Il Castello di Solanto, tra i più antichi feudi siciliani, si staglia a picco sul mare ed eredita il nome dalla vicina cittadina fenicia di Solunto, che si trasformò in Solanto a causa di un errore di trascrizione che risale ai tempi dei Normanni.
Grazie al tour della cooperativa turistica Terradamare è possibile andare alla scoperta degli esterni della dimora nobiliare, dal giardino alla camperia, ascoltando gli aneddoti che la vedono protagonista.
Il giardino, il legame con Il Gattopardo e la leggenda di Donna Laura
La visita si apre proprio con il giardino, immersi nella natura mediterranea tra bouganville, gelsomini e pini marini. Qui sono ospitate alcune statue che vennero utilizzate nella realizzazione di alcune scene de Il Gattopardo, capolavoro cinematografico di Luchino Visconti. Questo non è l’unico elemento che lega il film del 1963 al Castello di Solanto: durante una pausa dalle riprese infatti, ne furono ospiti i protagonisti Claudia Cardinale e Alain Delon, che ne rimasero incantati.

Il castello, che negli anni ha visto susseguirsi numerose famiglie aristocratiche, fa inoltre da sfondo a una leggenda che vede protagonista Donna Laura De Rijoles, moglie di Giovanni Spadafora, V Barone di Solanto. Quando Spadafora colse in adulterio la moglie con l’amante e cognato Tommaso Giovanni Gravina, li uccise entrambi dentro il castello, prima di essere punito con l’esilio. Si narra che, nelle notti di tempesta, sia possibile intravedere la sagoma della donna alla finestra, in bianco e con una fiaccola in mano. Una storia che ricorda quella della Baronessa di Carini, il cui fantasma, secondo alcuni, aleggerebbe ancora all’interno del Castello La Grua Talamanca.
La Camperia e la Tonnara
Si prosegue con la visita della tonnara che, realizzata tra il 1600 e il 1800, è una delle più antiche di Sicilia. Si parte dalla Camperia, area destinata alle attività dei pescatori, costituita da un ambiente unico con volte a crociera e oggi restaurata per ospitare eventi, ma nel rispetto della sua forma originaria.

Qui, grazie al racconto di Terradamare emerge una memoria storica fatta di pratiche simboliche, come i canti dei tonnaroti, canti corali che scandivano le fasi della mattanza. Grazie alla guida di un solista si stabiliva il ritmo coordinatore del movimento collettivo, come nel caso di Aiamola, il canto principale che ritmava la fase finale del sollevamento delle reti.
Il percorso si conclude tra racconti di memoria popolare e scorci suggestivi sul mare, che permettono di fare un salto nel passato. Il Castello di Solanto sembra infatti sospeso in un tempo indefinito, tra ieri e oggi, e continua a essere protagonista di un intreccio continuo di storia, leggende e paesaggio.



















