Giorgia Nunnari
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Messinese classe '95, amo l'arte, la letteratura e tutto ciò che comunica e unisce. Durante l'infanzia ho girato un po' ma poi lo Stretto mi ha richiamata a casa. Oggi vi racconto Messina e i messinesi.

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Franca Viola e la lotta contro il matrimonio riparatore: 43 anni fa l’abrogazione dell’articolo 544

Dal "no" di Franca Viola cambia la storia dell'Italia. A soli 17 anni, insieme al padre Bernardo, si è battuta contro il matrimonio riparatore e ha vinto

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Sono passati solo 43 anni da quel 5 agosto 1981 che sancì l’abrogazione dell’articolo 544 del Codice Civile, che per anni aveva concesso l’assoluzione agli stupratori che sposavano le vittime delle proprie violenze. Un fenomeno comunemente conosciuto come matrimonio riparatore. A porre le basi per questo importante passo in avanti della nostra società, fu il “no” pronunciato dalla siciliana Franca Viola dopo essere stata rapita e violentata. Dalle vicende che la riguardano e la data dell’effettiva condanna di questa pratica, attraverso l’articolo 1 della legge 422, sono però passati altri 16 anni. 

La storia di Franca Viola, che per prima si oppose al matrimonio riparatore

La storia di Franca Viola è da contestualizzare nel 1965, ad Alcamo, a Trapani. All’epoca era una ragazza di soli 17 anni. In passato aveva frequentato Filippo Melodia, con il benestare delle famiglie, finché non si era venuto a sapere del coinvolgimento di quest’ultimo con Cosa Nostra. Venne infatti arrestato per furto e appartenenza a una banda mafiosa. “Mi cadde dal cuore”, racconterà poi lei nel sottolineare il suo rifiuto a quel contesto. Il fidanzamento venne sciolto ma Melodia non lo accettò. Inizialmente puntò a far cedere Bernardo Viola, padre di Franca, con i più classici metodi mafiosi: danni alle proprietà, minacce e atti intimidatori.

Poi, di fronte alla forza della famiglia, che continuò a opporsi alle sue richieste, decise di rapire la giovane. Il 26 dicembre 1965 dodici appartenenti al clan di Melodia fecero irruzione a casa Viola e portano via Franca e il fratellino minore, che si era attaccato alle sue gambe in un disperato tentativo di salvarla. Mariano Viola venne rilasciato subito dopo, ma per la ragazza seguirono otto giorni di segregazione e violenze. La liberazione avvenne infine grazie alla collaborazione tra la Polizia di Alcamo e Bernardo Viola, che finse di acconsentire al matrimonio riparatore per tendere a Filippo una trappola.

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Franca Viola

Il contesto siciliano e le responsabilità del Codice Penale

Ai tempi del processo a Filippo Melodia, in un articolo su L’Ora, Leonardo Sciascia accusò esplicitamente il sistema di essere non solo complice, ma istigatore del delitto perpetrato ai danni di Franca Viola e di innumerevoli ragazze prima di lei. “C’è un altro imputato ed è il Codice Penale”, scrisse. Quando si parla di “cultura dello stupro” si fa riferimento proprio al modo in cui questo tipo di violenza per anni è stata normalizzata e addirittura prevista dalla legge, tanto da essere radicata nella società.

Le azioni riprovevoli di Melodia erano legate, in particolare, all’articolo 544, che estingueva il reato di “ratto ai fini di matrimonio”, previsto dall’articolo 522, per “causa speciale”. “Il matrimonio che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”, recitava l’articolo.

Franca Viola ebbe il coraggio di prendere una decisione rivoluzionaria, che troppo spesso venne attribuita esclusivamente al padre, Bernardo Viola, che pur la sostenne fino alla fine. “Non mi piegherò alla violenza e ai pregiudizi. Perché la mia vita dev’essere condizionata da una barbara usanza?”, disse pubblicamente la ragazza. Oltre al Codice Penale, però, c’era da cambiare un’intera società, da sradicare il mito della verginità e la mentalità diffusa secondo la quale una donna e la sua intera famiglia avrebbero perso con essa anche “l’onore”, persino a prescindere dal fatto che l’illibatezza le fosse stata sottratta contro la sua volontà. 

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Il processo di Franca Viola e l’opinione pubblica 

Dopo la violenza carnale, Franca Viola dovette affrontare anche quella inflitta dalle voci che la definivano il disonore del paese. Nel frattempo, l’attenzione mediatica era altissima, anche perché il rapimento non era stato percepito come l’atto di un singolo uomo, ma il disegno criminale di un’organizzazione. Il processo, inoltre, fu il primo di questo tipo in Italia.

Anche stampa e opinione pubblica si divisero: c’era chi dipingeva la ragazza come un’eroina, chi invece attribuiva questo ruolo al padre, che in effetti continuò a difendere e sostenere fermamente la figlia, ma dietro questa concezione c’era sempre l’idea dell’uomo “padrone” del destino della donna. Infine, c’era anche chi credeva alla tesi della “fuitina” esposta dalla difesa. Per screditare Franca Viola, l’avvocato di Filippo Melodia arrivò anche ad affermare che il primo rapporto tra i due fosse precedente al rapimento e a chiedere una perizia medica per appurarlo. Furono persino invitati gli intellettuali del Nord a starne fuori, come se fosse una questione territoriale.

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Il giornale Epoca racconta il processo di Franca Viola

Franca Viola si trovò sia a dover ribadire il suo no a Filippo Melodia che a dover spiegare di non essere stata costretta dal padre nella sua decisione. “Non sono proprietà di nessuno”, questa la sua dichiarazione che diventerà fonte di ispirazione per moltissime altre ragazze. Nonostante le difficoltà, le cose iniziarono a cambiare. Si iniziò a parlare di “autodeterminazione sentimentale“. Lettere di solidarietà e di stima arrivavano dalle donne di tutta Italia e, in particolare, di tutta la Sicilia. Partirono anche alcune collette, che aiutarono la famiglia Viola nelle spese legali.

La rivista Epoca organizzò un vero e proprio dibattito pubblico ad Alcamo, dal quale emersero diverse opinioni favorevoli alla scelta di Franca Viola. Alcuni uomini affermarono pubblicamente che avrebbero sposato una ragazza come lei (nonostante “l’onore perso”). Qualcun altro, però, espresse preoccupazione riguardo le possibili ripercussioni criminali e una donna manifestò scetticismo, accusandoli di temere “quello che verrebbe detto” più della mafia. Nonostante i dubbi sulla genuinità di certe opinioni, quelle domande e discussioni furono un primo passo verso un cambiamento più concreto. 

I risultati del processo e l’abrogazione del matrimonio riparatore

Alla fine del processo, la famiglia Viola ebbe la meglio e due anni dopo Franca sposò Giuseppe Ruisi. Per amore. Filippo Melodia venne condannato a 11 anni di carcere. È il primo passo anche per l’abolizione del matrimonio riparatore sancito dall’articolo 544, che l’avvocato dell’accusa Ludovico Corrao aveva iniziato a invocare molto presto. L’iter fu però lento e tortuoso. Ci vollero 16 anni. Altri 15 anni, poi, sono stati necessari perché lo stupro venisse riconosciuto come reato contro la persona e non più solo contro la morale. Una vicinanza nel tempo che deve far riflettere ancora di più sull’importanza delle conquiste fatte e la necessità di lavorare ancora.

Franca Viola in una delle sue rare recenti apparizioni pubbliche

Franca Viola, dopo il suo contributo prezioso al Paese, ha preferito continuare a vivere nella riservatezza. L’8 marzo del 2014 l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano le ha assegnato l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. “Oggi – ha detto Franca a Riccarco Vescovo in un’intervista del 2006 – consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa, loro possono farlo guardando nei loro cuori”.

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