La Sicilia, terra di arte, religiosità e tradizione, nasconde anche un lato oscuro, fatto di esoterismo e creature leggendarie, che si adattano perfettamente al clima di Halloween. E chissà che non possano essere d’ispirazione per qualche travestimento per il 31 ottobre.
Mostri e personaggi della mitologia siciliana
Dai mostri omerici come Scilla e Cariddi alle streghe chiamate Majare, passando per i dispettosi folletti noti come Mudditti. L’Isola è costellata di presenze misteriose che ancora oggi popolano racconti e credenze popolari.
In questo articolo esploriamo alcune di queste creature mitologiche e mostruose per svelarne le origini, le leggende di cui sono protagonisti e il ruolo che hanno avuto nella tradizione siciliana.
La Marabbecca
Una delle creature mitologiche più note in Sicilia, nonché personaggio utilizzato anche in letteratura è il marabbecca, un mostro che vive nei pozzi e nelle cisterne. Figura leggendaria nata a Catania probabilmente per spaventare i bambini ed impedire loro di avvicinarsi pericolosamente ai pozzi, l’origine potrebbe risalire addirittura al mondo arabo. Nella cultura pre-islamica infatti si fa riferimento a un demone, il ghùl, che avrebbe influenzato le donne dell’Isola. Esso venne poi trasfigurato nella più comune figura dell’orco.
Il Muddittu
In molte zone della Sicilia, soprattutto nell’entroterra e nei piccoli paesi, si racconta la storia del Muddittu, anche detto Fuddittu, un essere con sembianze simili a quelle dei fauni e satiri della mitologia greca: la parte superiore del corpo è umana, con un volto incorniciato da capelli arruffati, mentre quella inferiore richiama le zampe di una capra.
Come molti folletti, il Muddittu si divertirebbe a disturbare gli umani, provocando fastidi e piccoli inconvenienti. Ciò che lo distingue dalle altre creature della tradizione è però il suo lato più oscuro: diventa vendicativo se qualcuno osa infastidirlo o deturpare il suo ambiente naturale. Chiunque gli manchi di rispetto, subirebbe spiacevoli conseguenze: incidenti, ferite gravi o addirittura eventi fatali. Con i bambini, invece, sarebbe sorprendentemente benevolo.
La Biddirina
Su una fontana a Mussomeli, in provincia di Caltanissetta, è presente una statua che raffigura la mitologica Biddirina, un enorme serpente mitologico con occhi rossi e un corpo blu-verdastro. Questo mostro attirerebbe le sue prede con il suo sguardo ipnotico. Il suo mito era usato per spaventare i bambini e tenerli lontani dalle paludi e dalle acque pericolose.
Il nome “Biddrina” deriva probabilmente da una parola araba che significa “serpente d’acqua”. Spostandosi nella regione, la leggenda assume connotazioni diverse. A Favara, ad esempio, si parla di un mostro che viveva nel torrente del Conzo, con occhi rossi e la capacità di inghiottire un agnello intero. A Butera invece si racconta che il mostro vivesse nel torrente Conelli, a Gela nel Lago Biviere.
Le Majare
Spesso associate alle tradizionali streghe, le Majare siciliane si discostano da queste in quanto, secondo le leggende, non stringevano un patto iniziatico con il Demonio, ma attingevano la loro forza dalla conoscenza della natura e dalla familiarità con alcuni esseri sovrannaturali. Erano in particolare donne a cui si rivolgevano le persone povere per ottenere la guarigione – attraverso oggetti familiari o erbe comuni – o la liberazione dalla loro condizione endemica di disagio e di povertà.
La cosiddetta “investitura” avveniva per opera di altre donne, che nella notte di San Giovanni o alla Vigilia di Natale consacravano la nuova majara, bagnandola con dell’acqua, alla confluenza di tre strade o di tre corsi d’acqua.
Il cavallo senza testa
Tra le leggende che caratterizzano la città di Catania c’è invece quella del “cavallo senza testa” di Via Crociferi. Secondo quanto si narra, alcuni nobili del ‘700 proprio in quella strada tenevano i loro incontri notturni amorosi clandestini. È per questo che avrebbero fatto circolare la voce secondo cui di notte, proprio in quella zona, vagava un cavallo senza testa. In questo modo sarebbero riusciti ad intimorire i cittadini, così da non farli uscire di casa e preservare i loro segreti.
La storia però non avrebbe convinto un giovane, che dopo avere fatto una scommessa con gli amici, si recò lì e per dimostrarlo piantò un chiodo sotto l’arco delle monache benedettine. Secondo la leggenda, sfortuna volle che non si accorse di aver attaccato al muro anche parte del suo mantello. Quando tentò di scendere, non riuscendoci, pensò di essere stato afferrato dal cavallo senza testa e perse la vita per lo spavento.


















