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Giuseppe Tornatore ed Emilio Isgrò si ritrovano a Palermo: “L’arte può ancora unire un mondo diviso”

Una reunion a distanza di quali mezzo secolo, avvenuta nell'ambito del ciclo di incontri “Cantiere Cultura” al Museo Riso

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L’arte può contribuire a creare legami e trasformazioni nella società in un momento in cui il mondo è profondamente diviso e insanguinato da guerre oppure si deve limitare a accettare una posizione di marginalità, per quanto positiva? Questione grande, scuotente e attrattiva. Lo ha dimostrato il pubblico che sabato sera ha gremito la Sala Kounellis del Museo Riso a Palermo, lo spazio espositivo palermitano dedicato all’ arte moderna e contemporanea, per il primo appuntamento del ciclo di incontri intitolato “Cantiere Cultura e del Contemporaneo” che trasformano il museo in laboratorio pubblico di pensiero. A dare il via è stato l’incontro tra due giganti siciliani della produzione artistica: il regista Premio Oscar Giuseppe Tornatore e lo scultore, poeta e drammaturgo Emilio Isgrò, celebre a livello internazionale in particolare per la sua tecnica della cancellatura, lavoro concettuale che consiste nel cancellare parti di testi, libri, mappe o immagini, non per annientarli, ma per creare nuovi significati, trasformando il linguaggio verbale in visivo.

Il rapporto tra Giuseppe Tornatore ed Emilio Isgrò

Una reunion emozionante, quella tra Emilio Isgrò e Giuseppe Tornatore, avvenuta dopo 47 anni. Era infatti il 1979 quando si conobbero a Gibellina, durante la preparazione della pièce teatrale “San Rocco legge la lista dei miracoli e degli orrori”, diretta da Accursio Di Leo e del cui testo Isgrò era autore. Il regista, all’epoca ventitreenne, fu incaricato dal mecenate Ludovico Corrao di fare un docufilm su quell’opera teatrale, nel contesto di una città da far rinascere con l’arte contemporanea dalle macerie del terremoto che la sconvolse. Un film “sperimentale”, di un regista alle prese con le prime cineprese elettroniche, di cui esistono poche copie, di certo consumate, anche queste parzialmente cancellate, dal tempo: un ulteriore trait d’union tra i due artisti.

L’incontro al Museo Riso

Il dialogo al Museo Riso è stato moderato dallo storico dell’arte Gabriele Simongini, che ha generato molte risposte. “L’arte deve essere traino di valori civili perché il mondo non può più reggersi sulla sola forza economica, la quale spesso si traduce in violenza sui più deboli. L’arte è irrinunciabile perché rappresenta la liberazione delle energie migliori presenti nel consesso umano”, ha detto Emilio Isgrò.

C’è bisogno di verità. E se è vero che negli ultimi 60 anni negli ultimi sessant’anni le arti si sono fatte parte attiva nell’inventare talvolta fake news per interessi che con la cultura non avevano nulla a che fare, lo è ancora di più il bisogno collettivo di veicolare la verità proprio attraverso l’arte: “È questo il dovere attuale degli artisti” ha sottolineato ancora l’artista originario di Barcellona Pozzo di Gotto, dove nella piazza dell’antica stazione sorge un’altra sua evocativa opera, la scultura del Seme d’Arancio, simbolo di rinascita e della fertilità della cultura siciliana.

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I due interlocutori sono legati dal medesimo impegno di fare dell’arte uno strumento di unione sociale: “L’interrogativo sulla funzione della cultura e dell’arte fa davvero tremare i polsi per la sua urgenza, in un’epoca così drammatica” ha dichiarato Giuseppe Tornatore. “Io comunque non mi reputo un artista, ma un artigiano. Amo parlare di arte come consumatore non come produttore; detto questo ritengo che è l’arte abbia il diritto di esprimere l’opinione le proprie sensazioni, sempre. Arte e cultura possono essere veicoli di idee, veri e propri soggetti di pacificazione di cui c’è un impellente bisogno”.

Da troppo tempo si pensa che la cultura sia un settore non prioritario: del resto, quando arrivano momenti di difficoltà finanziaria, i tagli nei bilanci fatti dai governi susseguitisi in Italia hanno riguardato non a caso il settore culturale: “Questo – ha aggiunto il regista di Nuovo Cinema Paradiso – è anche il risultato del periodo in cui ebbe fortuna lo slogan secondo il quale con la cultura non si mangia: cosa che non è per nulla vera. La cultura e l’arte rimangono sempre dei punti d’appoggio fondamentali della vita di una comunità”.

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I prossimi appuntamenti di “Cantiere Cultura”

Il progetto di “Cantiere Cultura” porterà voci e esperienze di protagonisti dell’età presente e dei suoi “sintomi” impressi nelle opere della collezione esposta al Museo Riso. Il secondo appuntamento, venerdì 17 aprile alle 18, si baserà sulle regole, le politiche culturali e il rapporto – spesso delicato – tra libertà creativa e sostegno pubblico esplorando anche le nuove tendenze del mercato. A animarlo saranno l’architetto della Presidenza della Repubblica Alessia Cellitti, esperta di rapporti istituzionali, la giornalista e curatrice Adriana Polveroni, direttrice del progetto Arte in Nuvola a Roma, e il direttore artistico di Gibellina prima capitale italiana dell’Arte contemporanea, Andrea Cusumano.

Il 12 giugno, due direttori tra i più importanti musei del mondo – Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, e Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani – dialogheranno su “L’arte è sempre contemporanea? La memoria e i grandi musei di arte antica e moderna. Tra tutela e innovazione”. Chiude il ciclo, venerdì 2 ottobre l’incontro tra lo scrittore e psicoanalista Massimo Ammaniti e il mecenate visionario, creatore di Fiumara d’Arte e Librino, Antonio Presti. Tema, la “Produzione artistica e l’accesso alla cultura’.

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