Il viaggio di Made in Italy inizia nella Sicilia di Federico II e, dalla Scuola poetica siciliana, risale le Regioni d’Italia tracciando un percorso emozionale tra dialetti, musica e poesia. La regia di Francesco Bianchetti è minimalista ed essenziale: è la forza del contenuto a condurre questo itinerario che racconta l’essenza del nostro Paese.
La voce narrante è di Barbara De Rossi. “Questo spettacolo percorre la storia incredibile delle nostre regioni. La particolarità? L’arte racconta il nostro territorio dal passato alla creatività contemporanea”.
Raramente uno spettacolo affonda così profondamente nelle radici dei singoli territori, tracciando un percorso di bellezza insieme verticale e orizzontale. Abbiamo incontrato Barbara De Rossi per affrontare questo viaggio insieme a lei, gettando anche uno sguardo sulla sua lunga e importante carriera.
Le identità delle Regioni
Il percorso attraversa la Sardegna con il richiamo alla scrittura di Grazia Deledda e approda in Campania con l’omaggio musicale a Pino Daniele, segnato dall’intensa interpretazione di “Napul’è”. Tra le tante regioni, tra cui il Lazio e l’Umbria, il racconto risale fino alla Liguria con le suggestioni poetiche di Fabrizio De André. Il viaggio continua tra le atmosfere della Toscana e la Lombardia, ricordata anche come “terra dei Longobardi”, fino ad arrivare alle evocazioni musicali e spirituali di Franco Battiato.
“Negli anni ho avuto sufficienti esperienze che mi hanno dato la possibilità di conoscere a fondo questi luoghi” spiega Barbara De Rossi in esclusiva per BE Sicily Mag. I testi non sono recitati in italiano standard, ma si esalta la lingua regionale e dialettale, raccontando la terra anche attraverso le inflessioni, gli accenti, usando quei termini che continuano a conservare i suoni e i colori della terra. Sul fondo del palco scorrono le immagini dei luoghi, in un costante dialogo tra parole, musica dal vivo e paesaggi.
“Il momento che preferisco – svela Barbara De Rossi – è l’interpretazione di uno dei brani di Gabriella Ferri. Era una cantante capace di racconta tutta la romanità, di racchiudere lo spirito autentico di Roma. Interpretarla mi permette di entrare in un personaggio molto bello, forte e profondamente umano”.
La verità del palcoscenico
Il teatro è irripetibile, offre una sola possibilità e una grande emozione in equilibrio con il pubblico. “Quando sei in scena – sottolinea De Rossi – bisogna instaurare un rapporto forte con le persone. È un tipo di emozione molto diversa da quella del cinema, dove il lavoro si costruisce nel rapporto con il regista, gli attori e tutta la troupe. In teatro invece c’è il pubblico, ed è proprio questo che ripaga di tutta la fatica, perché il teatro è molto più impegnativo”.
E di sfide teatrali, Barbara De Rossi, ne ha superate parecchie, interpretando ruoli classici e contemporanei. Quella più impegnativa è stata la Medea di Jean Anouilh, sempre per la regia di Francesco Branchetti. “Un personaggio particolarmente forte: uno spettacolo di due ore e mezza in cui non uscivo mai di scena. Per chi conosce la Medea e la versione di Jean Anouilh, sa che si tratta della più cupa, potente e drammatica. Il personaggio attraversa tutta una serie di stati d’animo molto intensi e arriva a compiere il gesto di uccidere i suoi figli per punire Giasone del tradimento. È una storia incredibile, interpretarla mi costava davvero molta energia. L’ho portata in scena per due anni, poi ho dovuto fermarmi proprio per l’intensità emotiva che comportava”.
Gli anni del grande cinema internazionale
Anthony Hopkins, Bob Hoskins e Brad Davis, sono solo alcuni degli attori che Barbara De Rossi ha incrociato nel suo percorso, tra le numerose collaborazioni internazionali degli anni Ottanta e Novanta. Esperienze nate all’interno di grandi coproduzioni internazionali, che le hanno permesso di confrontarsi a lungo con interpreti di primo piano e di trarne una formazione professionale e umana importante. “Erano produzioni che duravano mesi – spiega – e stare a contatto con attori di quel livello, soprattutto considerando la mia età di allora, mi ha insegnato moltissimo anche dal punto di vista umano”.
In Italia rimane vivo il ricordo con la serie La Piovra. “Avevo 23 anni e improvvisamente mi sono ritrovata famosa in tutto il mondo. Fui invitata perfino a Mosca per una personale: un successo così, a quell’età, è stato qualcosa di straordinario e ha aperto la mia carriera. La Piovra ha inventato un linguaggio nuovo grazie al coraggio del regista Damiano Damiani, che per la prima volta in televisione ha raccontato il legame tra politica e mafia. Prima non si parlava di queste connessioni in tv: quella serie è stata un’operazione molto coraggiosa e ha cambiato radicalmente la mia vita”.
Libertà e nuove sfide
Oggi, dopo cinquant’anni di carriera festeggiati quest’anno, Barbara De Rossi guarda al futuro con la stessa passione curiosità degli inizi, con la differenza di un bagaglio molto più cospicuo. “Continuo con il mio teatro perché è una grande forma di libertà: ti dà la possibilità di scegliere i testi e le persone con cui lavorare. Però mi piacerebbe tornare anche al cinema: c’è qualcuno che sta scrivendo un ruolo molto forte per me e spero di poterlo portare presto sullo schermo”. L’attrice non nasconde però una riflessione critica sul sistema dello spettacolo italiano: “Ho festeggiato cinquant’anni di carriera e sono molto soddisfatta, ma in Italia c’è ancora l’idea che le attrici di una certa età non possano interpretare storie interessanti. È un pregiudizio. All’estero si scrivono ruoli meravigliosi per donne di sessant’anni, mentre da noi spesso vengono relegate a fare le nonne o le zie. In realtà è proprio con l’età che un’attrice acquisisce una profondità interpretativa enorme e avrebbe ancora moltissimo da raccontare”.
E mentre lo spettacolo Made in Italy prosegue il suo viaggio tra le città italiane, Barbara De Rossi continua il suo: quello di un’attrice con molte storie da raccontare.





















