“Di indubbio e riconosciuto valore”, così è stato descritto il lavoro di Paola Cortellesi, insignita a Messina della Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza. L’evento si è tenuto giovedì 27 novembre nell’aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Messina, dove un gran numero di cittadine e cittadini sono accorsi per assistere.
La Laurea Honoris Causa a Paola Cortellesi
L’attrice romana è stata lodata per la sua “sensibilità verso temi sociali e culturali in grado di stimolare riflessioni rilevanti per la nostra società, tanto attraverso il registro drammatico, quanto attraverso il registro comico”. Un particolare riferimento nel corso della cerimonia a Messina è stato fatto al suo ultimo film, “C’è ancora domani“, suo esordio alla regia ed enorme successo. In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è stato riproposto in televisione, continuando ad attirare spettatori e facendo riflettere.
“C’è ancora domani”: tra emancipazione femminile e storia d’Italia
Quella di “C’è ancora domani” è la storia, ambientata negli anni ’40, di Delia Santucci, madre e moglie succube di un marito violento. Per Paola Cortellesi, si tratta di un viaggio nel passato che “risuona nel presente”. L’attrice ha raccontato di un film che, sin dalla sua ideazione, ha sempre voluto far aprire gli occhi sul radicamento nel paese della cultura della prevaricazione sulle donne, ma anche dare un segnale di riscatto. “Mi sono chiesta come farlo – ha detto – e la risposta è arrivata leggendo con mia figlia un libro per bambini sull’evoluzione dei diritti delle donne”.
La rivoluzione di Delia nasce quindi da “un istinto d’amore”, quello per la figlia, e prende forma in un gesto tanto semplice e sottovalutato oggi, quanto rivoluzionario per una donna dell’epoca: quello del voto. “Nella chiamata alle urne del ’46 – ha raccontato ancora Cortellesi – ho trovato il riscatto di Delia, la consapevolezza del proprio valore e il coraggio di spezzare la spirale di violenza a cui era destinata anche sua figlia”.

Il tema della violenza di genere è purtroppo sempre attuale. Un fatto reso ancora più evidente – semmai ce ne fosse bisogno – dalla concomitanza dell’evento con l’intitolazione del cortile del Rettorato a Sara Campanella e Lorena Quaranta, entrambe ex studentesse dell’Università di Messina, vittime di femminicidio.
Il riconoscimento dei colleghi e la dedica alle donne
Nel suo discorso, Paola Cortellesi ha poi voluto ringraziare anche tutti coloro che hanno lavorato con lei alla realizzazione del film, dagli autori e i produttori, ai tecnici, i macchinisti e le maestranze che, ha detto, quasi nessuno riconosce.
“Questo riconoscimento ha un significato ancora più grande oggi, in un momento delicato per il mio settore, in cui sovente si descrivono le varie categorie di artisti come privilegiati, inetti, profittatori. Non è così. È un percorso lavorativo che spesso inizia quando si è molto giovani ed è costellato di molti rifiuti, poche conferme, disciplina, studio, allenamento e preparazione ossessiva. Al netto dei pochi volti conosciuti, ci sono migliaia di interpreti che tengono in piedi le fondamenta di teatro e cinema e che al momento, a causa dei tagli al settore, sono in grave difficoltà”, ha sottolineato.
Con tutti loro, Paola Cortellesi ha voluto condividere il titolo che le è stato conferito. Una dedica speciale è stata rivolta poi “a tutte le donne che stanno ancora cercando il proprio spazio, la propria indipendenza, il proprio valore” e “ai ragazzi e alle ragazze che difendono ciò che è giusto”.


















