Davide La Cara
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Giornalista formatosi tra Palermo, Roma e Milano, ha collaborato con diverse testate nazionali e siciliane, trattando temi che spaziano dalla politica al cinema, dall'attualità alla musica. Autore e conduttore radiofonico, ha sviluppato progetti editoriali e radiofonici, raccontando il mondo con uno sguardo critico e innovativo.

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Gli 80 anni di Leo Gullotta: “La libertà ha un prezzo”

Dalla polvere del palcoscenico di Catania al David di Donatello, dal Bagaglino a Pirandello e i successi internazionali con Tornatore: il bilancio di una carriera che attraversa l’Italia e la sua storia civile

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Leo Gullotta compie 80 anni. L’attore siciliano, tra i più amati e riconoscibili dello spettacolo, celebra una cifra tonda che diventa anche occasione per riflettere sul tempo vissuto, sul Paese e sulla libertà. “Sono anche 80 anni della nostra Costituzione, 80 anni che viviamo in questa libertà che, per fortuna, abbiamo – ha dichiarato a Italpress -. Così come abbiamo un Presidente della Repubblica saggio che dobbiamo ascoltare perché ogni volta che parla ci dà lezioni di vita.

Un compleanno che è anche un bilancio personale e artistico. “Il mio è un bilancio positivo. Mi reputo una persona fortunata in tutti i sensi e anche i periodi un po’ bui li ricordo con piacere perché aiutano a crescere. Sono nato a Catania, ho avuto due genitori meravigliosi e ho vissuto gli anni ’60 con il Paese in piena ricostruzione in cui tutti lavoravano e sorridevano” continua l’attore.

Una carriera lunghissima e piena di soddisfazioni

Ultimo di sei figli, Leo Gullotta – all’anagrafe Salvatore Leopoldo Gullotta – ha respirato il teatro fin da giovanissimo, muovendo i primi passi come comparsa al Teatro Massimo Bellini di Catania. Da quella “fame” di palcoscenico nasce il trasferimento a Roma e una carriera che, in oltre sessant’anni, lo ha reso uno degli interpreti più poliedrici dello spettacolo italiano.

Teatro classico e varietà televisivo, cinema d’autore e commedia popolare, doppiaggio e impegno civile: Gullotta ha attraversato i linguaggi senza mai perdere rigore. Dietro la maschera comica che il grande pubblico associa al suo volto, si nasconde infatti un attore dalla solidissima struttura drammatica, capace di restituire profondità anche ai ruoli più brevi.

Gli 80 anni di Leo Gullotta: "La libertà ha un prezzo" - Be Sicily Mag - Gullotta
Leo Gullotta con Sergio Castellitto in una scena de L’Uomo delle Stelle

Il cinema d’autore e i premi

Il suo percorso cinematografico è segnato da collaborazioni eccellenti. Con Giuseppe Tornatore lavora in Nuovo Cinema Paradiso, dove interpreta il proiezionista che annuncia i film: un ruolo apparentemente marginale, ma carico di una malinconia che è entrata nella memoria del cinema mondiale. Tornatore lo dirigerà anche in L’uomo delle stelle e Baarìa, confermando un sodalizio artistico importante.

La consacrazione come attore drammatico arriva però con Giuseppe Ferrara ne Il camorrista (1986): la sua interpretazione del braccio destro del boss, gelida e implacabile, gli vale il primo di tre David di Donatello. Negli anni successivi Gullotta diventa uno degli interpreti più credibili nel raccontare le ferite civili del Paese, da Vajont a Un uomo perbene, film dedicato al caso Tortora.

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Il Bagaglino e la forza della comicità

Parallelamente ai successi nel cinema d’autore, la televisione lo rende un volto popolarissimo grazie al Bagaglino. Negli spettacoli firmati da Pier Francesco Pingitore, Gullotta dà prova di un trasformismo straordinario. La Signora Leonida, con la sua comicità surreale e grottesca, diventa un personaggio cult, entrando nelle case di milioni di italiani. È la dimostrazione che un grande attore non teme il varietà e il giudizio del pubblico, ma lo usa come palestra espressiva, portando qualità e intelligenza anche nella satira più popolare.

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Voce di Woody Allen (e non solo)

Oltre al volto, Gullotta ha regalato al pubblico italiano una delle voci più riconoscibili del doppiaggio. Dopo la scomparsa di Oreste Lionello (con cui lavorò per tanti anni al Bagaglino) diventa il doppiatore ufficiale di Woody Allen, affrontando una sfida difficilissima senza far rimpiangere il predecessore. A lui si deve anche la voce italiana del mammut Manny nella saga de L’era glaciale, personaggio amatissimo da più generazioni.

Il teatro come casa naturale

Negli ultimi anni il teatro è tornato a essere il centro della sua attività. Gullotta affronta i grandi classici, da Pirandello a Shakespeare, con una maturità che lo colloca tra i maestri della scena contemporanea. È qui che la sua curiosità intellettuale e la sua esperienza trovano la forma più piena, in un dialogo continuo tra passato e presente.

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Leo Gullotta con il cast de Il Bagaglino

La libertà di essere sé stessi

Leo Gullotta ha saputo attraversare il tempo anche sul piano umano e civile. Ha dichiarato apertamente la propria omosessualità nel 1995, in un’epoca in cui non era affatto scontato farlo, soprattutto per un personaggio pubblico all’apice della popolarità. Una scelta che ha avuto un prezzo: l’attore ha raccontato di essersi visto negare alcuni ruoli, tra cui quello di padre Pino Puglisi in una fiction Rai, per il dissenso di un alto dirigente. “La libertà ha un prezzo” ha commentato amaramente.

Gullotta ha sempre precisato di non aver vissuto quel momento come un vero coming out: “Alla fine del film Uomini uomini uomini, che parlava di quattro omosessuali borghesi, un giornalista chiese: ‘Ma lei è omosessuale?’. ‘Sì, perché, mi dica?’ risposi io. Questo è tutto”.

Da oltre quarant’anni è legato al regista Fabio Grossi, diventato suo marito nel 2019. Un’unione solida, costruita sull’amore e senza clamore, che attraversa il tempo e si riflette anche nel lavoro artistico.

Il futuro è ancora nel teatro

Ora a 80 anni Leo Gullotta guarda avanti. “Il prossimo ottobre mi regalerò una messinscena di un Pirandello, Tutto per bene, per la regia di Fabio Grossi, mio marito. Un Pirandello particolare che arriva al punto giusto della mia vita”. Un progetto che suona come una dichiarazione d’intenti: continuare a cercare, a interrogarsi, a stare in scena. Con la stessa libertà e lo stesso rigore che hanno segnato un’intera esistenza artistica.

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