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Timpa Leucatia, un’area ricca di flora e fauna all’interno di Catania da valorizzare e preservare

Tra le costruzioni e le strade della città di Catania c'è un ecosistema da scoprire e preservare, un'area ricca di specie animali e piante rare messe a rischio dall'incedere dell'urbanizzazione

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Un giardino segreto in mezzo alle costruzioni e alle strade di Catania da valorizzare. È la Timpa Leucatia, una distesa di 45 ettari consistente in tre zone: la Villa Papale, costruita nel XVI secolo dai monaci benedettini; il Monte S. Paolillo, che si trova nella parte nord di via Pietra Dell’Ova; il Pianoro, corrispondente alla zona antistante lo svincolo di Canalicchio della diramazione dell’autostrada A18 Messina-Catania. L’area si trova nella zona nord della città, precisamente tra i quartieri Barriera del Bosco e Canalicchio, al confine con la parte sud del Comune di S.Agata Li Battiati.

La Timpa Leucatia, un ecosistema da proteggere e valorizzare

Perché la Timpa Leucatia è un bene che non va dimenticato? Questo luogo, per gran parte umido, in quanto attraversato dal torrente Leucatia, un tempo affluente del fiume Longane, accoglie diverse specie rare di piante e animali, come la menta d’acqua, il crescione, la quercia virgiliana, la cannuccia di palude, la gallinelle d’acqua, l’usignolo e il granchio di fiume. È qui che sorgeva inoltre l’acquedotto dei monaci benedettini, di cui sono ancora visibili i resti lungo la via Tito Manlio Manzella, che in precedenza collegava la stessa zona all’area che corrisponde all’odierna piazza Dante. L’area, infine, può vantare illustri citazioni, non ultima quella del Filoteo, che ne parla all’interno della sua opera Siculi Aetna Topographia Atque Eius Incendiorum Historia

Timpa Leucatia

Il delegato della Lipu a Catania, Pippo Rannisi, ha fatto il quadro della situazione attuale partendo da una descrizione dettagliata dell’intero ambiente. “È un ecosistema umido circondato completamente da case. Il valore scientifico enorme è enorme, dato che contiene delle specie che sono rimaste dentro la città. Inoltre, ha anche un grande valore paesaggistico ed ecologico. Da un punto di vista faunistico, si registra la presenza del granchio di fiume, perché questa era una zona d’acqua collegata ad altre aree simili. Inoltre, data la presenza anche di specie di anfibi, come il discoglosso, o invertebrati e uccelli come la poiana o il gheppio, va preservato. Le sorgenti di acqua una volta venivano convogliate tramite l’acquedotto dei Benedettini”.

Negli anni, si è parlato tante volte di come dare valore a quest’area: in diversi punti, infatti, la zona presenta le caratteristiche tipiche del degrado, con parecchi cumuli di spazzatura diffusi. Alle parole e alle intenzioni, ad oggi, non hanno fatto seguito le necessarie azioni. Anzi, nella parte alta della Timpa si sta anche costruendo. Le associazioni ambientaliste si sono spesso battute affinché la zona, colpita tempo fa anche da un incendio, venga sfruttata e non deturpata.

Le lotte per valorizzare l’area della Timpa Leucatia e l’uso delle acque della sorgente

Le difficoltà, nonostante questi tentativi, restano. Si continua a lottare per salvare l’intero ecosistema, sebbene l’area ormai immersa in un contesto urbanizzato. “Ci sono – ha proseguito Pippo Rannisi – terreni privati e terreni pubblici, quindi in questo momento i secondi sono della collettività. Ma per gli altri ci vorrebbe un accordo con il privato per un gestione complessiva. L’idea migliore è quella di creare una riserva naturale, ma purtroppo in questo momento ci sono due terreni in cui si sta costruendo. Noi dobbiamo lavorare o per ottenere una riserva naturale o per realizzare un parco del Comune di Catania. Il Comune di S.Agata Li Battiati ha vincolato tutta la sua area, che da un punto di vista ecologico ha un valore, anche se gli uccelli rapaci sono a rischio. Se riuscissimo a far sopravvivere lì queste specie sarebbe un grande risultato di civiltà per Catania. Da quel punto partiva una sorgente che dava acqua a buona parte della città. Ci sono aree in città che non si dovrebbero toccare, come le lave residue dell’Etna nei pressi della circonvallazione o il fiume Acquicella, perché sono testimonianze di quello che era una volta Catania”.

Timpa Leucatia vista del vecchio acquedotto

Di recente è stato approvato un progetto per l’utilizzo delle acque della sorgente nell’irrigazione del vicino parco Gioeni. “È utile – ha concluso Rannisi – che queste acque, che affiorano tra lo strato permeabile soprastante e quello impermeabile delle vecchie colline argillose, vengano trasferite ai parchi senza attingere ad acque potabili. Il Comune di Catania sta realizzando un sistema di irrigazione all’interno del parco Gioeni, che verrà alimentato proprio con queste acque”.

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