Alessia Anselmo
Alessia Anselmo
Giornalista sportiva dal 2013, professionista dal 2023. Ama raccontare i personaggi e le storie che stanno dietro al risultato agonistico. Laureata in lingue moderne e specializzata in giornalismo, tra le sue passioni ci sono i viaggi, la lettura e le serie tv. È incuriosita dalle nuove tecnologie e non vede l’ora di scoprire dove ci porteranno.

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Pantelleria: l’isola del vento, del silenzio e della bellezza

Cosa vedere e cosa mangiare nella Perla nera del Mediterraneo: grotte e terme, siti archeologici, dammusi, capperi, passito e panorami mozzafiato.

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C’è un’isola tra l’Africa e l’Europa, distante 67 km dalla costa tunisina e 85 da quella siciliana che non si lascia scoprire in fretta. Pantelleria è selvaggia, silenziosa, potente. E per conoscerla davvero, bisogna percorrerla lentamente, lasciandosi guidare dalle sue strade tortuose, dai profumi del cappero e dell’origano, dai colori che cambiano con il vento.

Un viaggio lento

Pantelleria non si visita, si attraversa. Atterrati in aeroporto o attraccati al porto, la prima cosa da fare è lasciare che sia l’isola a parlare, con il respiro del mare a dettare le sue pause. Accompagnati da Giambattista, una delle 54 guide ufficiali del Parco nazionale, il nostro viaggio inizia a Mursia, sullacosta nord-occidentale, e termina nel cuore del Comune. Un itinerario in auto, attraversando borghi, vigneti, grotte e crateri, fino a giungere ai suoi luoghi più iconici: l’Arco dell’Elefante, lo Specchio di Venere, il Museo Vulcanologico e il Castello Barbacane.

Alle origini di Pantelleria, tra storia e mito

A Mursia, il villaggio preistorico con i suoi muri megalitici è la traccia che resta della presenza dei Sesioti, popolo arrivato dalla Mesopotamia tra il V e il II millennio a.C. Lavoravano l’ossidiana mista a creta e la cuocevano in forni per creare vasellame, utensili e monili. Poi, arrivarono i Fenici che hanno portato l’idea dei muri a secco, che ancora oggi permette ai classici giardini panteschi di far crescere erbe, piante e arbusti al loro interno, riparati dal vento e dal calore eccessivo. Si deve, invece, ai Romani l’arrivo a Pantelleria della vite ad alberello, oggi patrimonio immateriale dell’Unesco, e il Moscato di Alessandria, da cui nasce il celebre zibibbo. L’isola ospita cinque siti archeologici aperti, immersi nella natura.

Pantelleria: l’isola del vento, del silenzio e della bellezza - Be Sicily Mag - SATERIA
Le grotte di Sateria

Proseguendo verso Sud, è d’obbligo la sosta alle grotte di Sateria, dove leggenda vuole che la ninfa Calipso, figlia del dio Atlante, abbia trattenuto Ulisse. Nell’Odissea, in realtà, si parla di Ogigia, ma molti studiosi ritengono che Omero avesse descritto proprio Pantelleria e la sua Sateria, la grotta in cui Calipso accolse Ulisse dopo il naufragio. Lo amò, lo trattenne per sette lunghi anni, gli offrì l’eternità. Ma lui, fedele al suo destino, dopo essersi fatto ammaliare per così tanto tempo, alla fine scelse di partire, di tornare dalla sua famiglia. Scelse di lasciare quel paradiso. Il luogo è ancora intriso di quella malìa: grotte termali, accessibili gratuitamente, sono frequentate ogni giorno da decine di visitatori in profondo silenzio. L’acqua sgorga calda dalla terra. È un rifugio naturale, dove il tempo sembra sospeso e il corpo può rilassarsi.

Favare, saune naturali e grotte

Proseguendo lungo la strada che costeggia il litorale, si arriva a Scauri, al suo porticciolo e alle terrazze coltivate. Addentrandosi tra i dammusi e le vigne, si arriva a Sibà, dove, tra sentieri e profumi di macchia mediterranea, si trova la Grotta di Benikulà, una sauna naturale in cui il vapore fuoriesce dalla roccia. Il respiro dell’isola.

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Pantelleria: l’isola del vento, del silenzio e della bellezza - Be Sicily Mag - SCAURI
Scauri a Pantelleria

Per i più coraggiosi, ci si può spingere ancora nell’entroterra, per vedere l’attività vulcanica delle favare e fare trekking su Montagna grande, ammirando la pazienza e la perfezione degli agricoltori panteschi, in grado di trasformare negli anni il fianco delle colline tutto attorno in terreni coltivati. Dal tetto dell’isola, nelle giornate più limpide, si riescono a vedere perfino le coste africane, distanti. Oppure, si può tornare lungo la costa, per scendere ancora più a Sud, fino alla discesa a Cala Nikà, dove l’acqua a 70° C si mescola all’acqua fresca del mare, e giù ancora fino alla Balata dei turchi, un’insenatura incorniciata tra scogliere alte fino a 300 metri. Per ammirarla, però, bisogna lasciare il proprio mezzo al parcheggio e percorrere a piedi l’ultima parte di un percorso tortuoso e abbastanza complesso.

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Tornando a Nord verso Scauri, si può attraversare l’isola percorrendo la Piana di Monastero, per andare a Est, direzione Faraglione di Tracino, tra Cala Tramontana e Cala Levante, dove si può fare il bagno ai piedi dell’Arco dell’elefante. Poi, si riprende il viaggio, verso Nord, per un’altra sosta a Cala Gadir, da molti considerato il punto più bello di tutta Pantelleria, con le sue acque termali naturali e il suo sito archeologico subacqueo.

Pantelleria: l’isola del vento, del silenzio e della bellezza - Be Sicily Mag - MUSEO VULCANOLOGICO
Il Museo vulcanologico

Museo vulcanologico e il segreto della pantellerite

La tappa successiva non può non essere il Laghetto delle Ondine, un laghetto di acqua salata, poco profondo e alimentato dal mare, che si trova nei pressi del vecchio faro di Punta Spadillo, dove si trova anche il Museo vulcanologico. Poche stanze che raccontano tutto il fascino dell’isola, tra manufatti preistorici e l’esplorazione delle profondità dell’isola attraverso visori VR, in un’esperienza immersiva che unisce scienza e suggestione. Qui si possono ammirare le diverse rocce vulcaniche, dalla porosa pomice alla nera e dura ossidiana, E, soprattutto, si può scoprire qualcosa di più della pantellerite, roccia vulcanica di colore verdastro che non si trova in nessun’altra parte del mondo e racconta delle origini dell’isola, con le eruzioni che le diedero vita tra 320 mila e 7 mila anni fa. Le eruzioni più significative, come quella che ha formato il Tufo verde risale a circa 45 mila anni fa. Si dice che la pantellerite esista in un altro posto solo sulla Luna, chissà…

Lo Specchio di Venere e la Grotta del Bue Marino

Riprendendo il percorso e addentrandosi nuovamente nell’entroterra, dopo qualche tornante spunta lui: lo Specchio di Venere, il cratere che ospita un lago termale dalle acque sulfuree e dai fanghi rigeneranti. Secondo la leggenda, Venere si specchiava qui prima di incontrare i suoi amanti. Tornando sulla costa e proseguendo verso Nord, prima di entrare al Comune, l’ultima tappa è quella della Grotta del bue marino, un tempo abitata dalla foca monaca. Entrando nel Comune di Pantelleria, invece, non si può non fissare lo sguardo sul Castello Barbacane, che domina il porto con la sua pietra lavica e la sua storia: da fortezza a carcere, oggi è custode della memoria pantesca.

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Pantelleria: l’isola del vento, del silenzio e della bellezza - Be Sicily Mag - CAPPERO
I capperi di Pantelleria

Pantelleria a tavola

Pantelleria si racconta anche a tavola, con sapori intensi e sinceri, unici. I boccioli dei capperi, raccolti a mano e conservati sotto sale, sono protagonisti di ogni piatto insieme ai cucunci, frutto della pianta del cappero, e all’origano, che qui ha un sapore pungente e fresco allo stesso tempo, con sentore di mentolo. Il miele d’arancia, di fico d’India, di mirto, il tè siciliano: ogni ingrediente ha il sapore del sole e della terra. Tra le bevande, lo zibibbo e il passito, dolci e profumati, accompagnano le serate. E poi la granita, da gustare al mattino, magari con vista sul mare.

Tra i piatti tipici, declinati alla maniera pantesca, da assaggiare ci sono tra gli altri anche il cous cous, che contiene mare e monte, pesce in brodo e ortaggi fritti, l’insalata con pomodori, patate, cipolle, olive, capperi e origano, e il bacio pantesco, due ruote di frittella unite da ricotta e gocce di cioccolato.

Un rifugio di semplicità

Pantelleria è rifugio. Qui chiunque può camminare indisturbato, i multimilionari condividono il bar con la gente del posto. D’inverno ci vivono circa 7 mila residenti, d’estate diventano 80 mila, ma non c’è confusione. I dammusi, sparsi tra le contrade, custodiscono la quiete. È l’isola dove si vive in semplicità. Dove si può decidere di restare. Molti lo hanno fatto: hanno mollato tutto, e si sono trasferiti qui.

Pantelleria e la Luna

“Stavamo passando l’estate nell’isola di Pantelleria, all’estremo sud della Sicilia, e non credo che esista al mondo un luogo più consono per pensare alla Luna… Io pensavo con una certa nostalgia premonitrice che così doveva essere la Luna. Ma lo sbarco di Armstrong aumentò il mio orgoglio patriottico: Pantelleria era meglio” (Gabriel García Márquez).

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