro e provocazione
La partecipazione è cresciuta ulteriormente nella serata conclusiva, che ha avuto tra i protagonisti più attesi TonyPitony. Il performer siciliano ha portato al Castello uno spettacolo nel quale canzone, teatro, comicità e provocazione si susseguono senza una separazione netta.
Con il volto nascosto dalla caratteristica maschera ispirata a Elvis Presley, e vestito come Fred Flintston, protagonista della fortunata serie animata Gli antenati, TonyPitony ha riproposto gli sketch che accompagnano abitualmente le sue esibizioni, spingendo il pubblico dentro un universo volutamente eccessivo e surreale. Lo spettacolo si è concluso con l’ingresso delle figure di Vittorio Brumotti e del Gabibbo, ormai elementi ricorrenti della sua narrazione scenica.
Tra i momenti più partecipati anche Mi piacciono le nere, uno dei brani che hanno maggiormente contribuito alla sua diffusione sui social e, in particolare, su Instagram. Il titolo gioca volutamente sull’ambiguità, meccanismo sul quale si fonda buona parte della sua scrittura.
Ditonellapiaga e TonyPitony, pur attraverso linguaggi e percorsi differenti, hanno mostrato due modi di usare l’ironia per superare schemi e convenzioni. La prima la trasforma in uno strumento di lettura delle contraddizioni del mondo femminile, il secondo la porta verso la provocazione. Entrambi hanno contribuito a rendere più accessibili al grande pubblico linguaggi un tempo considerati difficili da collocare nel pop tradizionale, confermando come anche leggerezza, paradosso e dissacrazione possano diventare strumenti di espressione artistica.
“La sfida rimane quella di portare musica indipendente e contemporanea all’interno di un luogo come il Castello, valorizzandolo attraverso linguaggi capaci di parlare alle generazioni più giovani” spiega Muscianisi.

Un traguardo che diventa un nuovo punto di partenza
Il decennale non ha rappresentato soltanto una celebrazione del percorso compiuto. Ha mostrato la capacità del Mish Mash di crescere mantenendo riconoscibile la propria identità: un festival indipendente, costruito attraverso l’incontro tra generi, artisti affermati, nuovi talenti e differenti forme espressive.
Il risultato più soddisfacente resta probabilmente l’immagine del Castello pieno di giovani. Un bene monumentale che, attraverso il festival, non rimane immobile nel proprio passato, ma torna a essere abitato e riconosciuto dalle nuove generazioni come uno spazio nel quale incontrarsi e costruire esperienze condivise.
“Essere arrivati alla decima edizione rappresenta già un traguardo importante. La sfida, però, resta sempre la stessa: continuare a portare la musica indipendente e contemporanea dentro il Castello e fare in modo che questo patrimonio non rimanga chiuso simbolicamente sotto una teca di vetro, ma continui a vivere e a parlare alle nuove generazioni”.
Dopo tre serate e una chiusura segnata da una partecipazione particolarmente ampia, il festival guarda già avanti. L’obiettivo è continuare a crescere senza perdere la propria natura e rafforzare, anno dopo anno, il rapporto tra musica contemporanea, territorio e patrimonio culturale.


















