Davide La Cara
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Giornalista formatosi tra Palermo, Roma e Milano, ha collaborato con diverse testate nazionali e siciliane, trattando temi che spaziano dalla politica al cinema, dall'attualità alla musica. Autore e conduttore radiofonico, ha sviluppato progetti editoriali e radiofonici, raccontando il mondo con uno sguardo critico e innovativo.

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Sicilia e Marocco, dove Mediterraneo e Atlantico si incontrano in un abbraccio

Due terre che si assomigliano come sorelle lontane, unite da colori, sapori, architetture e memorie condivise

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La Sicilia e il Marocco sono molto più simili di quanto si possa immaginare. Due mondi che condividono secoli di influenze e che oggi, grazie ai collegamenti diretti da Catania a Casablanca operati da Royal Air Maroc, risultano ancora più vicini: bastano infatti poco più di tre ore di volo per raggiungere dalla Sicilia, con volo diretto, una delle città più dinamiche e influenti del Paese nordafricano.

Casablanca insieme a Fès, Meknès e Rabat – quattro delle cinque città imperiali – rappresenta il cuore storico e istituzionale del Marocco. Fès e Meknès conservano la memoria più antica, con medine che sembrano sospese nel tempo e che riportano immediatamente al fascino dei souk popolati da colori intensi, profumi di spezie e aromi di essenze tradizionali. La capitale Rabat, invece, racconta un Paese in piena trasformazione, fortemente proiettato verso il futuro: un vero laboratorio urbano, con nuovi grattacieli, cantieri aperti, strade in espansione e un ambizioso progetto di alta velocità ferroviaria che collegherà i principali centri del Marocco, rafforzandone il ruolo come motore economico del Nord Africa.

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La conceria nella medina di Fés

Lingue che condividono la stessa memoria

Il legame tra Sicilia e mondo arabo si legge chiaramente nella lingua. Molti termini siciliani derivano dall’arabo, un’eredità stratificata durante i secoli della dominazione islamica nell’isola. Parole come zibbibbu, ruga, mischinu, gebbia o saracina raccontano una storia di convivenza e scambi culturali che ha lasciato un segno profondo. Anche in alcune zone del Marocco, l’arabo ha sviluppato strutture fonetiche che possono ricordare certe inflessioni tipiche del siciliano del Sud-Est, come se la musica delle due lingue condividesse ancora un lontano punto di partenza. Una lingua che, sebbene molto diversa, in qualche modo suona familiare a un siciliano in viaggio per il Paese.

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L’ingresso della principale moschea di Fès

Geometrie e architetture che si specchiano

L’influenza araba in Sicilia è evidente soprattutto nell’architettura, un campo in cui le somiglianze con il Marocco diventano immediatamente riconoscibili. Il patrimonio arabo-normanno di Palermo, Cefalù e Monreale appare in sorprendente sintonia con le architetture tradizionali marocchine: gli archi intrecciati, i mosaici geometrici, le decorazioni non figurative, le corti interne illuminate dall’acqua di piccole fontane e gli intonaci dai colori caldi – sabbia, ocra, rosato – rivelano un linguaggio comune. Anche la presenza di cupole emisferiche e la concezione degli spazi interni contribuiscono a questa parentela visiva che emerge con chiarezza se si passeggia nella Casbah di Rabat o nella Medina di Fès e, qualche giorno dopo, nel centro storico di Palermo.

La tradizione dei giardini chiusi in Sicilia, gli antichi hortus conclusus, si intreccia con quella dei riad marocchini. In entrambi i casi l’idea di frescura, protezione e intimità definisce lo spazio: l’acqua diventa un elemento centrale, non solo estetico ma anche simbolico, e i giardini interni assumono forme ordinate e armoniche, quasi in dialogo con l’architettura che li circonda.

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Un souk marocchino, il mercato tradizionale arabo

Sapori che attraversano il mare

Anche la cucina conferma un passato comune. Molti dolci siciliani devono tantissimo alla tradizione araba e, per estensione, a quella marocchina. L’uso di mandorle e pistacchi, del miele, dell’acqua di fiori d’arancio, della cannella e dei semi di sesamo crea immediatamente una continuità gustativa tra cassate, cannoli e tante preparazioni maghrebine. In Marocco, dolci come le corna di gazzella o i briouat rispecchiano per ingredienti e filosofia lo stesso modo di interpretare la pasticceria, in cui profumi e consistenze si combinano per creare sapori intensi e avvolgenti.

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Il cous cous, poi, rappresenta uno dei ponti più evidenti tra le due culture. A Trapani, dove viene ancora incocciato a mano, il gesto e la ritualità ricordano da vicino le tradizioni marocchine. È come se la semola, passando di mano in mano, avesse attraversato il mare conservando la stessa logica, gli stessi tempi, la stessa cura.

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Il Grand Théâtre a Rabat

Un Paese che corre verso il domani

Oggi il Marocco sta consolidando il suo ruolo anche grazie a una serie di grandi appuntamenti sportivi che ne stanno accelerando lo sviluppo infrastrutturale. L’imminente Coppa d’Africa, che si terrà durante il periodo natalizio, sarà una vetrina privilegiata per mostrare non solo la qualità della squadra nazionale, ma anche l’eccellenza del moderno complesso sportivo intitolato a Mohammed VI, tra i più avanzati al mondo. Si tratta di una struttura imponente, dotata di campi da gioco all’aperto e al coperto, una piscina olimpica, un centro di medicina sportiva all’avanguardia e ampi spazi progettati secondo gli standard FIFA, inclusi quelli dedicati ai media. A completare il quadro, un albergo di lusso con oltre quattrocento posti letto accoglie atleti e delegazioni internazionali.

Il Marocco ospiterà inoltre i Mondiali del 2030 insieme a Spagna e Portogallo, un risultato che conferma l’ingresso del Paese in una nuova stagione di visibilità globale e di investimenti destinati a ridefinire la sua immagine nel mondo.

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