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I Bronzi di Riace sono “made in Sicily”? Un nuovo studio scientifico rilancia la teoria

I capolavori dell'arte greca ritrovati nel 1972 tornano al centro di un dibattito scientifico dopo la pubblicazione di uno studio condotto da quindici ricercatori di sei università italiane

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I Bronzi di Riace sono tra le sculture di epoca greca più apprezzate da visitatori e studiosi, grazie alla loro bellezza, ma anche per il mistero che si portano dietro. Ritrovati nel 1972 nelle acque calabresi, sono da anni al centro di studi scientifici volti a comprenderne l’origine. Un nuovo studio pubblicato sull’Italian Journal of Geosciences, rivista scientifica della Società Geologica Italiana, rilancia un’ipotesi relativa alla possibilità che provengano da Siracusa, cittadina siciliana che è stata il centro della cultura greca nell’antichità.

Non è la prima volta che viene messa in campo la teoria in questione: già negli anni ’80 l’archeologo statunitense Robert Ross Holloway portò avanti questa tesi, senza però vere e proprie certezze. Non è dato sapere se queste ultime arriveranno mai, ma nel mentre una nuova ricerca gli dà manforte.

Il risultato del nuovo studio sui Bronzi di Riace

Le analisi multidisciplinari condotte da quindici ricercatori di sei università italiane indicano che le terre di saldatura delle statue provengono dalla foce del fiume Anapo, a Siracusa, mentre quelle di fusione mostrano affinità con i sedimenti calabresi del Crati.

Ciò fa ipotizzare una realizzazione in officine diverse, forse tra Sibari (in provincia di Cosenza) e Siracusa, dove sarebbero state assemblate sotto la committenza dei Dinomenidi, una dinastia di tiranni greci che dominarono parte della Sicilia fino al 465 c.C.

Le analisi del biota marino e delle patine di alterazione confermano che i Bronzi rimasero a lungo in profondità, tra i 70 e i 90 metri, compatibilmente con i fondali siracusani di Brucoli.

Uno studio multidisciplinare

Lo studio rilancia così la tesi secondo cui i capolavori sono stati scoperti nel mare siciliano e poi trafugati da archeotrafficanti e successivamente spostati a Riace per occultarne l’origine. Pur non mettendo in discussione la loro attuale collocazione al Museo di Reggio Calabria, i ricercatori sostengono che la storia dei Bronzi debba essere riscritta alla luce dei nuovi dati. Madeddu, già autore de Il mistero dei Guerrieri di Riace: l’ipotesi siciliana, aveva fornito in passato le prime prove geologiche della loro origine siracusana.

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Secondo i coordinatori Anselmo Madeddu e Rosolino Cirrincione, la novità più significativa dello studio sui Bronzi di Riace è l’integrazione, per la prima volta, di tutte le discipline coinvolte in un’unica interpretazione scientifica coerente. Lo studio vede infatti ben sei università coinvolte (Catania, Ferrara, Cagliari, Bari, Pavia e Calabria), oltre ad intrecciare geologia, archeologia, paleontologia, biologia marina.

Lo studio attuale ne rappresenta l’evoluzione, con analisi validate secondo standard internazionali. Come sottolinea Rodolfo Carosi, presidente della Società Geologica Italiana, la ricerca dimostra come la geologia possa dialogare con l’archeologia, contribuendo alla tutela del patrimonio culturale. I risultati saranno presentati il 12 dicembre a Siracusa, in un evento che riunirà tutti gli studiosi coinvolti.

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