Nel ricordo di una giovane vittima della mafia e del grande impegno della madre, lottando affinché venisse fatta giustizia per il figlio. Oggi, a 31 anni dalla sua scomparsa, Niscemi ricorda Pierantonio Sandri, giovane vittima innocente della criminalità mafiosa, e l’impegno di sua madre, Antonina “Ninetta” Burgio, che per quattordici anni ha contrastato il silenzio sulla scomparsa del figlio trasformando una vicenda familiare drammatica in una testimonianza pubblica di legalità e responsabilità civile.
Pierantonio Sandri nacque a Verona il 13 dicembre 1975 e successivamente si trasferì con la famiglia a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, territorio d’origine dei genitori. La madre, insegnante di lettere, ne seguì la formazione in un ambiente familiare attento allo studio e al rispetto delle regole. Pierantonio ottenne il diploma di odontotecnico e condusse una vita del tutto estranea agli ambienti criminali. La sua vicenda si colloca nella Niscemi della metà degli anni Novanta, in un’epoca nella quale la presenza della criminalità mafiosa influisce pesantemente sugli equilibri sociali ed economici del territorio. Nell’estate del 1995 Pierantonio vide casualmente l’incendio di un’automobile di un candidato a sindaco: il fatto sarà riconducibile, secondo la successiva ricostruzione investigativa e giudiziaria, ad ambienti mafiosi locali. La possibilità che il giovane potesse riferire quanto visto determinò la decisione di farlo fuori. Il 3 settembre 1995, a Niscemi, Pierantonio venne avvicinato da alcuni giovani che conosceva e indotto con un pretesto a seguirli. Portato in un’area isolata delle campagne niscemesi, dove venne trattenuto e sottoposto a violenze per accertare se avesse già riferito ad altri quanto osservato, venne ucciso per strangolamento. Il corpo viene successivamente occultato sotto terra nelle campagne di Niscemi, nella zona di contrada Ulmo, dove rimarrà nascosto per quattordici anni. Pierantonio aveva soltanto diciannove anni.
Una svolta arrivata soltanto nel 2009
Per anni Ninetta Burgio lotta per l’accertamento della verità nelle sedi giudiziarie. La svolta investigativa arrivò nel 2009, quando Giuliano Chiavetta, coinvolto nei fatti quando era minorenne, avvia la collaborazione con l’autorità giudiziaria e fornisce elementi decisivi per ricostruire l’omicidio e individuare il luogo in cui il corpo era stato nascosto. Il 19 settembre 2009, in contrada Ulmo, nelle campagne di Niscemi, vengono rinvenuti resti umani che i successivi accertamenti consentiranno di ricondurre al corpo di Pierantonio Sandri. Dopo quattordici anni la famiglia può conoscere la sorte del giovane e il procedimento giudiziario può svilupparsi sulla base di un quadro probatorio profondamente mutato.
Ninetta Burgio scelse di portare la propria esperienza anche nelle scuole, attribuendo alla conoscenza una funzione preventiva. Oggi a Niscemi si ricorda Pierantonio Sandri e il grande impegno della mamma nella ricerca della verità.



















