Il potere non può utilizzare la salute delle persone come merce di scambio. È questo il principio per cui Anna Barbera e Lina Prosa si battono da oltre trent’anni, grazie all’impegno attivo del Centro Amazzone di Palermo per il sostegno delle donne nel percorso contro il cancro. Dal 1999 questa realtà si occupa di promuovere la prevenzione e di cercare di migliorare un sistema che troppo spesso si incarta in lunghe liste d’attesa. Iniziative sul territorio di diverso genere arricchiscono annualmente un fitto programma in favore della salute femminile.
Nella giornata del 13 gennaio, nella sede dell’ex Convento dello Spirito Santo al Monte di Pietà, con la performance teatrale Donne che camminano sul suolo aspro, è stato inaugurato il programma 2026, dal titolo Io mi curo a Temiscira. La performance è stata a cura delle attrici del Teatro Studio Attrice/Non. Essa è stata seguita da un’assemblea sul diritto alla salute, moderata dalla giornalista Marina Turco, dal titolo Donne in lista di attesa. Il sacrificio di Maria Cristina Gallo – Anatomia di una sconfitta civile. La dedica è stata all’insegnante trapanese morta a ottobre scorso dopo avere aspettato otto mesi per l’esito di un esame istologico.
Il cuore del Centro Amazzone
Con il Centro Amazzone anche quest’anno dunque va avanti la realizzazione di un progetto che si focalizza sul rapporto tra corpo femminile, cancro, società e cultura, con l’obiettivo di attuare una rivoluzione del sistema dal basso, eliminando ogni tabù che ancora si cela attorno a queste tematiche. Una visione innovativa della malattia, legata al mito, alla scienza e al teatro, viene proposta da un punto di vista femminile.
Quello di ieri si è configurato come l’ennesimo momento di riflessione collettiva proposto dal centro di Palermo, che conferma la volontà di trasformare l’esperienza della malattia in un atto politico e culturale, capace di interrogare le responsabilità del sistema e di rimettere al centro i diritti delle persone, a partire dal corpo e dalla voce delle donne.
Il caso di Maria Cristina Gallo
Non a caso la vicenda di Maria Cristina Gallo è stata posta al centro dell’assemblea. La donna ha pagato con la sua vita un malfunzionamento gestionale del sistema sanitario, subendo un ritardo di otto mesi nella ricezione del referto a seguito dell’esame istologico. “Io avevo rabbia lei no, la rabbia l’ha trasformata in coraggio”, ha detto il marito Giorgio Tranchida. La sua storia e il suo sacrificio sono stati determinanti nel far emergere come, insieme a lei, fossero oltre tremila le persone in attesa di questi risultati che, se ricevuti in tempi più brevi, avrebbero potuto accelerare le cure e portare qualcuno alla guarigione.
Uno scenario tragico, che racconta di un tradimento da parte della sanità pubblica, e che non è passato inosservato agli occhi della giustizia, già al lavoro. Il medico Ernesto Melluso, responsabile della rete civica di SalviamoSSN, presente durante l’assemblea, ha commentato con grande amarezza la vicenda: “Ci troviamo in una realtà in cui il Servizio sanitario nazionale è finalizzato ad assecondare giochi di potere cinici, corrotti e incompetenti”.
Un gesto tangibile, non solo parole
L’azione del Centro Amazzone mira a ottenere risultati concreti. È in corso infatti la produzione di un documento da presentare nelle sedi competenti, firmato anche dagli assessori comunali presenti all’incontro, Mimma Calabrò e Fabrizio Ferrandelli, che hanno dichiarato di volersi fare portavoce della questione. “Il Centro Amazzone tiene unita questa voglia di fare e di fare per gli altri – ha detto l’assessora Calabrò –. Ritengo che tutto ciò che ha a che fare con le fragilità sociali debba essere sottoposto alle attività della giunta comunale. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione”.
Nella volontà di sentire parole che abbiano a che fare con la realtà fattuale, l’assessore Ferrandelli ha aggiunto: “Quello di oggi è un richiamo alla responsabilità che non possiamo non cogliere. Questo momento è un richiamo alla battaglia: il documento sarà condiviso istituzionalmente per fare scruscio, per prendersi le responsabilità”.
Tutti i servizi forniti dal Centro Amazzone
“Vogliamo trasformare la rabbia provata per quanto accaduto a Maria Cristina in energia per continuare la nostra lotta. Resistenza e coerenza ci hanno portato sin qui, e dire che abbiamo curato il lato meno visibile e quantificabile della realtà umana in difficoltà. Tutto questo, da trent’anni, è una scommessa giornaliera”, ha affermato con convinzione Anna Barbera.
Anche nel 2026 il Centro Amazzone conferma dunque la sua presenza a fianco dei pazienti oncologici. Al di là del caso specifico, sono numerosi i servizi offerti gratuitamente, come visite senologiche, consulenze psicologiche, nutrizionali e di stile di vita, oltre a percorsi di orientamento per l’accesso agli esami clinici. Le prestazioni, erogate da équipe di oncologi e professionisti sanitari, seguono il modello consolidato di prevenzione primaria e secondaria del Progetto Amazzone.
Il titolo del programma di quest’anno non è casuale. Temiscira è la città mitica delle Amazzoni ed evoca le leggendarie guerriere, prese a modello di un modo diverso, più coraggioso, di affrontare le avversità. E all’interno del centro anche l’arte può essere una cura. “Queste donne testimoniano la vita di Maria Cristina. Il teatro testimonia la vita, anche nelle sue componenti problematiche e drammatiche: lo spazio in cui la fatica diventa poesia e la poesia diventa politica”, ha dichiarato Lina Prosa.




















