Il 24 maggio del 1935 nasceva a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, Piersanti Mattarella, figura limpida e coraggiosa della politica italiana del Novecento. Uomo di visione e di rigore morale, venne assassinato brutalmente dalla mafia il 6 gennaio del 1980 a Palermo, mentre era presidente della Regione Siciliana.
A distanza di decenni dalla sua morte, il nome di Piersanti Mattarella continua a evocare un’idea precisa di politica: quella fatta con sobrietà, onestà, spirito riformatore e una profonda fede nelle istituzioni democratiche. Nel giorno della sua nascita, ricordare la sua figura non è solo un atto di memoria, ma un richiamo potente alla responsabilità civile e politica.
Un presidente diverso Piersanti Mattarella
Quando Piersanti Mattarella venne eletto Presidente della Regione Siciliana nel 1978, molti percepirono subito che qualcosa stava cambiando. Proveniente dalla tradizione della Democrazia Cristiana, ne incarnava però una versione nuova, pulita, non compromessa con le logiche clientelari che spesso dominavano la scena politica dell’isola.

Il suo obiettivo era chiaro: portare la Sicilia dentro la normalità dello Stato di diritto. Voleva applicare in Regione le stesse regole di trasparenza e legalità che valevano nel resto del Paese, interrompendo prassi opache e collusioni pericolose. Era un progetto ambizioso, e per molti versi rivoluzionario.
Le riforme e la rottura con il sistema
Mattarella iniziò una stagione di riforme che toccavano nervi scoperti: urbanistica, appalti, gestione del bilancio pubblico. Pretese gare trasparenti, blocco delle concessioni sospette, e soprattutto la fine dei compromessi con i poteri mafiosi e para-mafiosi. Questo, in una Sicilia ancora profondamente segnata dalla presenza capillare di Cosa Nostra, era qualcosa di inaudito. Molti all’interno del suo stesso partito lo guardarono con fastidio. Ma lui andò avanti, forte della sua convinzione che lo Stato dovesse finalmente essere più forte del malaffare.

Un sacrificio che ha segnato la storia
Il 6 gennaio 1980, mentre si recava a messa con la famiglia, Piersanti Mattarella fu assassinato a colpi di pistola sotto gli occhi della moglie e del figlio. Un omicidio che sconvolse l’Italia, perché colpiva un simbolo di rinnovamento e legalità.
Quello che accadde in quei momenti, con il fratello Sergio Mattarella accorso tra le prime persone sulla scena del delitto, è una delle immagini più tragiche e potenti della storia repubblicana. Il dolore personale si univa a quello civile, in un lutto che segnò un’intera generazione.
Il suo esempio oggi
Ricordare oggi Piersanti Mattarella non è solo un esercizio di memoria. È un gesto necessario, in un tempo in cui la politica spesso fatica a parlare il linguaggio dell’etica. Le sue parole, le sue scelte e la sua fermezza ci ricordano che si può governare senza cedere ai compromessi, che si può servire lo Stato senza servirsene. Come disse lui stesso:
“La mafia non è invincibile. Essa è un fatto umano e, come tutti i fatti umani, ha un inizio e avrà anche una fine.”
Frasi che hanno ispirato tanti, dai magistrati agli insegnanti, dai giornalisti agli attivisti. Oggi, 24 maggio 2025, nel giorno in cui avrebbe compiuto 90 anni, il suo nome torna a essere luce per chi crede ancora in un’Italia più giusta, più libera, più coraggiosa.
Piersanti Mattarella ha pagato con la vita il prezzo della coerenza. Ma ciò che ha lasciato in eredità al Paese è ben più forte della violenza che ha voluto spegnerlo. Ogni volta che un giovane sceglie di restare in Sicilia per costruire onestamente il proprio futuro, ogni volta che un amministratore sceglie la strada della trasparenza, lì c’è il seme del suo sacrificio. Nel giorno del suo compleanno, onorare la memoria di Piersanti Mattarella significa rinnovare un impegno: non voltarsi dall’altra parte.





















