Palermo fa da sfondo a una moltitudine di racconti misteriosi: dalla storia della Vecchia dell’aceto a quella di Peppa La Sarda, sono diverse le leggende che aleggiano per le strade della città. Con la cooperativa turistica Terradamare siamo andati alla scoperta del mito dei Beati Paoli, protagonisti del celebre ed omonimo romanzo dello scrittore siciliano Luigi Natoli. Il libro venne inizialmente pubblicato a puntate sul Giornale di Sicilia, tra il 1909 e il 1910, e narra la storia di un’organizzazione segreta dedita a operare nell’ombra e a fare giustizia privatamente, in una Palermo a cavallo tra il Seicento e il Settecento. All’interno del romanzo, l’autore nomina diversi luoghi realmente esistiti nel capoluogo siciliano. Alcuni sono sotterranei, tra tunnel e grotte, non più accessibili. Altri, invece, sono ancora oggi visitabili alla luce del sole, da Porta Carini a Piazza Beati Paoli. Una combinazione di elementi di fantasia ed elementi reali. È proprio questo espediente narrativo che contribuisce, tuttora, a creare confusione e mistero intorno alla setta, alimentando l’idea, nel lettore, che si tratti di una storia vera.
Il tour di Terradamare: “Nel ventre di Palermo. Il mito dei Beati Paoli”
Il tour di Terradamare passa tra le vie del Capo con diverse tappe lungo il percorso: la prima è al Cortile Ecce Homo, nel cuore dello storico mercato, proseguendo poi verso la Chiesa di Santa Maria della Mercede, citata all’interno de I Beati Paoli perché situata esattamente di fronte Palazzo Serenario, a sua volta parte del racconto perché dimora del personaggio di Don Raimondo della Motta. Si prosegue poi per i vicoli del quartiere che, secondo la leggenda, fecero da passaggi segreti, durante le ore notturne, per le riunioni tra i membri dell’organizzazione segreta, fino a raggiungere via dei Beati Paoli, dove con una targa è segnato il luogo dell’antica sede del gruppo.
Da qui, a pochi passi, si giunge a Piazza Beati Paoli, che ospita un chiosco dedicato proprio alla storia dello scrittore Luigi Natoli, con uno dei membri del gruppo che viene rappresentato in cima alla struttura, e la Chiesa di Santa Maria di Gesù al Capo, nel romanzo Chiesa della Maruzza. È all’esterno di quest’ultima che, facendo attenzione, si possono notare dei simboli legati alla massoneria di cui, secondo alcuni studi, potrebbe aver fatto parte proprio l’autore del libro sui Beati Paoli. Secondo questa teoria, il suo racconto sarebbe ispirato proprio dalla loggia di appartenenza.
La passeggiata guidata si conclude a Piazza San Giovanni alla Guilla, ai tempi chiamata la Cuncuma, dove una mattonella riprende la figura di un uomo incappucciato con un rosario in mano: Luigi Natoli racconta infatti che i Beati Paoli fossero legati alla devozione di San Paolo e che, per raccogliere le testimonianze del popolo, si fingessero dei frati per ascoltarne le confessioni. “Insorgevano per difendere, proteggere i deboli, impedire le ingiustizie e e le violenze: erano uno Stato dentro lo Stato, formidabile perché occulto, terribile perché giudicava senza appello, puniva senza pietà, colpiva senza fallire”.


















