Si siedono insieme, si confrontano, provano a costruire qualcosa di comune. E ci riescono da più di un ventennio. Sono chef, albergatori, imprenditori del cibo e del vino, che dovrebbero farsi concorrenza, in una logica – di questi tempi sempre più stringente – di mors tua, vita mea. E invece lavorano a progetti ed obiettivi comuni, fatto raro, quasi rivoluzionario, in un mondo dove la prima regola è difendere il proprio spazio.
Al Grand Hotel et Des Palmes di Palermo, tra il 7 e il 9 novembre, l’associazione “La Sicilia di Ulisse” si è ritrovata per disegnare il suo futuro. “Gensy” – dal latino gens, popolo – è stato battezzato il congresso che ogni due anni riunisce soci e nuovi ingressi, diventando spazio di confronto e di crescita comune.
Il nuovo corso di La Sicilia di Ulisse
L’associazione “La Sicilia di Ulisse” è nata ventitré anni fa come “Le Soste di Ulisse”. Oggi raccoglie il meglio dell’ospitalità e della ristorazione dell’Isola e che, con il congresso biennale “Gensy”, appena concluso a Palermo, che ha avviato il nuovo corso e festeggiato l’ennesima tappa del suo viaggio.
“Abbiamo deciso di rinnovare il marchio per rafforzare la nostra appartenenza al territori” spiega Tony Lo Coco, presidente dell’associazione e chef patron de I Pupi e Tuma Osteria di Bagheria. “Quando dici Sicilia di Ulisse, anche un cliente straniero sa immediatamente dove siamo. È un nome che racconta la nostra casa”. Ulisse, d’altra parte, è metafora del viaggio e di chi ritorna. È l’immagine di un’isola che si scopre tappa dopo tappa, tra ristoranti gourmet, hotel di charme, cantine e pasticcerie, ognuno custode di un pezzo di racconto. Un viaggio tra cibo, persone, luoghi, imprese con una parola chiave ricorrente: rete.
“Abbiamo cominciato come un gruppo di amici – aggiunge Lo Coco – ora siamo un’impresa collettiva”. E gli occhi gli brillano quando parla della crescita dell’associazione: 70 soci, 1500 addetti, un indotto che supera i 180 milioni di euro.

Le new entry dell’Associazione
Quest’anno sono entrati a far parte della rete, anzi, della “famiglia”, come amano definirla i soci, il Grand Hotel San Pietro di Taormina, Area M del Minareto di Siracusa, il ristorante Le Lumie di Marsala, Lìmu di Bagheria e il Grand Hotel et Des Palmes del gruppo Mangia’s, rappresentato dal suo presidente Marcello Mangia, tra i partecipanti dei panel di discussione su “Nutrire il corpo, coltivare l’anima”, tema scelto quest’anno per la giornata di confronto congressuale.
“L’ospitalità è l’incontro perfetto tra le persone e i luoghi”, dice Marcello Mangia, a capo di uno dei principali gruppi alberghieri in Italia con 16 strutture e 4000 camere. E poi aggiunge, con l’ironia amara di chi conosce bene la sua terra: “La Sicilia si presenta come un trailer scadente che dovrebbe servire a promuovere un film: poi, però, vedi il film e scopri che è bellissimo. Che significa? Che comunichiamo male la Sicilia che spesso viene raccontata per stereotipi, dimenticando la sua complessità. È giusto farsi guidare dalla passione ma per stare sul mercato ci vogliono competenza e organizzazione, perché quello dell’accoglienza è un mestiere difficile”.
I temi del congresso
Il congresso ha affrontato, di panel in panel, le tematiche legate a cibo, vino, viaggio, accoglienza. “L’architettura dell’ospitalità deve avere un dialogo continuo con il territorio”, dice l’architetta Viviana Haddad, e in quella frase c’è una visione precisa: costruire non per stupire, ma per appartenere. Un discorso che trova eco nel racconto de Le Vie dei Tesori, case history perfetta nel contesto del congresso, che ogni anno porta 350.000 persone alla scoperta di luoghi nascosti, rifugi antiaerei, borghi, con le storie di uomini e donne che diventano parte del paesaggio. “Le città sono mappe emotive – dice l’ideatrice Laura Anello – e i luoghi, senza memoria, sono destinati a restare freddi, muti. Le Vie dei Tesori è un laboratorio di narrazione collettiva perché ogni luogo racconta una storia”.
C’è Federica Brunini, fondatrice di Travel Therapy, che snocciola i dati – in vertiginosa ascesa, 1,4 trilioni di dollari di giro d’affari mondiale – del turismo del benessere, che oggi è molto più che spa e trattamenti. “Una volta andavano di moda i centri benessere-galera dove ti rinchiudevano a digiunare – ricorda Sara Magro, hotel specialist del Sole 24 Ore – oggi invece il viaggio è soprattutto esperienza, è il tempo che ci concediamo per noi stessi. È il concetto dei Retreat, dove si pratica un benessere olistico, centrato sulla persona, sulle sue necessità”.

La grande festa di vino e cibo d’autore
Ma Gensy non si è fermato alle parole. Venerdi 7 novembre con le cene diffuse, sei appuntamenti con altrettante cene d’autore tra Palermo e Bagheria che hanno visto protagonisti ai fornelli chef resident e chef ospiti, e domenica 9, con la grande parata di street food (trasferita dal Giardino Botanico al Delle Palme per il maltempo), sono state occasioni di festa e celebrazione dei più performanti testimonial dell’Isola: cibo e vino, che intrecciano gusto, cultura, ospitalità.
Forse è questa la vera rivoluzione di “La Sicilia di Ulisse”. Aver dimostrato che l’identità non è un’etichetta (di lusso) da esibire, ma un sapiente racconto corale da costruire. Ancor di più se a tavola, facendo sedere tutti, finalmente, dalla stessa parte.




















