Dopo il grande disastro lasciato dal passaggio del ciclone Harry sulle coste siciliane, il Ministro per la Protezione Civile e per le politiche del Mare, Nello Musumeci, ieri si è recato nei luoghi maggiormente flagellati dal maltempo, insieme al capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, per valutare da vicino l’impatto del maltempo e fare il punto per le risorse dell’emergenza. Prima tappa è stato il comune di Santa Teresa di Riva, successivamente il lungomare di Catania. Da una prima stima dei danni subiti dalla Sicilia, si calcola una cifra intorno a 740 milioni di euro, che potrebbero arrivare ad un miliardo. Le province di Messina, Catania e Siracusa sono state le zone più martoriate dell’Isola.
La visita di Musumeci a Catania
Durante la sua visita, il ministro Musumeci ha annunciato che il Consiglio dei Ministri è convocato per la prossima settimana per discutere i ristori della Sicilia e della Calabria. “Naturalmente aspettiamo che dalla Regione arrivi formalmente la richiesta di dichiarazione dello Stato di emergenza” ha detto. I Comuni sono chiamati in queste ore a procedere alla verifica dei danni, ad avanzare una sommaria stima e a trasmettere gli atti alla Regione. Sulla scorta dei documenti ricevuti, quest’ultima formulerà una richiesta al Dipartimento nazionale e quindi al ministro, che poi porterà al Consiglio dei Ministri la richiesta di dichiarazione.
“Intanto i sindaci se vogliono, e alcuni lo stanno già facendo – ha aggiunto il ministro – possono rimuovere le macerie per ripristinare la viabilità e i servizi prioritari, con loro ordinanze, anche senza le necessarie coperture finanziarie. Si costituisce un debito fuori bilancio che poi viene regolarmente pagato, per rimuovere le condizioni di pericolo”. Il sindaco, infatti, è la prima autorità di protezione civile sul territorio.
I prossimi passi
Il timore delle istituzioni è che questi fenomeni meteorologici possano diventare sempre più frequenti. “Vengo dalla provincia di Messina – ha proseguito Musumeci – e devo dirvi che in alcuni posti la realtà è davvero difficile. Nell’opera di ricostruzione bisognerà tenere conto di una nuova pianificazione urbanistica, perché ormai siamo certi che i cicloni non arrivano ogni 40-50 anni, ma col cambiamento climatico, col riscaldamento del mare, con l’incontro fra aria calda che arriva dall’Africa e aria fredda che arriva dall’Artico, si determina questo ciclo stranissimo e violentissimo che è il ciclone. Pertanto è chiaro che, se si ricostruisce, si deve ricostruire pensando che ci debba essere una replica”.
Il prossimo passo sarà la nomina di un commissario straordinario: “La legge 40, che ho firmato per la ricostruzione – chiarisce il ministro – consente un commissario straordinario, una cabina di regia, uno staff e quindi la possibilità di intervenire sul territorio in deroga delle norme vigenti. Però il commissario straordinario è il secondo tempo. La legge dice che nel primo tempo interviene il presidente della Regione, in quanto commissario delegato dal Governo nazionale”. Una volta affrontate le prime emergenze, si comincia con lo stato di ricostruzione e solo in quel momento bisogna nominare un commissario straordinario, che avrà le risorse necessarie.
Intanto bisogna capire quante sono le attività danneggiate e quali quelle coperte da assicurazione. Il ministro ha ricordato che da qualche mese in Italia l‘assicurazione contro le catastrofi è obbligatoria, quindi è una ricognizione che va fatta attentamente. “Ove la ricostruzione dovesse apparire, come mi è sembrato di capire nel messinese, particolarmente complessa e complicata, lì bisognerà procedere ovviamente alla dichiarazione dello Stato di ricostruzione. Il codice di Protezione Civile dice che la pianificazione urbanistica deve muoversi di pari passo con la pianificazione di protezione civile. Purtroppo in Italia non è mai accaduto tutto questo e i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.
Una situazione che riguarda l’Italia intera
Da siciliano, al ministro Musumeci fa rabbia quanto accaduto in Calabria e in Sardegna oltre che nella sua terra. “Il problema è che fra qualche giorno avremo dimenticato e questo purtroppo è un limite culturale che abbiamo noi italiani in generale. Speriamo che questa lezione possa servire intanto a rimettere in moto le attività commerciali, perché ad essere colpite sono state soprattutto aree preposte e vocate ad un turismo essenzialmente estivo e balneare, ma spero che possa servire a far capire che col mare dovremo fare i conti in futuro. Un altro ciclone può arrivare. Non sappiamo quando, ma sappiamo che avverrà”.
“Per quello che dicono gli scienziati – ha aggiunto – fra 70-80 anni una parte delle coste italiane sarà ricoperta dal mare, che si innalzerà di circa un metro. Questo impone sin da ora di pensare al futuro nelle opere di pianificazione urbanistica. Magari noi, con il nostro fatalismo, diremo che chi verrà dopo ci penserà, e intanto continuiamo a pagare i danni”. Lo Stato ogni anno spende 3 miliardi di euro per la ricostruzione post calamità. Con la prevenzione, con 3 miliardi si potrebbero evitare tanti rischi e tanti danni anche agli esseri umani.
Le reazioni al ciclone Harry
Il Ministro si è espresso anche sulla poca visibilità data alla notizia. “Credo che non ci sia da parte della stampa del nord Italia – ha detto ancora Musumeci – la netta percezione dell’entità dei danni, però noi siciliani non abbiamo bisogno delle spinte emotive di altre parti d’Italia, che comunque hanno sempre manifestato grande solidarietà. Rimbocchiamoci le maniche, come fanno altrove. Sappiamo che dobbiamo fare i conti con queste criticità. Bisogna convivere con i rischi. Noi siciliani siamo abituati al rischio sismico, vulcanico, idrogeologico, al rischio frane, non abbiamo bisogno di spinte altrui. Sappiamo che è così, siamo caduti. Bene, prendiamo respiro, rialziamoci e cerchiamo di capire cosa bisogna fare per ripristinare le condizioni essenziali. Non sarà un problema di risorse finanziarie, questo lo dico subito, il problema sarà di progettualità e di capacità di spesa”.
Le stime sono parziali, ma in tutto questo dramma c’è una sola certezza: nessun ferito e nessuna vittima. “La cosa più importante di questo evento è che non abbiamo registrato né feriti né vittime. Questo significa che, avere preannunciato e proceduto all’evacuazione delle case e delle aree maggiormente esposte alle mareggiate, ha evitato il peggio. Dopodiché possiamo cominciare a ricostruire e io sono sicuro che dobbiamo ringraziare gli amministratori comunali, i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, la protezione civile, soprattutto nelle forze del volontariato, perché hanno lavorato davvero con grande impegno e con grande passione”.




















