L’8 settembre, Giornata internazionale dell’alfabetizzazione, costringe la Sicilia a misurarsi con una parola usata spesso in modo impreciso: dispersione. Abbandono precoce, assenze, competenze insufficienti e uscita dal sistema formativo descrivono problemi collegati, ma non sono la stessa cosa.
Nel Documento di economia e finanza regionale, sulla base dei dati disponibili per il 2023, la quota di giovani fra 18 e 24 anni con al massimo la licenza media e fuori da istruzione o formazione è indicata al 17,1% in Sicilia. Nello stesso confronto l’Italia è al 10,4% e il Mezzogiorno al 14,6%.
Che cosa misura quel 17,1%
L’indicatore europeo sugli abbandoni precoci non conta semplicemente chi interrompe una scuola durante l’anno. Osserva una fascia d’età e verifica il titolo raggiunto e la partecipazione recente a percorsi di istruzione o formazione. È utile per confrontare territori, ma non descrive ogni storia individuale.
La dispersione “implicita” è un’altra cosa: riguarda studenti che arrivano alla fine del percorso senza competenze di base adeguate, secondo le prove utilizzate per misurarle. Sommare o alternare queste percentuali come se fossero equivalenti produce titoli allarmistici e analisi sbagliate.
Non esiste una sola causa
Povertà familiare, trasporti difficili, fragilità abitative, lavoro precoce, disabilità non sostenute e rapporto discontinuo fra scuola e territorio possono accumularsi. Anche la qualità degli edifici, il tempo pieno e la stabilità degli insegnanti incidono sulla capacità di una scuola di trattenere gli studenti.
Attribuire tutto a famiglie “disinteressate” sposta la responsabilità su chi dispone di meno risorse. Allo stesso modo, pensare che basti un singolo progetto extracurricolare significa ignorare che l’abbandono matura spesso lentamente, attraverso assenze ripetute e risultati che peggiorano.
Che cosa fanno le scuole che reagiscono
Le esperienze più solide combinano presenza quotidiana e rete territoriale: monitoraggio tempestivo delle assenze, tutoraggio, laboratori, orientamento, sostegno psicologico e dialogo con servizi sociali e famiglie. Il risultato non dipende da un format identico per tutti, ma dalla continuità degli adulti coinvolti.
I finanziamenti del PNRR e i programmi contro i divari territoriali possono rafforzare queste azioni, purché non si esauriscano alla fine del progetto. Servono dati che seguano gli studenti nel tempo e permettano di capire quali interventi riducono davvero le uscite.
La percentuale regionale è una spia, non una condanna. Leggerla correttamente significa distinguere gli indicatori e osservare provincia per provincia, scuola per scuola. La lotta alla dispersione comincia quando il numero smette di essere un’etichetta sulla Sicilia e diventa uno strumento per intervenire prima che un ragazzo scompaia dal registro.


















