Se, e quando, la proposta di Regolamento europeo sul rimpatrio dei migranti irregolari concluderà l’iter (lungo) per sostituire l’attuale direttiva, per i 27 Stati dell’Unione sarà vincolante adottare l’ordine di rimpatrio europeo. Eccola la novità, presentata martedì 11 marzo al Parlamento europeo riunito a Strasburgo in sessione plenaria assieme a una lunga lista di misure, decisamente più restrittive rispetto alle attuali, per velocizzare i rimpatri dei migranti irregolari presenti in Europa e rafforzare il controllo sui confini UE.

Un regolamento al posto della attuale Direttiva sui migranti
Se approvato da Parlamento e Consiglio europeo, il regolamento diventerà vincolante per tutti i Paesi membri, sostituendo la direttiva attuale e uniformando le procedure che, a oggi, sono demandate alla legislazione del singolo Stato. Uno dei punti chiave riguarda la possibilità per gli Stati membri di trasferire migranti irregolari in attesa di espulsione presso return hubs situati fuori dal territorio comunitario.
Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione Europea, ha spiegato che questi centri offriranno “condizioni molto stringenti” e accoglieranno solo persone con un ordine di espulsione. Diversamente dal centro modello italiano sperimentato in Albania, che includeva anche richiedenti asilo in attesa di risposta, i return hubs europei mirano a velocizzare i rimpatri senza trasferimenti preventivi. Di “modello Italia che fa breccia in Europa” parla l’eurodeputato siciliano Ruggero Razza, eurodeputato del gruppo FdI/Ecr.
Rimpatri fermi al 21%
La proposta della Commissione interviene anche sulle procedure di espulsione, tradizionalmente lunghe e complesse, facilitando il riconoscimento reciproco degli ordini di rimpatrio tra gli Stati membri e, nelle intenzioni della Commissione, punta a intensificare i rimpatri, attualmente inchiodati al 21% di espulsioni effettive a causa di accordi bilaterali inefficaci, burocrazia complessa e vincoli giuridici.
Come era scontato, già nel primo dibattito in plenaria è emersa la netta opposizione ai return hubs fuori dall’Unione da parte dei Socialisti e Democratici e dei Verdi che ritengono i centri in contrasto con gli obblighi umanitari ed internazionali. Di offesa ai siciliani e violazione della Carta di Palermo, parla Leoluca Orlando, eurodeputato dei Verdi.
Il confronto, che non c’è dubbio sarà aspro, è comunque solo all’inizio e il negoziato, nei vari passaggi necessari per arrivare all’approvazione del Parlamento e del Consiglio, sarà lungo.




















