La Sicilia resta in “zona rossa” sul fronte della sicurezza sul lavoro. A delineare il quadro sono i dati forniti dal Dipartimento regionale del lavoro alla Cgil Sicilia, in risposta a una richiesta di accesso civico generalizzato presentata dal sindacato. Numeri che evidenziano una riduzione dei controlli, una crescita delle irregolarità e un aumento degli infortuni mortali.
Uno dei principali elementi di criticità riguarda il personale destinato alle attività ispettive. La Regione dispone infatti di appena 110 tra ispettori e personale del nucleo dei carabinieri, a fronte di un fabbisogno dichiarato di 303 unità.
Una differenza che, secondo la Cgil, si riflette direttamente sulla capacità di prevenire e contrastare le violazioni nei luoghi di lavoro. Nel 2024 le aziende controllate erano 3.817, mentre nel 2025 sono scese a 3.244. Parallelamente, il sindacato segnala un aumento delle irregolarità riscontrate.
“Emerge che la Regione dispone di 110 tra ispettori e personale del nucleo dei carabinieri a fronte di un fabbisogno dichiarato di 303 unità. E che negli anni 2024 e 2025 sono diminuite le ispezioni e si sono registrate più irregolarità” spiegano il segretario generale della Cgil Sicilia Alfio Mannino e il segretario confederale regionale Francesco Lucchesi.
Aumentano gli infortuni e soprattutto quelli mortali
Il dato più preoccupante riguarda gli infortuni sul lavoro. Nel 2025 le denunce sono cresciute del 3,5% rispetto all’anno precedente. Ancora più marcato è l’incremento delle denunce di infortuni mortali, passate dalle 81 del 2024 alle 94 del 2025, con una crescita del 16%. Un aumento particolarmente significativo se confrontato con la media nazionale, indicata dalla Cgil allo 0,3%.
Anche gli incidenti mortali in itinere, cioè quelli avvenuti durante il tragitto tra casa e luogo di lavoro, hanno registrato un forte incremento: sono passati da 16 a 30.
Secondo Mannino e Lucchesi, il tema della sicurezza non può però essere affrontato soltanto attraverso i controlli, ma deve tenere conto anche dell’organizzazione concreta del lavoro. “Organizzazione del lavoro, tempi, turnazioni, mezzi utilizzati, stress e fatica concorrono a determinare il rischio e devono entrare nelle politiche regionali di prevenzione”, sottolineano.
Più controlli e formazione
Per la Cgil Sicilia, alla luce dei dati, diventa necessario intervenire soprattutto nei comparti maggiormente esposti agli incidenti, affiancando ai controlli una maggiore attenzione alla formazione sulla sicurezza.
Il quadro delineato dal sindacato riguarda quindi due fronti strettamente collegati: da una parte la disponibilità di personale sufficiente per effettuare le verifiche, dall’altra la necessità di costruire una cultura della prevenzione capace di intervenire prima che si verifichino gli incidenti.
Particolare attenzione viene chiesta anche per le categorie considerate più vulnerabili nel mercato del lavoro. Tra queste ci sono lavoratori stranieri e over 60, che nel 2025, secondo i dati citati dalla Cgil, hanno rappresentato complessivamente il 31,25% dei morti sul lavoro.
La richiesta del sindacato è quindi quella di mettere la sicurezza al centro delle politiche regionali con interventi strutturali. La Cgil invoca “una vera politica regionale per la salute e la sicurezza, fondata su più ispettori, più controlli e più formazione.





















