La Settimana Santa a Ispica celebra un ritorno alle radici della fede attraverso la storia di riti arcaici. A Ispica, uno dei più rilevanti poli barocchi del sud-est siciliano, le tradizioni devozionali che si osservano per la Settimana Santa dalla metà del 1700 superano la basilare funzione di annuncio cristiano di speranza e di rinascita. E si confermano come unicità etnografica sempre più apprezzata. Da anni, sono infatti oltre 40mila i visitatori che raggiungono appositamente questa cittadina ragusana di 16mila abitanti, famosa per le sue chiese tardo-barocche e i palazzi di stile Liberty, per assistere, nell’arco che va dall’ultimo venerdì di Quaresima al Lunedì dell’Angelo, a celebrazioni devozionali molto particolari. Quest’anno, ancora di più, per via della ricorrenza del Giubileo.
La Settimana Santa a Ispica in occasione del Giubileo
Ogni 25 anni infatti, le due processioni del giovedì e del venerdì santo, a seguito delle rispettive statue del Cristo flagellato alla colonna e del Cristo alla croce – i cui fercoli, pesantissimi, vengono trasportati dai componenti delle relative confraternite, quella dei cavari legata alla chiesa di Santa Maria Maggiore e dei nunziatari afferenti a quella di Santa Maria Annunziata – si spingono fino a dentro la Cava d’Ispica, l’area rupestre nella quale era allocato l’abitato fino al devastante sisma che nel 1693 devastò l’intera Val di Noto. Destinazioni rispettive delle due processioni, all’interno di questa affascinante vallata fluviale tutelata come parco archeologico, sono le chiese rupestri di Santa Maria e di San Nicola.

Un ritorno, dunque, alla culla originaria di questa città, ricostruita fuori e al di sopra della Cava dalle stesse maestranze edili e dagli stessi scalpellini che, in pochi decenni, riuscirono a far risplendere molti centri della val di Noto come un grande teatro barocco. Un patrimonio architettonico, quello di Ispica, fino al 1935 chiamata Spaccaforno e il cui nome originerebbe da Hyspa, il torrente di Cava d’Ispica, del tutto organico a quello degli altri centri barocchi della provincia ragusana e siracusana. Rispetto ai monumenti di Noto, Ragusa Ibla e Palazzolo Acreide, Scicli e Modica, però, Ispica porta immeritatamente il neo del mancato inserimento nel circuito del barocco tutelato nella heritage list dell’Unesco. Un’occasione persa per scarsa lungimiranza amministrativa, poco più di 20 anni fa. Adesso il comune, famoso anche per la fertilità del suo territorio e per una produzione agricola d’alta qualità in cui spicca quella della Carota di Ispica Igp, punta a colmare questo gap, facendo leva proprio su indubbie potenzialità legate alla sua offerta culturale.
“Un evento che attira non solo le comunità della provincia ragusana ma anche tanti viaggiatori che giungono da altre località – dice l’assessore regionale al turismo Elvira Amata -, anche il territorio di Ispica è entrato a pieno titolo tra quelli che in Sicilia vengono preferiti dai viaggiatori stranieri, specialmente durante i primi 4 mesi dell’anno”.

“Sono segni di un progressivo allungamento della stagionalità turistica e eventi come questi della Settimana Santa rafforzano l’identità locale, completano l’offerta turistica del territorio e ne arricchiscono l’attrattività”. Necessario però potenziare l’offerta ricettiva, comunque in crescita, dato che da anni gli 11 giorni del palinsesto pasquale di Ispica fa registrare un flusso di visitatori mai inferiore alle 40 mila unità. “Le manifestazioni pasquali – continua Elvira Amata – possono diventare strumento d’attrazione turistica per avvicinare visitatori italiani e stranieri al Parco archeologico della Cava e alle chiese della città, ricche di opere d’arte, a cominciare dai dipinti di Olivio Sozzi e Vito D’Anna, capi scuola del filone tardo- barocco”, afferma il sindaco di Ispica Innocenzo Leontini.
Non è un caso che nei giorni scorsi dall’assessorato al turismo della regione sia arrivata la decisione di inserire le manifestazioni pasquali della cittadina ragusana, già inclusi dal 2014 nel registro Unesco del patrimonio immateriale della Sicilia, nel calendario degli eventi di forte richiamo turistico della Regione Siciliana per il prossimo biennio 2026-2027.

Ispica, la Settimana Santa tra Storia, Religione, Appartenenza
Con il loro tasso di commozione popolare e, soprattutto nel passato, di acceso campanilismo tra le due arciconfraternite – i cavari, vestiti di rosso esprimono la loro estrazione popolare, di lavoratori, mentre i nunziatari, vestiti di azzurro, come il manto della Madonna, rappresentano la classe benestante, dei possidenti – le due processioni testimoniano un forte sentimento religioso che si intensifica nell’anno giubilare proprio con la discesa alla Cava: “è il luogo di maggior valore identitario per la nostra popolazione – spiega Leontini –, oltre a sciami di migliaia di persone, sono moltissime anche le famiglie che si affacciano versando le stesse lacrime di commozione, ringraziamento e speranza, al pari dei loro avi e come avviene ormai da 3 secoli”.
Ma densi di emozioni sono anche le altre manifestazioni etnografiche a margine. Come il Venniri ra Santa Cascia, ossia il penultimo venerdì di Quaresima, in cui si svolge la processione per le vie della città appresso all’antica urna in argento e bronzo dorato. Mentre il sabato santo è una giornata che non prevede processioni, l’emozione torna alta la domenica di Pasqua, con il rito dell’Incontro tra la statua del Cristo risorto e quella della Madonna, tra spari di moschetterie, lanci di biglietti augurali e il grido dei nunziatari accompagnati dalla banda musicale: “Eppicciuotti Viva lu Patri, viva lu Patri”.
Il brand della Settimana Santa induce a scoprire anche gli aspetti naturalistici e archeologici di Ispica. “Nei prossimi giorni avvieremo una serie di iniziative d’intrattenimento nell’area del Parco della Forza, all’interno di Cava d’Ispica – dice Giorgio Caccamo presidente della Pro Loco Spaccaforno – Un info point metterà a disposizione tutte le informazioni su pic-nic con la distribuzione di cestini preparati dai ragazzi del servizio civile, nonché su passeggiate a cavallo e trekking nell’area archeologica”.



















