Elena Sabbatini
Elena Sabbatini
Sono nata a Bologna, ma da 12 anni la Sicilia è la mia casa. Amo viaggiare, scoprire nuove storie e raccontarle attraverso la scrittura.

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Incendi in Sicilia: il bilancio dell’estate e i numeri che non coincidono

Dati diversi, metodologie a confronto: il bilancio degli incendi nell’Isola evidenzia numeri allarmanti, ma per interpretarli correttamente è necessario considerare periodi, fonti e criteri di rilevazione.

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Al 28 luglio 2026 i satelliti analizzati da ISPRA avevano rilevato in Sicilia circa 510 chilometri quadrati percorsi dal fuoco. Era il dato regionale più alto d’Italia; la provincia di Agrigento superava da sola i 67 chilometri quadrati. È un bilancio già enorme, ma non è ancora il conto definitivo dell’estate.

Altre organizzazioni hanno diffuso cifre differenti. Il contrasto non prova che un ente sbagli: periodi osservati, soglie, fonti e grandezze possono cambiare. Mettere insieme i numeri senza leggere la metodologia produce una somma priva di significato.

Chilometri quadrati, ettari e numero di roghi

Un chilometro quadrato corrisponde a 100 ettari. La conversione è semplice, ma non basta per confrontare due rapporti. ISPRA usa dati satellitari per mappare le superfici percorse dal fuoco; un’associazione può contare gli eventi segnalati in un periodo diverso o applicare criteri propri.

Anche il numero degli incendi e la superficie bruciata raccontano fenomeni distinti. Molti focolai piccoli possono produrre meno danno di un solo evento esteso. E una superficie attraversata dalle fiamme non coincide automaticamente con un bosco distrutto: può comprendere coltivi, pascoli, macchia e aree già degradate.

Perché la Sicilia brucia così tanto

Caldo, siccità, vento e vegetazione secca aumentano la facilità di propagazione. Abbandono dei terreni, manutenzione insufficiente, continuità del combustibile e difficoltà di accesso complicano lo spegnimento. Le cause di innesco vanno invece stabilite caso per caso.

Dire che tutti gli incendi sono dolosi è scorretto finché indagini e statistiche non lo dimostrano. Esistono azioni criminali, comportamenti colposi e riaccensioni; esistono anche accertamenti che non riescono a individuare con certezza l’origine. La prevenzione deve funzionare prima del verdetto giudiziario.

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Il dato che serve dopo l’emergenza

Il bilancio utile non può fermarsi agli ettari. Deve distinguere aree protette, boschi, terreni agricoli e infrastrutture, indicare tempi di intervento e verificare la capacità di recupero degli ecosistemi. Serve inoltre seguire il rischio idrogeologico che cresce quando il suolo rimane esposto alle piogge autunnali.

A settembre i valori vanno aggiornati con lo stesso metodo usato in luglio. La fotografia di ISPRA resta un punto fermo: la Sicilia è stata l’epicentro nazionale della stagione degli incendi. Per capire perché e intervenire, però, occorre resistere alla tentazione di trasformare dati diversi in un’unica cifra sensazionale.

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