Così come accade già da alcuni anni, le Orestiadi di Gibellina, terminano al Cretto di Alberto Burri. Lì dove c’era la vecchia Gibellina, oggi rappresentata dall’opera di Land Art più grande e conosciuta del maestro Burri, si conclude la 43° edizione del festival. Una kermesse nata per dare nuova vita grazie all’arte ad un territorio devastato dal terremoto.
L’iniziativa fortemente voluta da Ludovico Corrao, sindaco della città che ne ha guidato la rinascita negli anni del post terremoto e scomparso 13 anni fa, si è conclusa il 10 agosto, dopo quasi un mese di incontri ed eventi con artisti provenienti da tutta Italia.
Le Orestiadi di Gibellina, termina la 43° edizione
Le ultime due date del festival si sono chiuse con il tutto esaurito.
Sabato è andata in scena “La Scomparsa”, performance speciale di Davide Enia, Serena Ganci e Olivier Dubois, con la partecipazione di Nicola Manzoni e Stephanie Taillandier. In occasione dell’ultima serata, dedicata alla forza delle parole di Danilo Dolci con poesie, racconti e riflessioni lette da Claudio Gioè e Vincenzo Pirrotta, anticipate dai paesaggi sonori di N.A.I.P e con la chiusura musicale di Lello Analfino, l’attore siciliano Claudio Gioè, ha ricevuto dal sindaco Salvatore Sutera, la cittadinanza onoraria della città di Gibellina.

“Per la passione e l’attenzione rivolti verso la città di Gibellina, attraverso i diversi progetti teatrali portati in scena, in questi anni, con generosità nel Festival delle Orestiadi, ma anche per la bella puntata di Màkari che ha raccontato con cura l’identità contemporanea della nostra Città, a Claudio Gioè, testimonial d’eccezione e promotore in Italia dell’immagine della città di Gibellina, il sindaco Salvatore Sutera, la Giunta e il Consiglio Comunale conferiscono la cittadinanza onoraria della Città.”
Orestiadi di Gibellina, l’intervista ad Alfio Scuderi

“Siamo contenti di avere immaginato un percorso che è partito e si è costruito intorno alla forza delle parole – dichiara Alfio Scuderi, direttore artistico festival delle Orestiadi -. Abbiamo raccontato delle storie forti e abbiamo preso le parole di tanti autori importanti. Abbiamo iniziato con Gaber e con Flaiano e concluso con la scomparsa di Davide Enia e l’omaggio a Danilo Dolci, che nel 1970 denunciò proprio la situazione che stavano vivendo nel Belìce gli sfollati dopo il terremoto. Il festival ha messo al centro della sua programmazione la parola, gli intellettuali, la scrittura e il senso. Il Grande Cretto è il luogo simbolo di Gibellina, ma è anche il luogo simbolo del progetto che Gibellina rappresenta e che ha costruito a partire da quella tragedia del terremoto che ha distrutto la città. Però da quella tragedia è partita una nuova storia, una nuova identità basata sull’arte contemporanea e il Cretto di Burri ne è la rappresentazione migliore. Questo evento finale, qui al cretto di Burri, racconta esattamente il progetto di questi 43 anni di Orestiadi di Gibellina che mettono in relazione l’arte contemporanea con il teatro, la parola con la musica, con la danza. E tutto questo in una parola si chiama arte contemporanea”

“Il festival delle Orestiadi – afferma il presidente della Fondazione Orestiadi, Calogero Pumilia – come avviene da qualche anno, termina in una location di straordinario impatto, che racconta di per sé un pezzo importante della storia di questa città di Gibellina. Il teatro è, ormai da 43 anni, uno degli elementi costitutivi della nuova realtà di Gibellina. Ha rappresentato un richiamo notevole, naturalmente non solo per Gibellina, ma per la Sicilia e per l’Italia. Le Orestiadi è uno dei Festival di maggiore longevità, 43 anni danno il senso di saper rimanere e di sapersi rinnovare costantemente. E lo facciamo in questo Cretto, in questa fessura generata dal terremoto che attraverso un grande artista, Alberto Burri, è riuscito a dare un sudario che conserva la memoria di quello che era Gibellina, di quello che fu una realtà distrutta dal terremoto, ma che ha avuto la capacità di riprendere la strada della nuova vita, di una nuova identità”.

“Il Cretto – dice l’attore Davide Enia – è un luogo che ha una potenza reale, standoci sopra, camminandoci dentro, perché è uno di quei luoghi fisicamente connessi con l’apparizione del sacro. Ed è ovviamente, per tutti noi che siamo stati coinvolti in questo lavoro, un enorme privilegio oltre che un modo di calibrare sempre di più il tipo di mestiere che facciamo”.



















