Nella Sicilia centro-orientale le conseguenze disastrose del ciclone Harry continuano a influire pesantemente sul territorio. Uno squarcio lungo circa quattro chilometri ha colpito il Nisseno, in particolare l’area di Niscemi. La frana, di grandi dimensioni, ha infatti provocato lo sfollamento di 1.500 persone, evacuate dalla zona rossa, e ora la città rischia l’isolamento.
Le autorità hanno avvisato che le abitazioni situate entro i 50-70 metri dal fronte della frana sono a rischio collasso, motivo per cui i residenti non possono al momento rientrare nelle loro case. Al riguardo è stata espressa la massima solidarietà da parte delle istituzioni, ma di fronte a catastrofi simili il tempo corre veloce ed è necessario agire il prima possibile.
Il confronto sull’emergenza imminente
Nella mattinata di oggi il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, sarà presente al Centro operativo comunale di Niscemi per un confronto con il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Fabio Ciciliano, e con il dirigente della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, al fine di fare il punto sulla situazione attuale del territorio della provincia di Caltanissetta, dichiarato in stato di emergenza.
Le trecento famiglie evacuate dovranno alloggiare in strutture alternative o nel palazzetto dello sport. Fortunatamente non si registrano feriti, ma il disagio per queste famiglie resta elevato: la zona rossa è stata ampliata fino a 150 metri dalla linea di frana, lungo la parete a strapiombo.
“Stiamo tenendo tutto sotto osservazione. Questo ci dà un po’ di coraggio in questa fase delicatissima e drammatica della nostra vita di comunità. Una tragedia che ci ha investiti e segnati” ha dichiarato il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti. “Rivolgo un appello a tutti a mantenere la calma, perché tutto è monitorato grazie al sistema di sicurezza messo in campo”.
Cosa è successo a Niscemi
Lo smottamento iniziale del 16 gennaio ha interessato un’estensione di oltre un chilometro, provocando le prime evacuazioni. La fase più critica si è verificata il 25 gennaio, quando la frana ha colpito i quartieri Sante Croci, Trappeto e via Popolo, con altezze comprese tra i 6 e i 50 metri, fino ad arrivare alla giornata di ieri, con l’avanzamento del fronte verso Gela e cali verticali fino a 25 metri. Le piogge torrenziali hanno aggravato l’instabilità di un suolo già fragile, legata alla natura geologica dell’area: Niscemi sorge infatti su depositi pleistocenici giovani, costituiti da argille sabbiose, sabbie limose e unità argillose mioceniche poco consolidate. Materiali che non hanno retto alla combinazione tra piogge intense e il ciclone Harry.
“Ho voluto, dall’Unità di crisi di Roma, rivolgere un sincero ringraziamento, anche a nome della premier Giorgia Meloni, a quanti, dal prefetto agli amministratori comunali, dalle Forze dell’Ordine ai Vigili del fuoco, fino a tecnici e volontari, si stanno prodigando per mettere in sicurezza i cittadini e ridurne i disagi. Ho assicurato che il governo nazionale farà la sua parte fino in fondo”, ha dichiarato il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci.



















